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Gong, cannoni e vasche d'acqua: tutto diventa suono nel “Jules Verne” di Battistelli che oggi inaugura Biennale Musica: 300 artisti fino al 25 settembre

Jules Verne di Battistelli, questa sera al Teatro La Fenice (ore 20)
di Simona Antonucci
6 Minuti di Lettura
Mercoledì 14 Settembre 2022, 17:04

«Accanto a una sarabanda di percussioni che vanno dai gong ai tam tam alla xilomarimba, ci sono anche una vela, un cannone, un argano con catena, una vasca con l’acqua, una pedana di parquet, un drappo, mattoni con sale… Tutto suona e tutto diventa musica nel mondo sonoro di Battistelli». Lucia Ronchetti, compositrice romana, direttrice di Biennale Musica, presenta “Jules Verne”, uno dei lavori più emblematici di Giorgio Battistelli, Leone d’oro alla carriera, che oggi, mercoledì 14 settembre inaugura il 66esimo Festival Internazionale di Musica Contemporanea prodotto dalla Biennale di Venezia: “Out of stage”, viaggio nel teatro musicale con 300 artisti da tutto il mondo.

 

Teatro La Fenice

Il nuovo allestimento di “Jules Verne”, in scena al Teatro La Fenice (ore 20), vede protagonista il trio di percussionisti Ars Ludi, destinatari del Leone d’argento. L’opera sarà trasmessa in diretta su Rai Radio 3 e successivamente in differita su Rai 5. Si tratta del primo appuntamento con i lavori più significativi del compositore romano. A Jules Verne seguiranno lo strepitoso Orazi e Curiazi il 17 settembre e il cult Experimentum Mundi, che concluderà il Festival il 25 settembre. Mentre il 15 settembre, Battistelli riceverà nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian (ore 12), il Leone d’oro alla carriera «per il suo lavoro di teatro musicale sperimentale e la sua intensa produzione operistica, realizzata dalle più importanti istituzioni europee». A seguire la laudatio della musicologa tedesca Helga De La Motte.

LUCIA RONCHETTI

Lunghissimo e fantasioso il calendario di “Out of Stage”. «Ho creato un percorso per “l’altra scena”», aggiunge Ronchetti, che quest’anno firma il suo secondo capitolo da direttrice, «lavori concepiti per luoghi e situazioni diverse da quelle offerte dal palcoscenico tradizionale, che nell’arco di dodici giorni tratteggiano una larga prospettiva del teatro musicale oggi e del ruolo delle nuove tecnologie, della multimedialità, con programmazione di realtà virtuale e realtà aumentata applicata al suono, secondo forme e generi nuovi». Concerti scenici, installazioni sonore immersive, opere radiofoniche, letture performative, performance sperimentali, nuove forme di teatro vocale e strumentale ispirate alla sacra rappresentazione e al madrigale rappresentativo.

Basilica di San Marco

Una scena «mobilissima» che Lucia Ronchetti mette in stretto collegamento con lo sperimentalismo dell’opera barocca veneziana, una straordinaria stagione che vide nascere i primi teatri pubblici affollati di spettatori. «Venezia», continua Ronchetti, «è città unica nella storia della musica, una città dove la musica è sempre stata protagonista». Il suo “Out of Stage” porta lo spettatore in pellegrinaggio attraverso i luoghi storici della Laguna. Le nuove produzioni di teatro musicale saranno presentate, oltre che negli spazi dell’Arsenale, al Teatro La Fenice, nel Salone Sansoviniano della Biblioteca Marciana, nella Basilica di San Marco, nella Sala capitolare della Scuola Grande di San Rocco, al Teatro Goldoni, fra gli altri.

Michel van der Aa

Molti i nuovi lavori di teatro musicale sperimentale commissionati dalla Biennale ad alcuni dei più incisivi compositori contemporanei: Simon Steen-Andersen che opera un originalissimo remix di Monteverdi in “The Return”; Helena Tulve, che in “Visions” integra i frammenti di una sacra rappresentazione al Vangelo gnostico di Maria Maddalena; Annelies Van Parys che ritaglia i madrigali di Adriano Banchieri in “Notwehr”; Michel van der Aa, che nell’erosione delle acque di “The Book of Water” rievoca i paesaggi acquatici dell’Andromeda di Francesco Manelli; Paolo Buonvino che in “Çiatu” raccoglie il crogiuolo di culture, di lingue, di ritmi mediterranei. Saranno in prima italiana, co-prodotti dalla Biennale con altre istituzioni europee: “Sleep Laboratory” un’installazione performativa in ambiente virtuale ideata da Alexander Schubert, compositore e artista multimediale che fa convivere Ircam e club culture, avanguardia e stili pop; e il lavoro multidisciplinare “Reaching Out”, del compositore e direttore d’orchestra ceco di fama internazionale Ondřej Adámek e la giovane compositrice giapponese Rino Murakami, che insieme al coreografo e regista Éric Oberdorff e all’ensemble di musicisti e performer N.E.S.E.V.E.N. cercano di dare nuova fisicità e nuova autenticità alla musica e al modo di interpetrarla. Accanto, alcuni classici del “teatro strumentale” di Mauricio Kagel, brani da antologia di Georges Aperghis e lavori di compositori riconosciuti in questo ambito come Carola Bauckholt e François Sarhan.

X. Lee

Ci saranno, inoltre, le voci del compositore curdo-iraniano Mehdi Jalali con la preghiera rituale per solo tanbur “Unfolding”; della statunitense Yvette Janine Jackson, rappresentante dello sperimentalismo afro-diasporico, con la prima assoluta di “Left Behind”, “radio opera” sulle conseguenze del turismo spaziale; di Klein, performer nigeriana attiva a Londra, con l’esclusiva di un concerto per voce, chitarra ed elettronica; del compositore e producer americano di origini taiwanesi X. Lee, insieme per “Parallax” a quella del compositore di musica elettronica fiorentino Daniele Carcassi; infine le voci del gruppo di compositori nativi americani messo in luce dal progetto collettivo dello Shenandoah Conservatory.

BIENNALE COLLEGE

Accanto alle star del Festival, i lavori del College. Nella Sala d’Armi dell’Arsenale, una casa con le pareti di laser e l’arredamento di musica di un giovane compositore di Lipsia, Paul Hauptmeier, 29 anni, uno dei dieci vincitori, tra compositori, performer e interpreti, della sezione Musica di Biennale College. Timothy Cape, da Londra, per il suo spettacolo di teatro musicale che racconta lo sfruttamento nelle piantagioni di caffè, ha tradotto in note i rumori di un antico macinino, mentre Gemma Ragués, spagnola, 26 anni, firma un’opera radiofonica ispirata a Cage, dove le voci dei veneziani e lo sventolio dei panni stesi partecipano alla partitura. E poi Jacopo Cenni, senese, 27 anni, (ha dato lezioni d’italiano a tutta la squadra internazionale) che con mani tecnologiche “suona” le lampadine anni Cinquanta: i fruscii e gli scoppi delle sfere di vetro diventano gli attori del suo teatro del suono. E il russo Daniil Posazhennikov che, senza visto, da casa, ha composto il suo mantra per voce, trio di percussioni, video ed elettronica.

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