Fabrizio Moro: «Al posto di Ultimo io sarei già morto»

Mercoledì 10 Aprile 2019 di Marco Molendini
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Fabrizio Moro

Fabrizio Moro, l’ex bad boy di San Basilio, è cresciuto suonando «il punk all’oratorio» come canta nel nuovo disco, Figli di nessuno. E la memoria va indietro, a quando era un adolescente: «Vivevamo in una frazione di Guidonia dove non c’erano neppure le strade. L’unico posto con una lampadina accesa era l’oratorio di Don Carlo. Ci facevamo le canne e suonavamo le cover dei Ramones e dei Sex Pistols perché erano le cose più facili da fare. Solo due accordi», ricorda Moro. Sì, il suo è un album di ricordi forti, con qualche apertura sentimentale. Un disco ruvido, ma con morbidezza: «Quando le cose diventano troppo sdolcinate le cancello» avverte, pronto a negare ogni possibile cedimento.
Fabrizio, al successo ormai ci si sarà abituato, sono passati undici anni da “Pensa” e da quel Sanremo del riscatto.

«Senza l’allenamento degli sbagli, le zappate sui piedi, i fallimenti, i momenti di perdizione, le cazzate non ce l’avrei mai fatta».

Sta benedicendo il tempo dell’insuccesso? Proprio poco tempo fa sono stati ripubblicati i suoi primi dischi, quelli che non voleva comprare nessuno.
«Allora non conoscevo il mestiere. Per questo le cose sono andate lente. Ma se avessi avuto il successo di Ultimo a 23 anni come lui, sarei morto. Glielo dico sempre, lui è molto più maturo di me: il successo è un mostro da tenere a bada».
 


A proposito di Ultimo, come mai a San Basilio, quartiere romano della disperazione, c’è questo bernoccolo musicale: lei, Mannarino, Ultimo, appunto?
«Non c’è un altro quartiere così. Chissà, forse è la voglia di rivalsa come ad Harlem per i rapper. Adesso alla Centrale del latte hanno fatto anche un murales mio e di Ultimo».

Restando nella periferia romana, “Me ‘nnammoravo de te” fa pensare a Rino Gaetano.
«Rino viveva in una zona adiacente a San Basilio, suo padre era portiere al Nomentano. A casa ho respirato la sua musica, mia madre era una sua grande fan».

È una canzone autobiografica, fatta di flash: gli Anni ’70 delle radio libere e di Berlinguer, gli ’80 dei mondiali e di Pertini, i Anni ’90 della caduta del muro di Berlino e di Falcone e Borsellino. Perché si è fermato lì il racconto, ignorando gli Anni Duemila?
«Forse perchè dagli Anni ’90 sono cambiato io, mi sono concentrato su me stesso e il mio lavoro. È un brano a cui ho pensato dopo aver visto il film di Pif, La mafia uccide solo d’estate».

La frase finale è una dichiarazione politica: “L’Italia s’è desta fra santi e assassini/Appare cattiva, ladra e fallita/ma è solo stuprata, confusa e impaurita”.
«Io sono disamorato della politica. Non a caso gli unici politici che cito sono Berlinguer e Pertini. Loro erano credibili, non i nostri governanti che sembrano tutti usciti dai talent show».

Si sente sempre quello della canzone “Non mi sta bene niente”?
«Mi sono rivisto con il mio spirito ribelle nel “non mi sta bene” di Simone, il quindicenne di Torre Maura che ha difeso le minoranze. Ce ne vorrebbero tanti come lui e invece tanti ragazzi persi nelle loro cuffie a sentire la trap che inneggia alla droga, senza sapere di che si parla: io sono stato due anni in comunità e questi fanno la pantomima della droga. La droga non è uno status symbol».

Lei viene da due anni molto intensi. Come ha trovato il tempo di fare un disco?
«Questo è un disco benedetto. Da Pace in poi non mi sono fermato un attimo, una montagna di concerti, Sanremo e l’Eurovision. Mi chiedevo: dove trovo la forza per scrivere un album? E invece, ogni volta che mi sedevo al piano o prendevo la chitarra, usciva una canzone. È il primo album senza scremature, in genere ho sempre dieci, venti pezzi da buttare».

Chi sono i “Figli di nessuno” del titolo?
«Quelli come me che per realizzarsi hanno dovuto faticare senza trovare mani pronte ad aiutarli».

Questo decimo album di Fabrizio Moro è arrabbiato, maturo, a tratti perfino spietato: esce venerdì e diventerà un tour solo da ottobre, già con un doppio Palalottomatica, (il 18 e 19): «Parto in autunno – spiega Fabrizio -: dopo 11 anni di concerti estivi, voglio andare finalmente al mare con i miei figli».

Ultimo aggiornamento: 12 Aprile, 19:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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