Ezio Bosso approda su RaiTre: «Sarò il Fiorello della classica»

Giovedì 18 Aprile 2019 di Simona Antonucci
Il direttore d'orchestra Ezio Bosso
 Le poltrone, via. In platea, l’orchestra. E il pubblico sui palchi. Il podio del direttore capovolto, con le spalle al palco, e accanto a lui, seduti con le gambe penzoloni, gli ospiti, a un soffio dalla bacchetta e addosso al suono. Ezio Bosso sbarca in tv. Come Maestro, autore, conduttore, divulgatore, provocatore, in un format, in onda a fine maggio, che assomiglia al suo modo di vivere. «Sarò un Fiorello della musica classica, suono, scherzo, per me immagino un massacro, ma dimostrerò in diretta l’effetto che fa, la tempesta emotiva che scatenano le note quando ti prendono in pieno», spiega Bosso che annuncia il suo debutto nell’Arena di Verona con i Carmina Burana, l’11 agosto.

Il titolo “Che storia è la musica” cosa vuol dire?
«Che la musica è di tutti. Non è proprietà di qualcuno che decide e giudica. Il mondo non è diviso tra chi sa e chi non sa».

In studio, il teatro Verdi di Busseto, chi ci sarà?
«Personaggi dello spettacolo, dello sport, della cultura, della moda e della scienza, i più digiuni possibile di repertorio classico, ma che hanno voglia di mettersi in gioco. Del resto la musica ha sempre sbeffeggiato i seriosi e noi lo faremo ascoltando Beethoven».

A prestarsi, una lunga lista di ospiti. Da Luca Bizzarri che ha postato su Instagram una sua foto a Busseto, ad Alfonso Signorini, direttore di “Chi” che ha accennato a qualcosa sul suo settimanale.
«L’elenco è da definire, così come la durata del programma in prima e seconda serata su RaiTre. I colleghi, pochi e in disparte, interverranno solo suonando brani correlati ai capolavori protagonisti, le sinfonie n. 5 e n. 7».

Torinese, 48 anni, comincia a suonare a 4, pianoforte e contrabbasso che è lo strumento con cui si esibirà con l’orchestra del Costanzi. Nostalgia?
«È cominciato tutto da Roma, e quando ci torno, appena passo le mura, mi cambia l’accento».

Un amore ricambiato dalla sindaca Raggi che lo ha nominato cittadino onorario.
«Una delle rare volte in cui il consiglio si è espresso all’unanimità».

Grazie a una simpatia per i 5 Stelle?
«Hanno premiato non le idee politiche, ma il mio lavoro. Per i romani ho suonato a luglio scorso in Cavea: 3.600 spettatori. Mi piacerebbe che mi chiamassero anche per nuovi concerti».

La malattia (una patologia neurodegenerativa), le moltiplica le difficoltà o anche la determinazione?
«Senza la musica sarei malato. Ai primi di maggio sono al festival dedicato a Jacopone da Todi per dirigere lo Stabat Mater di Rossini. Grandissimo, ha avuto il coraggio di liberarsi di se stesso».

Il suo esordio nell’Arena: trema?
«Sono commosso e preoccupato. Felice di affrontare Orff. Utilizzò la goliardia per raccontare la vita delle persone e inventò un suono che non era stato ancora scoperto».

La carriera comincia da solista. Come compositore scrive anche per la danza e per il cinema. Forte di un pubblico che lo adora, e forte anche nell’affrontare chi non lo adora, ora si dedica unicamente alla direzione d’orchestra. Soddisfatto?
«Per lavorare e guadagnare ho sempre fatto di tutto. A mio padre dicevano: il figlio di un operaio, deve fare l’operaio. Ho suonato, insegnato, ma dirigere è la mia natura. E per dirigere bisogna conoscere la composizione. Parola di Toscanini. Ora invece sono tutti maestri già nella pancia della mamma. E giudicano».

Sempre in lotta?
«No, semplicemente ribadisco l’idea che la musica è un patrimonio di tutti e l’approccio deve essere libero».

Il pubblico è libero nel giudicarla, o i problemi fisici filtrano lo sguardo?
«Io li dimentico. Anche se rischio di farmi male. C’è chi ha imparato a vedere l’uomo, chi no. E inventa, come è successo a Sanremo. Vorrei diventare trasparente».

Un altro sogno?
«Trovare una casa alla mia orchestra che si chiama Europe, come la Dea, pacifista, laica, fatta da un popolo di amici che ama rischiare con me». 
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