Eros Ramazzotti: «Più bella cosa? Non era dedicata a Michelle»

Giovedì 22 Novembre 2018 di Fiamma Sanò
L'album si chiama Vita ce n'è. Non esce, come da tradizione, il 28 ottobre, giorno del suo compleanno, ma il 23 novembre. Così che il lancio del nuovo disco di Eros Ramazzotti è l'evento centrale della Milano Music Week in corso. Ieri sera è stato presentato al Castello Sforzesco, con Pippo Baudo cerimoniere. Quattordici canzoni, perfettamente a fuoco su di lui, che cavalcano le sfumature di moda nel pop, dall'elettronico retro al reggaeton. Perché oltre alla vita, qui c'è «un ritornare un po' indietro, con la novità di un suono che andrà forte in radio. C'è molto di quello che va adesso, ma costruito da me». Come i duetti: con Alessia Cara in Vale per sempre, Luis Fonzi in Per le strade una canzone, e la popstar tedesca Helena Fisher in Per il resto tutto bene.

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E c'è soprattutto Federica Abbate, autrice di molte tracce: «Me l'ha fatta conoscere Cheope (è la prima volta che Eros collabora con il paroliere figlio di Mogol, ndr), e da lì è partito tutto il progetto». Hanno scritto poi Bungaro, Lavezzi, Fortunato Zampaglione. C'è un testo di Jovanotti e una firma di Paradiso: «Solo un refrain mandato da Dario Faini», sottolinea Eros, che il disco l'ha prodotto con Antonio Filippelli e Celso Valli a Milano, perché «una volta faceva figo andare all'estero. Con un computer fai otto dischi. I tempi sono cambiati».

Cos'altro è cambiato, rispetto ai risultati non proprio brillanti di Perfetto?
«La gestione a livello artistico e umano. È arrivato Gaetano Puglisi (nuovo manager, ndr) ed è diventato tutto più professionale. Avevo bisogno di una spalla forte».

Perché Vita ce n'è?
«Perché tutto gira strano, c'è negatività, la gente è incazzata, soprattutto in Italia».

Qual è la cosa più pericolosa?
«L'ignoranza della gente, soprattutto di chi ti comanda. L'idea mia politica è che la gente stia bene».

E quand'è che succede?
«Quando le cose funzionano. Quando non c'è ruberia».

È una caso che lei e Jovanotti, più o meno coetanei, abbiate messo vita nel titolo del nuovo singolo?
«Quando è uscito lui, io Vita ce n'è ce l'avevo già. L'ho chiamato e gli ho detto: Porca troia!».

Il tour parte il 17 febbraio: ha lasciato uno spazio per Sanremo? Superospite con Jovanotti in un duetto?
«Semmai con Luis Fonzi Per le strade una canzone».

Il singolo per l'estate, da suonare sulla spiaggia?
«È nato proprio così! Quattro accordi da cantare con il fuoco».

Un singolo più ambizioso o più furbo?
«Tutt'e due. Un po' di furbizia ci vuole. Non sono l'intellettuale della situazione».

Chi lo è, o lo fa?
«Quelli che vogliono fare il pezzo perché io so' meglio di te. Dobbiamo fare canzoni che arrivino al cuore della gente: questa da 35 anni è la mia vittoria».

Dopo il tour, cosa farà?
«Ho 10 pezzi nel cassetto per cui potrei già fare l'ultimo disco che devo dare a Universal. Uno speciale, tipo Best of».

Quindi live con inediti, tre cd, vinili, libri come va di moda adesso?
«Eh. E poi vorrei fare gli stadi nel 2021. Perché tutti pensano che io non posso farli».

Perché no?
«Che ne so, gira questa voce, Ramazza non può fare gli stadi perché è vecchio».

Lo è?
«Beh ci so' certi vecchi che fanno 250 mila persone».

Ramazza è il suo nomignolo? Perché?
«Quando potevo ramazzavo!».

Oggi invece è felice con Marica Pellegrinelli. A proposito: sul finale di Siamo, dedicata a lei, autocita Più bella cosa: non è un po' di cattivo gusto?
«E perché? Quella canzone lì non era dedicata a Michelle, l'ho scritta nel 1995. Sono notizie che partono e non si fermano più. Ma era scritta per un'altra cosa».

Cosa?
«Eh» (fa per andarsene, ndr).

Adesso lo dica, però!
«Come si fa? Più bella cosa non c'è, no?».
Capito? Aggiornate le enciclopedie.
  Ultimo aggiornamento: 23 Novembre, 07:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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