​Eilish, la generazione Z ha trovato la sua voce: ecco l’anti Ariana Grande

Giovedì 21 Marzo 2019 di Simona Orlando
​Eilish, la generazione Z ha trovato la sua voce
«Quando vedo qualcuno come Billie Eilish, penso che la morte del rock non sia vicina». Parola di Dave Grohl, ex batterista dei Nirvana, frontman dei Foo Fighters, le cui figlie sono ossessionate dalla diciassettenne losangelina in questione, come milioni di altri millennial. La Eilish non fa propriamente rock. Lo sono i suoi ascolti, lo è il suo atteggiamento, il suo approccio alla musica. Voleva fare la ballerina, poi nel 2016 ha messo sulla piattaforma Soundcloud la ballata autoprodotta Ocean Eyes e ha preso le vie infinite del web: quasi 15 milioni di follower su Instagram, oltre cinque miliardi di stream, concerti ovunque sold out, un posto d’onore nei festival di Coachella e Glastonbury, il 31 agosto suonerà a Milano Rocks con i Twenty One Pilots. E dire che deve ancora pubblicare il primo disco ufficiale, in uscita il 29 marzo, intitolato When We All Fall Asleep, Where Do We Go?, ovvero “Quando noi tutti ci addormentiamo, dove andiamo?”.

GLI INCUBI
Lei, di sicuro, in posti bui. Ha sempre avuto incubi e sofferto di paralisi nel sonno. L’intero disco esplora questa dimensione, sintetizzata in Bury a Friend, tormentone di qualità, da lenta intossicazione, che viaggia su tappeto elettronico e autotune, accompagnato al video inquietante in cui Billie incarna il mostro sotto al letto. Distingue con difficoltà sogno e realtà, non sa dire se sia più sgradevole l’uno o l’altra. Da qui il suo dark pop: subconscio, malinconia, disincanto, osservazione di stati depressivi, amori finiti, noia terminale in cui si riconosce la Generazione Z. Non a caso i suoi brani sono finiti nelle serie tv per adolescenti Pretty Little Liars, The Vampire Diaries, Tredici. Piaccia o meno, a lei che dice di detestare il successo, è la popstar del 2019, l’anti Ariana Grande. Nessuna rassicurazione nei testi o ostentazione di bellezza, anzi fa di tutto per distogliere dal suo bel viso.

L’INNOCENZA
Ha un look da rapper, bermuda, maglie extralarge, scarpe da ginnastica incollate ai piedi e calzettoni da basket, ma fa tutt’altro genere, nonostante abbia assorbito elementi hip hop. Gli occhi chiari sempre a mezz’asta, broncio fisso e gusto visivo per il macabro, ma, tolta la buccia, resta una voce angelica, dal timbro soul, e dal vivo i suoi brani funzionano ridotti all’osso, chitarra acustica e voce, più innocui della sua immagine.
Billie Eilish “Pirate” Baird-O’Connell è nata nel 2001, figlia di due attori, cresciuta nella casa ad Highland Park, che ha funzionato da scuola. Per via di un disturbo di elaborazione uditiva, ha studiato fra le pareti domestiche e, con il fratello maggiore Finneas (attore in Glee), ha scritto e registrato i brani in cameretta. Anche i prossimi, pur potendosi ormai permettere prestigiosi studi e produttori. I coetanei sono attratti dalle sue visioni cupe e dalle sue scelte. Rifiuta di fare i “meet and greet” a pagamento, definisce “schifosa” l’industria discografica, si batte per far abbassare l’età del voto, si arrabbia con gli adulti che sottovalutano il potere delle giovani menti: «Siamo nuovi a tutto e proviamo le cose con grande intensità, ma veniamo ignorati. Noi sappiamo ogni cosa e voi non ve ne accorgete» ha dichiarato. A questo punto, si comprende la prospettiva di Grohl: «Le mie figlie stanno trovando sé stesse attraverso la musica di Billie. Ha una connessione con il pubblico uguale a quella dei Nirvana nel 1991. È autentica e in questo è rock ‘n’ roll».

LO SCETTICISMO
La Eilish è addirittura scettica sui social media. Non gestisce il suo account Twitter e si pente di aver mostrato, in qualche occasione, parti del suo privato. Non è stata lei a confessare di avere la sindrome di Tourette, i fan se ne sono accorti da quei continui tic involontari, gli occhi che all’improvviso si ribaltavano. 

Le è stata diagnosticata da piccola ed è un’altra particolarità che ora mette a frutto, vedi la copertina del nuovo lavoro, stile Linda Blair in L’esorcista. Intanto si interessano a lei anche gli adulti: il regista Alfonso Cuarón ha voluto When I Was Older nell’album del film Roma, e il nuovo video animato You Should See Me In a Crown è dell’artista giapponese Takashi Murakami. Il futuro è suo, con quattrodici brani pronti e un duetto in cantiere con la popstar spagnola Rosalia. Peccato stia monetizzando troppo le sue ossessioni, ad esempio creando una linea di abbigliamento dai mostri disegnati sui suoi diari. Tutta questa ribellione, rischia di sciogliersi nel marketing.
  Ultimo aggiornamento: 00:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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