Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Drusilla Foer, regina di XtraFactor: «I Maneskin? Più che provocazioni, citazioni»

Drusilla Foer, regina di XtraFactor: «I Maneskin? Più che provocazioni, citazioni»
di Simona Orlando
3 Minuti di Lettura
Lunedì 18 Dicembre 2017, 16:48

Ha un certo numero di anni che tende a non prendere in considerazione, una chioma lattea, eleganza da vendere e fantasiosa discendenza. Senese, figlia di diplomatico, cresciuta fra Cuba e il mondo, amica di star internazionali. Lei è Drusilla Foer (vero nome Gianluca Gori) e ogni cosa intorno è illuminata. Attore en travesti, ha creato questa madame sciccosa e sagace dalla vita straordinaria, che è una delizia ascoltare. E nella finzione, dice mille verità. Stracliccata sul web, dopo cinema (Magnifica Presenza di Ozpetek) e tv (giudice a StraFactor con Elio), stasera arriva all'Auditorium con Eleganzissima, in cui aneddoti, confessioni e canzoni si mescolano con grazia d'altri tempi. A sostenerla c'è la direzione artistica di Franco Godi e 4 musicisti (Loris di Leo piano, Nico Gori sax, Ettore Bonafè percussioni, Nico Vernuccio contrabbasso).

Le sue I Will Survive di Gloria Gaynor e Life on Mars di David Bowie sono da brivido.
«La ringrazio, ma tutto nasce da ego senile. Sa, a una certa età si ha voglia di raccontare un po' la vita. La mia è stata randagia».

Mi parli di New York.
«Avevo un negozio di abiti usati frequentato da artisti, leggevamo Capote e ascoltavamo Aretha Franklin. Non facevo parte della Factory di Warhol, genio lui, il resto un codazzo. Andy però era simpatico, parlavamo di capelli bianchi».

È lì che si formò musicalmente?
«No, in casa. Mia madre ascoltava i Beatles, mio padre Rachmaninov. A teatro porto dal tango a A Vucchella, Don Backy, Amy Winehouse. Li ho messi in recital sapendo che le vecchie attrici le piazzano a Broadway».

Non ha certo scelto per generi.
«Una vita discontinua mi ha insegnato che la qualità sta in tutti i tipi di persone perciò anche in tutti i tipi di musica. Nel mio periodo londinese ascoltavo molto metal. Judas Priest, Ac/Dc, quella roba lì».

E David Bowie?
«Mi passò il parmigiano in una trattoria fiorentina. Si era appena sposato».

Come fa a funzionare così bene su web, a teatro, in tv?
«In tv apprezzano la mia parte pungente, a teatro restano basiti. Forse si aspettano un monologo da Zelig, non uno spettacolo dove si ride e si fanno dolcissimi pianti. Un orefice bolognese per ringraziarmi mi ha regalato orecchini a forma di tortellino».

Per chi tifava a X Factor?
«Andrea Radice e Sem & Stenn, duo che aveva un'idea musicale precisa. Non amo le belle voci o i mielismi, ma le personalità».

Damiano dei Maneskin dice che la sua performance in tacchi a spillo non s'era mai vista prima.
«Si figuri! Per un'anziana come me queste sono citazioni, non provocazioni. Lui è bravo, gli auguro il meglio».

Cosa pensa del creatore di Drusilla?
«Persona perbene. Dice di avermi inventata, è un mitomane».

Il suo rapporto con il grande Paolo Poli?
«Era sensibile, libero, di cultura sterminata. Eppure a casa sua non trovai pareti di libri. Diceva: Quando son letti son letti, vanno regalati agli altri. Un intellettuale, un uomo che di ciò che conosce fa una sintesi e crea un'opinione».

Come sarà il suo 2018?
«Farò due progetti teatrali e un film».

Niente Sanremo allora?
«Se il direttore artistico fosse stato Mika, mi avrebbe già chiamata».
Parco della Musica, viale de Coubertin, ore 21

© RIPRODUZIONE RISERVATA