Dal cantautore Roberto Kunstler un nuovo album che unisce musica e filosofia

Roberto Kunstler e Ottavia Pojaghi Bettoni
di Fabrizio Zampa
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«Arthur Rimbaud, uno dei miei scrittori preferiti e insieme a Baudelaire uno dei fondatori della poesia moderna, sosteneva nella seconda metà dell’Ottocento che bisogna essere veggenti. Per me oggi bisogna essere antenne: antenne che captano i segni della vita, i desideri, le sensazioni, le emozioni, i dettagli più nascosti, per poterli poi raccontare nella maniera giusta»: si presenta così Roberto Kunstler,  cantautore e musicista che non è una star ma appartiene da tanto tempo al mondo poi non così vasto di coloro che sanno fare la buona musica. Adesso affronta un obiettivo interessante e che merita attenzione: unire le sue canzoni alle opere di un filosofo che, per raggiungere lettori più numerosi rispetto a quelli che amano la filosofia, ha scritto una serie di racconti che possano raggiungere un pubblico più vasto,  diciamo una platea fra virgolette normale.

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Romano, chitarrista, poeta, disegnatore, grande lettore, 60 anni compiuti lo scorso settembre, laureato in Archeologia e Storia delle religioni del Vicino Oriente Antico, passato per tutte le tappe obbligatorie di chi fa il suo mestiere (dallo storico Folkstudio al Premio Tenco, da Musicultura a Sanremo, dal Premio Rino Gaetano a concerti in Italia e altri paesi europei…), sette album e tanti singoli alle spalle, autore soprattutto per Sergio Cammariere (ma anche per Alex Britti, Paola Turci, Ornella Vanoni, Asia Argento,  Aram Quartet, Francesca Schiavo, Filippo Perbellini…), leader negli ultimi decenni di diverse band, Kunstler ha attraversato i momenti più importanti della nostra musica. E' senz’altro uno con tutte le carte in regola e adesso, a due anni di distanza da Senza dire niente (canzone il cui titolo è tutto un programma, e i cui versi cominciano così: "Per non apparire impertinente io canterò ma senza dire niente, così facendo ti dirò ogni cosa…"), presenta il suo ottavo lavoro discografico che esce a gennaio.

Il disco, che troverete su tutte le piattaforme di vendita, è preceduto da un singolo, Davanti alla fine del mondo, che dà il titolo all'intero album, che è già disponibile e che vi potete godere in anteprima nel video che il nostro sito offre in esclusiva: è stato realizzato a Roma e soprattutto a Villa Sciarra, storico spazio a Monteverde Vecchio, dallo stesso cantautore, complice l’amica e poeta Ottavia Pojaghi Bettoni nella parte di B che è in dialogo con A, cioè Kunstler. Spiega Roberto che il video e la canzone sono «un racconto parallelo e accelerato di uomini e destini, dove l’amore alla fine trionfa sempre, ma più che altro vuole essere un’ulteriore riflessione a contrasto dello stordimento dei tempi che stiamo vivendo: un modo per tornare a guardarsi negli occhi parlando un linguaggio semplice e potente, non sempre verbale, dove si inseriscono pause, assenza di rumori e spazi di libertà: un video che parte dalla frenesia dell’oggi e invoca il silenzio, quell’antica pace del mare lontano, protagonisti un uomo e una donna, cioè quello che sempre resta, alla fine, davanti ad ogni scossa del mondo».

Tutto è nato durante il lockdown, quando Kunstler si è ispirato all'omonimo libro e racconto del filosofo Mauro Cascio, allievo di Massimo Cacciari, dove A e B sono i protagonisti di una “fine del mondo” in una sorta di Babele al contrario, dove non sono più gli uomini a non comprendere il linguaggio ma le parole stesse a sgretolarsi fino a perdere il loro significato. «La mia Senza dire niente era già connessa alla tematica principale del libro di Cascio: la sacrosanta voglia di scrivere non per una nicchia ma per tutti i lettori, di qualsiasi gusto, genere e cultura. Insieme a Massimo Ricciuti, altro musicista che è sulla breccia da sempre e si occupa della produzione dei dischi miei e di altri, ci siamo chiesti che accidenti si poteva fare nel lockdown e abbiamo pensato a Cascio e al suo libro non filosofico ma di racconti buoni per chiunque. Li ho letti e in maniera liberissima mi sono, come si dice, ispirato, visto che erano le stesse tematiche alle quali mi sono sempre collegato in quarant’anni di lavoro».

Per Kunstler, che ha scritto canzoni di ogni genere, i racconti di Cascio erano perfetti, nelle sue corde. «Davanti alla fine del mondo è un dialogo fra un uomo e una donna per i quali la fine del mondo non è quella hollywoodiana, spettacolare, ma è un po’ come la storia della torre di Babele, dove si parlavano mille lingue diverse con il risultato di un caos generale dove le parole perdono di senso. Poi c’è L’ultimo viaggio di Ulisse, una metafora divertente che parla di un Ulisse che Omero non ci ha mai raccontato: lui vorrebbe ripartire ma i compagni gli dicono che è matto e che farebbe meglio a restarsene a casa. Il terzo brano viene dalla commedia dell’arte medievale, è dal racconto Lo sposalizio di Arare ed è la storia di un matrimonio mancato, quello tra Abelardo, un personaggio alla Brancaleone, un condottiero mezzo sòla e mezzo no, che voleva sposare una donna, figlia del suo signore, che era stata promessa a un altro: qui ho cambiato il titolo e l’ho chiamato La canzone di Abelardo». A completare il disco sono Ti getterò alle spalle, («un brano allegro e senza tristezza su quando finisce un amore»), e Echi nel tempo («Una sorta di collante fra gli argomenti di questo concept album».

Il disco ci sembra un esperimento diverso dal solito e che vale la pena di scoprire, vista la bravura di Kunstler e la passione con la quale si è dedicato alla sua costruzione. Lo potete già capire dal video, e ancora di più dall’intero album, operazione decisamente inconsueta e musicalmente di ottima qualità. Insomma, se cercate qualcosa di differente stavolta siete sulla strada giusta.

Sabato 12 Dicembre 2020, 14:47
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