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Cristiano De André e PFM cantano Fabrizio il 29 luglio all'Arena di Verona

Fabrizio De André
di Fiamma Sanò
3 Minuti di Lettura
Martedì 18 Giugno 2019, 23:42

«La parte più bella della nostra vita è li». Basterebbe questa frase di Franz Di Cioccio per giustificare il concerto-evento del prossimo 29 luglio all’Arena di Verona: PFM e Cristiano De Andrè cantano Fabrizio. Un data unica (che comunque produrrà materiale audio e video), con il patrocinio della fondazione Fabrizio De André e di Dori Ghezzi) per un concerto che si preannuncia lunghissimo: «suoneremo due ore, forse tre o quattro», dice Flavio Premoli, uno dei «Magnifici 10» sul palco con Franz Di Cioccio, Patrick Djivas, Lucio Fabbri, Marco Sfogli, Alessandro Scaglione, Alberto Bravin, Roberto Gualdi, Michele Ascolese e naturalmente Cristiano. Il concerto è articolato in tre parti.

La prima è il rodato “PFM canta De André - Anniversary”, il tour che ha celebrato i 40 anni di quel monumento della musica italiana che fu “Fabrizio De André e PFM in concerto”, e che include anche parte de “La buona novella” (previste nuove date in autunno, mentre la band dal 20 Giugno è ancora in tour con TVB - The Very Best Tour). Fedelissimo: «come tutte le opere, la partitura è quella, non è che cambi la quinta di Beethoven». Nella parte centrale Cristiano fa “Storia di un impiegato”, il suo tour teatrale con il quale ha fatto pace con il repertorio e la figura del padre. Poi la terza parte, un lungo finale inedito in cui Di Cioccio immagina «una “battaglia” di violini tra Cristiano e Lucio su “Zirichiltaggia”. Mi viene da dire cazzo, venite perché non si sa cosa potrà succedere». Guai a chiamarla nostalgia, «è una parola che non usiamo», dice Di Cioccio, ma il ricordo è inevitabile.

Uno fra tutti, la genesi del tour di 40 anni fa, con Fabrizio che dice «“Belin, mi dicono che è pericoloso, belin allora lo faccio”. Per lui, come per me, entrambi dell’acquario, ogni cosa pericolosa è bella». Lavorare con Cristiano, di cui sono state famose le intemperanze, è un pericolo? «No», continua Di Cioccio: «Lo conosco, conosce la materia musicale meglio di chiunque altro, è un ragazzo curioso e l’ha dimostrato facendosi carico di un bagaglio emotivo molto importante. Essere il figlio di Fabrizio non è facile».

Gia che quell’amico fragile non voleva neanche che il figlio facesse il conservatorio «(Papà mi avrebbe preferito veterinario, per far partorire le mucche in Sardegna»), ha segnato la vita di tutti. Pure di Matteo Salvini, che è fan: «Ma credo che lui si sia fermato al Laralalallallalla de Il pescatore, forse non sapendo neanche chi è Gesù cristo», ride Cristiano (Il Pescatore comunque ci sarà sicuramente, è il simbolo di quel tour, così come Giugno 73 che «fa venire i brividoni» a Flavio Premoli). Resta il tema della fragilità: qual era quella del Faber, che nessuno osa dire? Risponde solo Cristiano: «L’insicurezza». Pesava su di lui, ma pure «un po’ su tutti quelli che gli stavano vicini». Un’ultima domanda, a Di Cioccio: lo stesso concerto, su una crociera del prog, come quelle che i PFM frequentano proficuamente ai Caraibi, però nel Mediterraneo? Lo fareste? «Ci vorrebbe qualcuno che investisse nel progetto».

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