Antonio Pappano, direttore musicale di Santa Cecilia: «Mi auguro che in estate ci sia una piazza anche per noi»

Sabato 27 Febbraio 2021 di Simona Antonucci
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Il direttore d'orchestra Antonio Pappano

«Ho scelto il Requiem di Brahms perché è un brano concepito per dare conforto. Non è un Dies irae, non è il Giudizio, è un abbraccio, quello di cui abbiamo tutti bisogno. Il pubblico, la mia orchestra, per la grinta che ha saputo tirar fuori in questi mesi e... io. Sì, stanco di essere diventato di marmo, senza vicinanza, senza baci, senza umanità. Andrà meglio».

COVENT GARDEN

Antonio Pappano è il direttore musicale dell’Accademia di Santa Cecilia da 16 anni, in carica fino al 2023, quando scadrà anche il suo mandato da direttore musicale al Covent Garden, dove ha stabilito il record del “maestro più longevo” dell’istituzione: «Raramente ho pianificato dei cambi. Sia a Londra, sia a Roma. Rimanere o partire è qualcosa che si decide con il cuore. Se, per lo sviluppo dell’orchestra, è meglio andare, vado. Ma fino a che c’è feeling, io non mollo. Oggi, sento che non è il momento di partire».

Deutsches Requiem di Brahms

Pappano in questi giorni è a Roma per le prove dei prossimi concerti. Il 5 in live streaming su RaiPlay e in diretta su Rai Radio Tre, dirige il Deutsches Requiem di Brahms, con il soprano Chen Reiss e il baritono Thomas Tatzl: «Lo feci durante il mio primo mandato, qui a Santa Cecilia, è un pezzo che mi accompagna. Lo farei ogni giorno». Mentre il 12 salirà sul podio per dirigere il concerto per violino e orchestra di Mendelssohn («la perfezione, e sono felice di avere accanto il grande interprete russo Maxim Vengerov»). E il debutto del brano Repression di Yikeshan Abudushalamu, vincitore della prima edizione del concorso di composizione “Luciano Berio”: «Musica su due temperature, due stati d’animo, uno aggressivo e l’altro quieto, specchio dei tempi». In programma, sempre il 12, la Suite n. 3 di Čajkovskij: «Avremmo dovuto portarla alla Carnegie Hall, ma dobbiamo rimandare, a New York ripartiranno tra mesi». Sir Pappano, tra Roma e Londra, progetta il futuro: «Slittata la tournée negli Stati Uniti, resta in piedi quella ad aprile, a Parigi, Lussemburgo, Hannover, Amburgo... Siamo sulle spine, speriamo». Poi l’Audi Festival, con Lisa Batiashvili, «straordinaria violinista molto legata all’Accademia». E il disco per la Warner, uscita a maggio, nel quale conduce l’orchestra romana in due lavori di Strauss: «Ein Heldenleben e Burleske. Con il pianista Chamayou. Un traguardo di cui andiamo fieri».

MADAMA BUTTERFLY

Altro obiettivo prestigioso, la Madama Butterfly a Salisburgo nella Pasqua del 2024. Troppo in là per confermarlo? «Se non possiamo contare neanche sul 2024 allora, meglio che ci suicidiamo. Siamo attesi lì per un’opera e ci saremo». Un appuntamento che va oltre la scadenza del contratto nel 2023. «Ancora tutto da vedere, ma il festival è un appuntamento di gran prestigio e va onorato. Sono fiero di portare su quel palco la mia orchestra». A settembre riaprirà il Covent Garden con una nuova produzione del Rigoletto: «Qui in Inghilterra oltre alla pandemia c’è il pandemonio, ma ce la dovremmo fare. Con Carlos Alvarez e Lisette Oropesa, la regia è di Oliver Mears, mio collaboratore alla Royal Opera House». Per Roma ha già pronta la sorpresa per l’estate: «L’italiana di Mendelssohn, il concerto per violini di Čajkovskij e l’Ouverture del Nabucco. Musica per tutti. Sarà una nuova ripartenza, una festa per la città. Siamo stanchi. Il nostro settore ha pagato un conto pesante. Anche chi, come noi, al Parco della Musica, ha sale grandi e ariose». In Cavea o...? «L’estate scorsa non abbiamo avuto gli appoggi per poter suonare a piazza del Popolo. Mi è dispiaciuto. Sono saltati il concerto per Morricone e la Nona Sinfonia. Una delusione che mi auguro non si ripeta». 

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