MILANO

Dopo 80 concerti a Milano e Torino il festival Mito chiude con il 63 per cento di sold out

Domenica 20 Settembre 2020
Il direttore del Festival MiTo Nicola Campogrande

È una scommessa vinta il festival MiTo, che anche in questo anno di Covid e distanziamento ha portato la musica a Milano e Torino con una serie di 80 concerti, dal 4 al 19 settembre. La dimostrazione, il giorno dopo la chiusura, è nei numeri: nonostante le norme sul distanziamento sono stati 18,450 gli spettatori, il 63% delle esibizioni è andata soldout e non ci sono stati incidenti di alcun tipo.

«MiTo - ha detto il direttore artistico Nicola Campogrande - è stata la bella dimostrazione che si può fare musica in sicurezza per gli artisti e per il pubblico, e si può fare ogni giorno con tre concerti al giorno». «Per noi quest'anno è andata al di sopra delle aspettative - ha aggiunto - C'è stata una progessiva presa di fiducia da parte del pubblico. A Milano si sono formate code alla biglietteria anche alla fine degli spettacoli, di chi ha deciso di tornare anche per altri concerti».

Questo solo a Milano e non Torino perché le regole anticovid nelle due città sono diverse. In Lombardia la capienza delle sale dipende dalla loro grandezza (e dunque al teatro Dal Verme è stato possibile accogliere oltre 600 spettatori a serata) mentre in Piemonte negli spazi chiusi non si possono superare le 200. La conseguenza è che a Milano era più facile trovare posto, anche se a Torino, per ovviare a questo limite, si sono raddoppiate le esecuzioni con spettacoli alle 20 poi ripetuti alle 22,30.

Una differenza che secondo Campogrande non dovrebbe esserci. «Il sostegno al settore dello spettacolo certo serve, ma in due direzioni: da una parte quella economica, ma dall'altra permettendo agli artisti di fare il loro lavoro, il loro dovere», che è quello di suonare davanti a un pubblico.

Insomma Campogrande fa eco all'appello del sovrintendente della Scala Dominique Meyer ad aumentare la capienza. Lo stesso MiTo, è convinto, ha dimostrato che è possibile. «Noi siamo riusciti a fare un'operazione civile e culturale - ha spiegato -. Il pubblico è stato disciplinatissimo, non c'è stata una sola violazione delle norme e sul profilo musicale gli artisti sono riusciti tutti a dare il meglio». Un meglio che Campogrande vuole riproporre anche nella prossima edizione di MiTo «che si farà. E su questo non ci piove», riproponendo alcuni concerti alle 22,30 «dove abbiamo scoperto un pubblico diverso, più giovane e rilassato», dall'altro continuando con concerti «senza intervallo che garantiscono una meravigliosa progressione drammaturgica».

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