ROMA

Concerti a Roma fino al 17 novembre: da Archie Shepp a Abdullah Ibrahim, da Pelù a Rickie Lee Jones

Lunedì 11 Novembre 2019 di Fabrizio Zampa
Archie Shepp

LUNEDI’ 11 NOVEMBRE
 
 
Jazz/Il sax del grande Archie Shepp al Parco della Musica
 
Il sassofonista Archie Shepp è una leggenda e un gigante, oltre che un personaggio fra i più tosti nella storia del jazz moderno. Nato a Fort Lauderdale, Florida, nel 1937, fu lui a guidare nei primi anni Sessanta l’avanguardia del free jazz, del quale è stato uno dei protagonisti più completi, più creativi, più preparati e anche più incazzati. Shepp, che stasera suona al Roma Jazz Festival 2019 in quartetto con il pianista Pierre-Francois Blanchard, il contrabbassista Matyas Szandal e il batterista Hamid Drake, ha usato la sua musica come veicolo per dare voce alle aspettative politiche e alla conquista di un’identità da parte della cultura afroamericana, si è battuto con intelligenza per la giustizia e l’eguaglianza, e ripete da tutta la vita che «il mio sax è al servizio della causa dei neri».
L’appuntamento romano è un’ottima occasione per godersi un musicista la cui vicenda (la riassumiamo soprattutto per quel pubblico che lo conosce poco) è un po’ quella del jazz del quale è una star. Shepp, cresciuto a Philadelphia, ha studiato arte drammatica al Goddard College e quando si è trasferito a New York per cercare invano un lavoro in teatro si è messo a suonare prima il sax alto e poi il sax tenore. Nel ’60 è entrato a far parte del gruppo del pianista Cecil Taylor, poi è passato con Bill Dixon, ha fondato i New York Contemporary Five insieme a Don Cherry, finché con ”Four for Trane”, splendido album inciso sotto l’ala di John Coltrane, è passato ufficialmente alla storia.
Nel lontano 1963 Archie era accanto a Malcolm X quando il leader marciò su Washington alla testa di due o trecentomila persone con lo slogan «I have a dream», e in mille altre occasioni si è battuto per la libertà della sua gente. Nella sua lunga carriera ha fatto un centinaio di dischi e per più di un quarto di secolo, dal 1970 al 2000 ha insegnato studi afroamericani, musica e storia della musica all’Università del Massachusetts, ma non ha mai smesso di suonare. Ascoltarlo dal vivo è un’esperienza unica, da non perdere assolutamente.
Parco della Musica, Sala Sinopoli, ore 21
 

 

 
 
Blues/Popa Chubby, al Largo Venue il suo Rinascimento
 
Da tanti anni sostiene che il buon vecchio blues può evolversi rispetto alle classiche dodici battute nate nel Delta del Mississippi, e con lui è successo: il chitarrista e vocalist newyorkese Popa Chubby, vero nome Ted Horowitz, annata 1960, è uno dei principali responsabili del cosiddetto Rinascimento del blues, il cui spirito è destinato a muoversi verso il futuro. «A New York il blues è una cruda musica urbana che ti colpisce direttamente in faccia, è incapace di mentire e rappresenta l’onestà e la realtà», dice. Stasera Chubby, uno dei musicisti più rappresentativi della nuova onda blues della East Coast americana, torna a Roma per presentare il suo album “Prime Cuts – The Very Best From The Beast From The East”, pubblicato nel 2018 come celebrazione del suo trentennale di carriera.
Nel live Popa suonerà i brani del disco, emblematico per comprendere il suo percorso musicale, e la copertina è una mucca divisa come una carta geografica. Così è riassunta la sua carriera, in quindici pezzi che narrano ogni aspetto del suo stile unico, da brani del primo periodo a due inediti, “Go Fuck Yourself” e “There On Christmas”, le cover di “Hallelujah” di Leonard Cohen e “Hey Joe” di Jimi Hendrix: una musica contaminata e piena d’energia. Aprono la serata i Superdownhome: sono un power-duo dedito a un rural blues torrido e dirompente, formato da Henry Sauda (voce, chitarra, cigar box e diddley bow) e Beppe Facchetti (cassa, rullante, low boy e crash), che collaborano da qualche anno con Popa. Nel 2019 Chubby ha prodotto il loro terzo album “Get My Demons Straight”.
Largo Venue, via Biordo Michelotti 2, ore 21
 
 
Cantautori/Per chi suona la campana, all’Arciliuto
 
A lunedì alterni al club romano c’è “Per chi suona la campana”, appuntamento con cantautori di tutta Italia come ai tempi del vecchio e storico Folkstudio di via Garibaldi, che stasera propone quattro nomi: sono Giorgio Biseo, la cantattrice veneziana Rossella Seno, Alfredo Tagliavia e la band abruzzese degli Ummo, cioè Cristiano Ronanelli (sinth e voce), Davide Colleluori (chitarre), Gregory Coniglio (basso) e Federico Di Simone (batteria).
Teatro Arciliuto, piazza Montevecchio 5, ore 21.30
 
 
Jazz/Torna il sound mediterraneo di Erodoto Project
 
Erodoto Project, ensemble di jazz mediterraneo guidato dal sassofonista e polistrumentista Bob Salmieri, presenta il progetto “Mythos", viaggio nel vasto repertorio del gruppo proposto in una modalità più intimista, senza perdere però brio e vivacità. Ci saranno anche nuovi pezzi originali, ispirati alle Metamorfosi di Ovidio e che costituiscono il repertorio del nuovo disco in lavorazione. In formazione ridotta, con Bob ai sax, al ney e al friscalettu,ci sono il pianista Alessandro De Angelis e Carlo Colombo alle percussioni. I brani prendono ispirazione e pretesto dalla tradizione classica del mediterraneo, per raccontare l’epopea delle genti che attraversano le sue rotte nei nostri giorni. Particolare attenzione è rivolta alle vicende della Sicilia, Isola Giardino per gli arabi, da sempre porto di approdo e punto di incontro dei popoli del Mare Nostrum.
Alexanderplatz, via Ostia 9, ore 22
 
 
MARTEDI’ 12 NOVEMBRE
 
 
Cantautori/L'irlandese Glen Hansard presenta al Parco l’album “This Wild Willing”
 
Cantautore, chitarrista, attore, vocalist e chitarrista della band The Frames, vincitore del premio Oscar nel 2008 con “Falling Slowly” (miglior canzone originale del film “Once”) Glen Hansard, irlandese di Dublino, 49 anni, torna in Italia per presentare il suo ultimo album ‘This Wild Willing’, una raccolta di brani che fonde l’originalità del suono dei The Frames, band nella quale ha militato per oltre vent’anni, con le sonorità della sua carriera solista e con linguaggi inediti. Anticipato dai singoli “Fool’s Game”, “I’ll Be You, Be Me” e “Brother’s Keeper”, il suo quarto lavoro in studio si muove fra innovazione, invenzione e sperimentazione. «Questo disco è una raccolta di brani nati da alcuni momenti in cui improvvisavo e mi ritrovavo a seguire dei temi e delle linee melodiche. Se prendi un minuscolo frammento musicale, lo segui, te ne prendi cura e ci costruisci qualcosa, può diventare una meraviglia», dice il cantautore, in concerto con voce e chitarra. Apre la serata la cantautrice irlandese Nina Hynes.
Parco della Musica, Sala Sinopoli, ore 21
 
 
Jazz/Lê-Varela–Paixao: il trio Electrico all’Alexanderplatz
 
Il chitarrista vietnamita Nguyên Lê, 60 anni, il contrabbassista brasiliano Alfredo Paixao, 57 anni, e il batterista messicano Israel Varela, 40 anni, sono il Trio Electrico Lê-Varela–Paixao, formazione che mette insieme sonorità del jazz elettrico e influenze dell'Asia e dell’America Latina con musica originale composta dallo stesso Varela e da Lê, già collaboratore in passato del pianista armeno Tigran Hamasyan. Varela ha suonato con tutti, da Pat Metheny a Charlie Haden, e Paixao è famoso da noi per le sue performance anche con Pino Daniele. Insomma, vi aspetta un supertrio, che propone un doppio concerto sia stasera che domani.
Alexanderplatz, via Ostia 9, stasera e domani, ore 22
 
 
Jazz/”Limesnauta” di Dario Piccioni live all’Elegance
 
“Limesnauta” è il nuovo progetto del contrabbassista e compositore Dario Piccioni, che richiama il legame con il fascino delle civiltà antiche, del mondo classico e della sua preziosa eredità giunta a noi filtrata da secoli di storie e incontri in quel meraviglioso teatro, certamente di enorme vivacità culturale, che è il Mediterraneo, il territorio dal quale proviene questa musica. Il titolo, cioè “Navigatore del confine”, è un nuovo attributo per il viaggiatore di oggi, su itinerarii soprattutto interiori che si spingono sempre più verso i confini del conosciuto, del lecito. L’esplorazione dei limiti è il momento in cui l’uomo si ricongiunge anche solo per un istante con il suo alter ego irrazionale, un momento in cui in ognuno di noi si manifesta un potenziale critico di messa in discussione dei valori e di dogmi, alla ricerca di un nuova visione delle cose. Con Piccioni suonano Vittorio Solimene al pianoforte e Michele Santoleri alla batteria.
Elegance Cafè, via Francesco Carletti 5, ore 21.30
 
 
Cantautori/Il  palermitano Filippo Anastasi live a Na Cosetta
 
Il cantautore palermitano Giuseppe Anastasi, vincitore della Targa Tenco 2018 per la miglior opera prima con l’album “Canzoni ravvicinate del vecchio tipo”, è live con i brani del disco, i suoi successi e i pezzi scritti per altri artisti, da Arisa a Cheope, Noemi, Emma, Michele Bravi, Mauro Ermanno Giovanardi, Mauro Pagani, Mario Lavezzi. «Il mio disco – spiega - come dice lo stesso titolo è un album old style: acustico, suonato davvero in tutte le sue parti, con canzoni che trattano varii argomenti con un unico denominatore, l’osservazione della vita che mi circonda in tutte le sue sfumature». Nella serata insieme alla sua musica Anastasi racconta le avventure del percorso che ha intrapreso.
Na Cosetta, via Ettore Giovenale 54, ore 22
 
 
Blues/Andy Corner, Andrea Angelini al Charity Cafè
 
Il vocalist, chitarrista e armonicista Andrea Angelini, in arte Andy’s Corner, replica tutti i martedì il suo progetto solista acustico: una sintesi di varii generi e influenze, un viaggio nella migliore musica anglo-americana degli anni ’60 e ’70, dal blues al rock, al folk al soul.
Charity Cafè, via Panisperna 68, ore 22
 
 
MERCOLEDI’ 13 NOVEMBRE
 
 
Jazz/Il pianoforte dell'armeno Tigran Hamasyan al Roma Jazz Festival
 
Arriva per il Roma Jazz Festival il pianista Tigran Hamasyan, in concerto come solista. Nato in Armenia (dove attualmente risiede dopo anni trascorsi a Los Angeles), classe 1987, Hamasyan come vuole la regola ha iniziato a suonare all’età di 3 anni, ottenendo poi prestigiosi riconoscimenti: a 16 anni ha vinto il “Montreux Jazz Festival’s Piano Competition”, a 18 anni ha pubblicato il suo album d’esordio e vinto il “Thelonious Monk International Jazz Piano Competition”, e via di questo passo. Grazie alla sua foga e originalità ha conquistato musicisti come Chick Corea, Avishai Cohen e Jeff Ballard e si è guadagnato un nuovo pubblico avvicinando una generazione giovane al jazz grazie al suo incrocio fra rock, folclore armeno, metal e improvvisazione. Hamasyan è insomma la prova più convincente di quella ricerca jazzistica sviluppata negli anni ’80 che tendeva a far incontrare la tradizione jazz con le musiche popolari e accademiche ma anche con il rock e il pop. Nel suo stile, che guarda spesso alla spiritualità incantatoria delle melodie della musica sacra e profana della sua terra, affiorano echi della sua identità armena.  
Parco della Musica, Teatro Studio Borgna, ore 21
 
 
Soul/Bilal, da Philadelphia al Monk fra jazz, blues e gospel
 
Figura eclettica, capace di passare dal gospel al jazz, dal soul al blues fino al più moderno hip-hop, l’americano Bilal Sayeed Oliver, conosciuto semplicemente come Bilal, viene da Philadelphia ma ha cominciato la sua carriera musicale a New York, durante l’università. Prima cantava con la sua congregazione religiosa e frequentava alcuni jazz club col padre, finché nel 2001 ha debuttato con l’album “First Born Second”, nato da una serie di collaborazioni con altri artisti: 300 mila copie vendute, alle quali sono seguiti altri dischi fino al 2015, quando Bilal ha pubblicato quello che viene considerato il suo capolavoro: è “In Another Life”. L’ultimo riconoscimento che ha guadagnato è il Grammy Award vinto per la partecipazione all’album “To Pimp a Butterfly” di Kendrick Lamar, che già aveva collaborato con lui alla realizzazione di “In Another Life”.
Monk, via Giuseppe Mirri 35, ore 22
 
 
Rock/Piero Pelù, il suo “Benvenuto al Mondo Tour” parte dall’Atlantico
 
Il rocker Piero Pelù, già leader dei Liftiba, 57 anni, fiorentino, apre a Roma il suo “Benvenuto al Mondo Tour”, sei concerti che toccheranno diverse città italiane. Ad anticipare il tour è stato il singolo “Picnic all'inferno”, uscito a ottobre, nel quale Pelù riprende in modo musicalmente inaspettato il discorso che Greta Thunberg fece nel dicembre 2018 a Katowice (Polonia) in occasione della Cop24: ha elaborato un brano nel quale la sua voce si incontra e si alterna con quella della giovane attivista svedese.
«Grande importanza – dice il protagonista - avranno le proiezioni: stiamo lavorando su immagini di repertorio fornite dagli amici di Legambiente, e su alcune rielaborazioni grafiche di mie vecchie clip, che verranno riproposte dal vivo in modo inedito. E in scaletta ci sarà tutta la mia carriera, da “La preda” del 1985 al recentissimo “Picnic all'inferno”, sia con i Litfiba che come solista. La band che mi accompagna è eccezionale, potentissima. Ci sarà anche un po' di elettronica, ma sarà tutto suonato al momento: una specie di approccio anni Settanta, rivisitato con la sensibilità degli anni Duemila. Per lo show abbiamo preparato 30 canzoni, e in scaletta ne finiranno tra le 20 e le 22: ma attenzione, perché ci sarà molta improvvisazione, e ogni data sarà diversa dall'altra». Al suo fianco la band dei Bandidos: sono Giacomo Castellano (James Castillo) alla chitarra, Luca Martelli (Luc Mitraglia) alla batteria, cori e sequenze, Dado Neri (Black Dado) al basso, doppia chitarra e cori.
Atlantico Live, viale J.F. Kennedy 52, ore 21
 
 
Jazz/Pat Bianchi, doppio live stasera al Gregory
 
Americano di Rochester, New York State, 43 anni, Pat Bianchi è uno dei migliori organisti sulla scena: vincitore tre anni fa nel referendum del Downbeat Magazine fra i migliori nuovi talenti e nominato al Grammy, ha suonato con artisti come Pat Martino, Lou Donaldson, Chuck Loeb, Joey DeFrancesco, Joe Locke, Alvin Queen, Tim Warfield, Ralph Peterson Jr. e Mark Whitfield ed è in tour in trio con Daniele Cordisco alla chitarra e Giovanni Campanella alla batteria. Con sei album alle spalle (l’ultimo, “In The Moment”, è del 2018) Bianchi è uno degli organisti più quotati su scala internazionale, ha una tecnica più che notevole, tanta inventiva e un modo di suonare trascinante, e offre un doppio set.  
Gregory, via Gregoriana 54a, ore 22 e ore 23.45
 
 
Blues/Jam session al Charity Cafè con la band di Libero Benedetti
 
Jam session all’insegna del blues, stasera, per gli appuntamenti di Blues Jam & Friends: apre la band Taxi Blues, con il vocalist Angelo Auciello, Emiliano Guidi all’organo Hammond, Luca Amici al contrabbasso e Mario Damico alla batteria. Come vi ricordiamo ogni settimana, ospiti e musicisti appassionati di blues sono invitati a salire sul palco e intervenire.
Charity Cafè, via Panisperna 68, ore 21
 
 
Jazz/Vittorio Mezza e Mark Ginsburg con “Convergence” all’Elegance
 
L’album “Convergence” del pianista Vittorio Mezza e del sassofonista sudafricano-australiano Mark Ginsburg, che negli Stati Uniti ha vinto il premio di “Best Jazz CD 2018”, è un mix di brani definito “un giro sul tappeto magico”, che i due musicisti, con Stefano Pagni al contrabbasso e  Stefano Micarelli alle chitarre, presentano dal vivo a Roma. Mezza e Ginsburg si sono incontrati a New York nel 2009 e hanno lavorato insieme a una serie di progetti e tour internazionali fino a realizzare il disco, registrato a Roma, che sta incassando i favori di critici e pubblico. La combinazione di ballate, pezzi a lenta combustione e passaggi pulsanti funziona assai bene.
Elegance Cafè, via Francesco Carletti 5, ore 22
 
 
Musica/Loredana Vita interpreta Mina all'Arciliuto
 
«Ritorno con immenso piacere a raccontare il percorso artistico e la personalità affascinante di una fra le più grandi interpreti italiane e internazionali, attraverso i suoi brani più famosi, scelti in un panorama ricchissimo che và dagli anni 60 ai più recenti giorni»: così la vocalist Loredana Vita presenta il suo omaggio a Mina, in programma stasera. Con lei suonano il chitarrista Paolo Rainaldi, il contrabbassista Antonello Mango e il percussionista Piero Fortezza.
Teatro Arciliuto, piazza Montevecchio 5, ore 21.30
 
 
GIOVEDÌ 14 NOVEMBRE 
 
 
Jazz/Il piano afro del cubano Dayaramir Gonzalez al Parco

Ha cominciato a collezionare premi da quand’era giovanissimo il pianista cubano Dayramir Gonzalez, che ha esordito dal vivo all’età di sedici anni prima nell’ensemble del percussionista Oscar Valdes e poi nella mitica formazione degli Irakere, storica band guidata dal pianista e compositore Chucho Valdes. Fu un eccellente inizio e da allora Gonzales, che si divide fra la sua isola e New York, ha fatto parecchia strada. Stavolta è in tour dopo il successo di “The Grand Concourse”, l’album che l’ha consacrato come uno dei più autorevoli esponenti della tradizione afrocubana nella Grande Mela, con un progetto da solista intitolato “The Art Of Cuban Piano”.
Parco della Musica, Teatro Studio Borgna, ore 21
 
 
Funk/Al Monk la chitarra di Cory Wong, da Minneapolis
 
Il chitarrista Cory Wong viene da Minneapolis, la città di Prince, e si capisce subito dando un’occhiata alla sua formula semplice e chiara: lui suona funk, funk e ancora funk. Astro nascente della chitarra, Wong ha fatto carriera come compositore, arrangiatore e produttore lavorando a show come “The Voice” della NBC, suonando al fianco dei Blind Boys di Alabama, Bootsy Collins, Blake Shelton, e partecipando alla band funk Vulfpeck.  come chitarrista di tour e session. Offre buone vibrazioni, come promettono i brani del suo ultimo album “Motivational Music for the Syncopated Soul” e del precedente “The Optimist”, e stasera è live per il Roma Jazz Festival 2019.
Monk Club, via Giuseppe Mirri 35, ore 22
 
 
Jazz/Michael Supnick & Sweetwater al Cotton Club
 
La Sweetwater Jazz Band nasce da un’idea del trombettista e vocalist Michael Supnick, che anni fa cercava di riproporre il repertorio dei piccoli gruppi di New Orleans degli anni dal 1910 al 1927. Con Michael suonano Sebastiano Forti al clarinetto e al sax, Sergio Piccarozzi al banjo, Paolo D’Amore al bassotuba e Alberto Botta alla batteria, e i cinque offrono una serata all’insegna del buon vecchio dixieland. La formazione, dedicata a Louis Armstrong, si ispira allo stile delle piccole orchestre che partecipavano alle cosiddette street parade, utilizzate per le feste pubbliche come il Mardì Gras, per manifestazioni, matrimoni, l’arrivo o la partenza di un battello, le campagne elettorali o l’apertura di un nuovo locale.
Cotton Club, via Bellinzona 2, ore 22
 
 
Jazz/All’Alexanderplatz Silvia Manco ricorda Geri Allen

 
“Feel the Fire, a grateful tribute to Geri Allen”: è il titolo del progetto con il quale la pianista e vocalist Silvia Manco rende un affettuoso omaggio alla grande pianista afroamericana di Pontiac, nel Michigan, cresciuta a Detroit e scomparsa nel giugno del 2017. Geri Allen ha collaborato con Ornette Coleman, Ron Carter, Tony Williams, Dave Holland, Jack DeJohnette, Charles Lloyd, Paul Motian, Esperanza Spalding e molti altri, e si muoveva fra jazz, funk, bop, gospel e blues. Con Silvia  suonano Francesco Puglisi al contrabbasso e Valerio Vantaggio alla batteria.
Alexanderplatz, via Ostia 9, ore 22
 
 
Musica/Neapolitan Contamination torna in concerto al Big Mama
 
Neapolitan Contamination, cioè NeaCo', è un bel progetto di Giovanni Imparato (voce e percussioni), Luigi Carbone (voce e tastiere), Antonio Carluccio (voce e chitarra), Aldo Perris (basso), Anna Rita Di Pace (voce e violino), Mats Erik Hedberg (chitarre), Davide Grottelli (sax e flauto) e altri musicisti per tradurre in versione non napoletana una serie di brani che vengono da mezzo mondo. La band trasforma in blues “Oje vita, oje vita mia”, fa cantare “A’ Tazza ‘e cafè” da una Brigida che non è partenopea ma jamaicana, prende i "guagliune e’ malavita" di “Guapparia” e li fa sembrare i partner di Fred Buscaglione, e così via. La loro idea di contaminare Napoli con il resto del mondo è affascinante, e dal vivo sono molto divertenti oltre che bravi. Arrangiamenti e contaminazioni sono ideate da Luigi Carbone.
Big Mama, vicolo S. Francesco a Ripa 18, ore 22
 
 
Jazz/All’Elegance il trio della pianista svizzera Marie Kruttli
 
Svizzera di Saint-Imier, 28 anni, la pianista Marie Knuttli (in trio con il contrabbassista Lukas Traxel, connazionale, e il batterista newyorkese Jonathan Barber) viene dalla musica classica. Ha cominciato a suonare a sei anni, ha studiato Stravinski, Debussy e Ravel, poi ha scoperto il jazz e dal 2010 è in giro con il suo trio insieme al quale naviga in un paesaggio musicale misterioso e pieno di sentimento. La ragazza è brava, ha una bella tecnica, ha alle spalle tre album e sta completando il quarto, “The Kind Of Happy One”, in arrivo nel 2020. Nel 2015 è rimasta a lungo a New York, dove ha inciso un disco, “What Do I Miss”, con giovani musicisti locali, e ha collaorato con diversi artisti, da Gerry Hemingway a Tim Berne, Michael Abene, Matthieu Michel, Dominik Burkhalter, Alban Darche, Dejan Terzic, Samuel Blaser.
Elegance Cafè, via Francesco Carletti 5, ore 21.30
 
 
Musica/Aglioti, The Niro e Inner Skin ospiti di Lingue a Sonagli
 
Per gli appuntamenti di "Lingue a Sonagli", il format di Luca Bussoletti, stasera tre ospiti. Sono l’attrice e autrice Annalisa Aglioti (già con Pina Bausch e Cesare Ronconi, nonché in Zelig Off e Colorado Cafè e tra i protagonisti della serie tv Immaturi), il cantautore indie-rock The Niro (cioè Davide Combusti, con i suoi hit e l’ultimo progetto discografico “The Complete Jeff Buckley and Gary Lucas Songbook”, che vede insieme per la prima volta tutte le canzoni scritte da Jeff Buckley e Gary Lucas) e la band romana Inner Skin (ha appena pubblicato il singolo "Poison" ed è una delle formazioni emergenti più interessanti).
Na Cosetta, via Ettore Giovenale 54, ore 22
 
 
Jazz/Al Charity il manouche dei Radical Gipsy, con Luca Velotti
 
Tornano i Radical Gipsy, formazione nata a Roma nel 2012 per offrire quel jazz manouche tradizionalmente lanciato in Europa dal chitarrista Django Reinhardt e dal violinista Stephane Grappelli. Sono il vocalist e chitarrista Daniele Gai, il chitarrista Gabriele Giovannini e il contrabbassista Giulio Ciani, con uno special guest d’eccezione, il clarinettista e sassofonista Luca Velotti.
Charity Cafè, via Panisperna 68, ore 22
 
 
VENERDI’ 15 NOVEMBRE 
 
 
Jazz/All’Alcazar il sax del californiano Donny McCaslin
 
Nel 2015 il sassofonista Donny McCaslin, californiano di Santa Clara, fu chiamato per suonare in “Blackstar”, l’ultimo album inciso da David Bowie e uscito l’8 gennaio 2016, data in cui il Duca compì 69 anni per poi morire di un tumore al fegato appena due giorni dopo. Il disco fu inciso per la maggior parte in segreto a New York, fra The Magic Shop e gli Human Worldwide Studios. E’ soprattutto per la sua partecipazione a quell’album he McCaslin è diventato famoso al di là dei confini del jazz, e stasera il musicista è al Roma Jazz Festival per presentare “Blow”, il suo ultimo disco che molti hanno definito come «una superba espressione di rock artistico, con melodie orecchiabili e assoli di sax, con una gamma di suoni convincenti e un’intensità che impreziosisce ogni traccia». Il suo quartetto (il pianista Jason Lindner, il chitarrista Jeffrey Taylor, il contrabbassista Timothy Lefebvre e il batterista Zach Danziger) ha il ritmo e l’impatto di uno spettacolo rock e la complessità e l’attenzione di un concerto jazz. Come dire che Donny è al tempo stesso jazzista, improvvisatore, rocker e musicista pop.
Alcazar, via Cardinale Merry del Val 14b, ore 21
 
 
Musica/Al Parco Festa a ballo greca e grecanica
 
Un omaggio alla Grecia e alle comunità grecaniche della Calabria con due  gruppi di musica tradizionale: il Trio Methorios (dalla Tracia) e il Trio Phaleg (dalla Calabria appenninica) per festeggiare l’apertura della XXVI Edizione del Festival La Zampogna di Maranola. E’ un coinvolgente viaggio tra canti e balli ellenici e ellenofoni con solisti e strumenti musicali di grande valore un’occasione per raccontare della grande vicinanza di questa cultura e di questo popolo con l’Italia. “Una faccia, una razza” recita lo slogan, e sul palco musicisti greci e italiani suonano insieme un repertorio tra il sirtaki e la tarantella, con molte danze delle quali saranno protagonisti i ballerini della Compagnia di danza Parádosi guidati da Rita De Vito.
Parco della Musica, Teatro Studio Borgna, ore 21
 
 
Jazz/Al Charity ritorna il sax di Tony Formichella
 
Si chiama Base One la band del sassofonista Tony Formichella, musicista che già negli anni settanta era uno dei più agguerriti rappresentanti dell’avanguardia: allievo di Sonny Rollins (così dice la leggenda), ha prestato il suo sax tenore alle idee di numerosi artisti, ha quasi mezzo secolo di carriera alle spalle, ha suonato nel mondo, ha guidato big band e recentemente ha raccolto in un album, intitolato con il suo nome, il meglio dei brani scritti negli anni. In quartetto con il chitarrista Gianluca Figliola, Vincenzo Florio al contrabbasso e Armando Sciommeri alla batteria, presenta dal vivo il succo della sua collezione di brani composti e suonati in diversi momenti e messi in un cassetto in attesa del prossimo concerto.
Tony è uno che suona per davvero, che trasmette la sua energia ai compagni di scena, che improvvisa in modo straordinario con un’inventiva che il passare del tempo non ha certo attenuato, che ha suonato dappertutto, dall’Europa agli Stati Uniti e al Sudamerica. Insomma, è uno di quei musicisti che si ascoltano ogni volta ricevendo qualche sorpresa in più, sia che affronti con il suo gusto per la melodia un semplice blues, sia che si tratti di composizioni più complesse e sofisticate. E' stato un session man richiestissimo: è suo l'assolo contenuto nel brano “Il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano, ha suonato con tante star, da Antonello Venditti a Little Tony, e persino nella colonna sonora del film di Carlo Verdone “Maledetto il giorno che ti ho incontrato”, dividendo con tutti e in mille occasioni il suo amore per il jazz, il blues, il soul, il funky. Il suo penultimo album, "Not Too Long Ago", risale al 2008, ma stasera lo trovate live, e l’appuntamento per rinfrescarsi la memoria è da non perdere.
Charity Cafè, via Panisperna 68, ore 22
 
 
Jazz/All’Alex due notti con Jed Levy, icona jazz di New York
 
Il sassofonista Jed Levy, annata 1958, americano della Pennsylvania, da oltre 20 anni star amatissima dal pubblico newyorkese ma già venuto a suonare a Romain passato, torna in quartetto con il chitarrista Phil Robson, il contrabbassista Francesco Puglisi e il batterista Roberto Gatto. Nella sua carriera Levi oltre che come frontman ha collaborato con tante star, da Jaki Byard a Don Patterson, da Jack McDuff a Ron McClure, Mike Clark (celebre batterista degli Headhunters), Junior Mance, Eddie Henderson, Jack Walrath, The Vanguard Jazz Orchestra, Shirley Scott, Kevin Mahogany, Gene Bertoncini, Don Friedman e molti altri. La varietà del repertorio è una delle chiavi di lettura del successo di Levy nella Grande Mela.
Alexanderplatz, via Ostia 9, stasera e domani, ore 22
 
 
Jazz/The Jim Dandies, all'Elegance quella musica dei vecchi tempi
 
Jazz tradizionale, blues classico, hokum songs, barrelhouse, stomp, stride, boogie woogie: sono gli stili che fanno il sound dei Jim Dandies, il trio formato dal pianista Paolo Fornara, che dopo una lunga esperienza ha trovato sintonia con Alessandra Perozzo (voce, washboard, kazoo) e Paolo Busatto (chitarre). Il loro è un suono sporco, grezzo, ruvido, lo stesso che veniva suonato a tarda notte da misconosciute cantanti nelle barrelhouse, nei bordelli, nei juke joint durante gli anni venti e trenta: una fotografia rigorosamente in bianco e nero di quanto si poteva vedere e sentire in quell’America di inizio secolo, scossa da quel terremoto che si sarebbe chiamato jazz.
Elegance Cafè, via Francesco Carletti 5, ore 22
 
 
Jazz/Doctor 3, alla Casa con “Canto Libero”
 
Il pianista Danilo Rea, il contrabbassista Enzo Pietropaoli e il batterista Fabrizio Sferra sono i Doctor 3, una delle formazioni più apprezzate degli ultimi vent’anni. Stavolta si sono messi al lavoro sui brani di Lucio Battisti e hanno tradotto in jazz canzoni che ancora oggi fanno parte della memoria di almeno un paio di generazioni. Non era facile affrontare un progetto del genere senza mancare di rispetto a un cantautore storico come Battisti e a brani come “Il tempo di morire”, “29 settembre”, “Fiori rosa fiori di pesco”, “Pensieri e parola” o “Mi ritorni in mente”, ma i tre, già abituati a incursioni in altri generi,  sono riusciti a proporre riletture eleganti, sempre con la giusta dose di improvvisazione. Stasera presentano dal vivo il materiale del disco, uscito un paio di mesi fa.
Casa del Jazz, viale di Porta Ardeatina 55, ore 21
 
 
Blues/La Sara Berni Blues band torna in concerto al Big Mama
 
Un repertorio di grandi classici fra soul, rock e gospel e alcune chicche del blues, da brani resi celebri da Ray Charles, Etta James e B.B. King a “Feeling Alright” di Dave Masson o a ballad come “Ain’t no Sunshine” di Bill Whiters: ecco il live della vocalist Sara Berni, in quintetto con Egidio Marchitelli (chitarre), Muzio Marcellini (tastiere), Mimmo Catanzariti (basso) e Gianni Polimeni (batteria). Sta per arrivare il loro quinto album, “Sara Berni Blues Band”. Oltre al lato musicale il gruppo ne frequenta anche uno benefico: il progetto “VeganSoul” è stato la prima idea di Sara per devolvere fondi a favore degli animali in difficoltà e le loro cure attraverso la musica dal vivo.
Big Mama, vicolo S. Francesco a Ripa 18, ore 22
 
 
Jazz/Red Pellini Quartet in concerto al Gregory
 
Il venerdì al club romano è in cartellone il sassofonista Red Pellini, oggi con il suo quartetto e un repertorio che ripropone il dixieland e il New Orleans sound, su arrangiamenti originali di Pellini. Esperto di jazz classico e di swing degli anni 1920-40, lo stile del musicista s’ispira ai fraseggi del sax di Lester Young e della cornetta del leggenario Bix Beiderbecke. Con lui suonano Alessio Magliari (piano), Guido Giacomini (contrabbasso) e Carlo Battisti (batteria).
Gregory, via Gregoriana 54a, ore 22
 
 
Jazz/Al Cotton doppio live con la big band di Emanuele Urso
 
Al Cotton Club, com’è ormai tradizione, il venerdì è di scena il re dello swing Emanuele Urso, clarinettista e batterista alla testa della sua band, in un viaggio ai tempi della Harlem degli anni 30 con arrangiamenti originali della Fletcher Henderson Orchestra. Urso ama il jazz della Swing Era, tra il 1935 e il 1945, del quale è uno dei maggiori cultori. La formazione vede al suo fianco il trombettista Lorenzo Soriano, il sassofonista Stefano Di Grigoli, Adriano Urso al piano, Fabrizio Guarino alla chitarra, Stefano Napoli al contrabbasso, Giovanni Cicchirillo alla batteria e la vocalist Clara Simonoviez.
Cotton Club, via Bellinzona 22, ore 21.30 e ore 0.30
 
 
Musica/Il gruppo Arciliuto, dalla Napoli dell’Ottocento a oggi
 
Il Gruppo Arciliuto, storica formazione vocale che unisce passione e divertimento nell’affrontare un vasto repertorio di canzoni italiane e straniere (dai brani napoletani dell’Ottocento ai successi internazionali più recenti, il tutto condito con un pizzico di cabaret) stasera ritorna in concerto. Sono quattro cantanti che si alternano nelle diverse interpretazioni, ovvero Stefano Costa, Giovanni Samaritani, Toni Tartarini e Carlo Vaccari (anche pianista).
Teatro Arciliuto, piazza Montevecchio 5, ore 21
 
 
SABATO 16 NOVEMBRE
 
 
Cantautrici/Rickie Lee Jones  in concerto al Parco della Musica
 
Soprattutto se non la conoscete, o se l’avete sentita soltanto in qualche disco e mai dal vivo, il concerto di Rickie Lee Jones è un appuntamento da non perdere, e la ragione è semplice: oltre ad avere il dono di una voce splendida e di inflessioni rare, la cantautrice americana, che è nata a Chicago nel 1954 e il prossimo 8 novembre compirà 65 anni, è uno di quei pochi personaggi che le performance live permettono di scoprire o riscoprire  nel migliore dei modi. Nelle sue canzoni Rickie impasta con naturalezza jazz e rock, e la sua storia è lunga. Già partner del grande Tom Waits, con il quale ha sempre condiviso i toni disincantati e anche  l’insofferenza nel confronti dell’establishment e delle imposizioni dell’industria discografica, Rickie ha attraversato a testa alta tre decenni di musica senza farsi mai condizionare, scrivendo testi tutt’altro che morbidi e sfornando dischi di classe. Più che cantante è sempre stata un’interprete che è riuscita a dare intensità e significati anche a brani non suoi e magari apparentemente banali.
Fra tanti brani in un live di tanti anni fa ci ha colpito un vecchio standard di Lerner & Loewe, “On the Street Where You Live”, che nella sua interpretazione trova uno spessore  e un fascino inconsueti e diventa qualcosa di completamente diverso dal brano già proposto in mille altre versioni. Sì, quella volta invece che davanti a duemila spettatori sembrava di ascoltarla in uno di quei vecchi e fumosi club americani che l’hanno vista, chitarra e voce, conquistarsi un pubblico enorme e fedelissimo. E sentirla scivolare fra le note con tanta naturalezza e tanto carisma è un regalo che non si trova certo a ogni angolo di strada. Dopo l’album del 2015 “The Other Side of Desire” lo scorso giugno è stata publicata “Kicks”, nuova raccolta che include canzoni pop, rock e jazz di due decadi (anni '50 e '70) presentate con la sua unica e sofisticata interpretazione.
Parco della Musica, Sala Sinopoli, ore 21
 
 
Jazz/Elina Duni canta “Partir” alla Casa in nove lingue diverse
 
Albanese di Tirana, annata 1981, la vocalist Elina Duni ha lasciato il suo paese quando aveva dieci anni, si è trasferita in Svizzera con la madre, ha scoperto la musica, ha studiato all’università delle arti di Berna la classica e il jazz, da una quindicina di anni si è dedicata sia al folk della madrepatria che all’improvvisazione e ha cominciato con un album per l’etichetta ECM insieme al pianista di Losanna Colin Vallon. Ha alle spalle cinque dischi e stasera presenta dal vivo il sesto intitolato “Partir”. Sono dodici brani incisi da sola, voce, pianoforte, chitarra e percussioni, nei quali canta il sentimento di nostalgia e smarrimento di chi si mette in viaggio, come lei ha fatto 28 anni fa. Lo fa in ben nove lingue diverse, muovendosi fra canzoni portoghesi, arabo-andaluse, yiddish, armene e albanesi, e tra i titoli apre il disco una sua bella versione di “Amara terra mia” di Domenico Modugno. Nel libretto del cd ci sono alcuni versi dello scrittore maghrebino Tahar Ben Jelloun: «Partire non è una professione, ma nel momento in cui partirò ne avrò una».
Casa del Jazz, viale di Porta Ardeatina 55, oe 21
 
 
Jazz pop/Con i Soulpeanuts al Cotton un viaggio negli anni Ottanta
 
Per molti gli anni Ottanta sono stati i migliori e i più divertenti per la musica pop: era l’epoca dei primi videoclip, dei programmi come “DJ Television” con Claudio Cecchetto che presentava e Jovanotti e Fiorello all’inizio delle loro carriere. E la band dei Soulpeanuts (il nome viene da "Salt Peanuts", un famoso brano che Dizzy Gillespie scrisse e incise negli anni Cinquanta) vi riporterà indietro con hit degli Earth Wind & Fire, Chaka Khan, Stevie Wonder, Anita Baker, Ashford & Simpson, George Benson, Al Jarreau, Stephanie Mills, Crusaders e Quincy Jones. Non mancherà anche una parte prettamente dance con alcuni dei più grandi successi di gruppi come gli Chic o di vocalist che hanno lasciato il segno nella storia come Donna Summer, Barry White e tanti altri ancora.
I Soulpeanuts sono i vocalist Mimma Pisto e Fabio Rinaudo, Massimo Pirone al trombone, Olimpio Riccardi al sax, Saverio Garipoli alle tastiere, Alfredo Bochicchio alla chitarra, Alex Patti al contrabbasso, Michael Coal alla batteria e Simone Talone alle percussioni.
Cotton Club, via Bellinzona 2, ore 22
 
 
Soul funk/Gli Adika Pongo, a tutta disco music al Big Mama
 
La vocalist Francesca Silvy, il sassofonista Costantino Ladisa, il batterista Andrea Merli, il bassista Alessandro Benedetti, il tastierista Alessio Scialò, il percussionista argentino Pablo Enrique Oliver, il chitarrista Alberto Lombardi e il trombettista Pietro Pellegrini sono gli Adika Pongo, band fondata nel 1994 dal cantautore Niccolò Fabi, che tiene viva la tradizione della disco music proponendo e incidendo una dance che mescola pop, soul, black music e sapori anni Settanta. Il gruppo porta in Italia e Europa quella disco che era suonata da band come gli Earth Wind & Fire, gli Chic, Barry White, Kool & The Gang e tanti altri. Presentano anche il loro ultimo singolo “You” al completo di videoclip.
Big Mama, vicolo S. Francesco a Ripa 18, ore 22
 
 
Jazz/All’Elegance hard bop con Zazzarini e Ascolese
 
Il quartetto del tenorsassofonista Mauro Zazzarini, con il pianista Andrea Beneventano, il contrabbassista Elio Tatti e come special guest il batterista Giampaolo Ascolese, prende spunto dalle grandi formazioni hard bop e post Coltrane degli anni ’50, ‘60 e ‘70, dai Jazz Messengers di Art Blakey al gruppo dei fratelli Adderley, facendo riferimento a un jazz rigorosamente strumentale, caldo, sanguigno, che fa del ritmo e dello swing la sua caratteristica di base. I quattro musicisti sono tutti docenti in conservatorio dei corsi di jazz, e il leader è stato premiato come miglior musicista nel premio “Italian Jazz Awards 2011”. La band suona tutte composizioni originali di Zazzarini.
Elegance Cafè, via Francesco Carletti 5, ore 22
 
 
Blues/Al Charity arriva quello dello spagnolo Quique Gomez
 
Armonicista e vocalist nato a Madrid, Quique Gomez ha cominciato a suonare l'armonica all'età di 18 anni e ha fondato la sua prima band, Juan Bourbon, Juan Scoth e Juan Beer, all'età di 20. Con il gruppo ha fatto il giro dei locali spagnoli, ha fondato un piccolo club, nel 2008 è andato a Chicago per incontrare i maggiori bluesmen e con loro ha suonato a lungo collaborando con John Primer, Eddie C. Campbell, Bob Stroger, Rockin Johnny (con lui sta preparando un nuovo album), Jimmy Burns, Tail Dragger, Kenny Blues Boss Wayne. Arriva con il chitarrista Emiliano Tremarelli, il bassista e vocalist Marco Di Folcoi e il batterista Lorenzo Francocci.
Charity Cafè, via Panisperna 68, ore 22
 
 
Cantautori/Piji torna in concerto con “Misanthropy Village”
 
Piji, il cantautore Pierluigi Siciliani, torna in concerto con la chitarra e i live electronics di Egidio Marchitelli, le tastiere di Lewis Saccocci e il basso di Francesco Saverio Capo. Reduce da mille progetti, dal suo electroswing alla Emmet Ray Manouche Orkestra, tre libri, tanti live in festival e rassegne, numerosi spettacoli nei teatri e programmi radiofonici, adesso Piji sta mettendo a punto il suo nuovo progetto discografico nato dalla collaborazione dell’etichetta Ellepiartin e del direttore artistico Niccolò Petitto: il 9 agosto è uscito il primo singolo “Misanthropy Village”, con la partecipazione straordinaria del sassofonista Stefano Di Battista e dell’attore Massimo Boldi.
Na Cosetta, via Ettore Giovenale 54, ore 22
 
 
Cantautori/Omaggio a Lucio Dalla al teatro Arciliuto
 
S’intitola "Dalla parte nostra" l’omaggio a Lucio Dalla proposto da una band di cinque musiciati: sono il vocalist Francesco Mecco Villani al piano e al clarinetto, Sandro Di Nino alle chitarre, Flavio Moretti al piano e alle tastiere, Nino Gabrielli al contrabbasso e Marco Gennari alla batteria. La formazione, già ospite del “Premio Lucio Dalla di Maurizio Meli”, manifestazione che è partita da Bologna, ripropone con i suoi arrangiamenti il percorso artistico forse più significativo di Lucio. La voce di Francesco si rifà molto alla timbrica di Dalla.
Teatro Arciliuto, piazza Montevecchio 5, ore 21
 
 
DOMENICA 17 NOVEMBRE
 
 
Jazz/Il pianoforte di Abdullah Ibrahim, un miracolo dal Sudafrica
 
Abdullah Ibrahim, all’anagrafe Adolph Johannes Brand, annata 1934, ha 85 anni ma sembra non farci caso e continua a dare concerti in giro per il mondo. Difficile ripercorrere in modo sintetico la carriera di questo strabiliante musicista sudafricano. Con il nome d’arte di Dollar Brand rimase nel suo paese fino agli inizi degli anni ’60, suonando al fianco di Miriam Makeba e fondando la prima importante jazz band del continente africano. Costretto all’esilio in Svizzera per fuggire dagli orrori dell’apartheid, fu scoperto nel 1965 nientemeno che da Duke Ellington che lo trascinò a New York. Lì diventò membro dell’avanguardia al pari di John Coltrane e Ornette Coleman, con cui collaborò in diverse occasioni, imponendosi con il suo originale stile pianistico denominato african piano, ovvero un mix di tradizione jazzistica, influenze africane e innovazioni dell’avanguardia free.
Nel 1968 Dollar Brand si convertì all’Islam e prese il nome di Abdullah Ibrahim, negli anni ’70 e ’80 fu il personaggio più rappresentativo per l’integrazione della scena jazz africana. Figura simbolo della lotta al razzismo, il pianista è ritornato in patria dopo la fine del regime. Ascoltarlo oggi è un’esperienza che trascende il puro fatto musicale: la sua musica è meditazione, preghiera e canto, un canto di amore, pace e fratellanza che si rivolge a tutti gli uomini nel segno di un rinnovato umanesimo, il tutto con il linguaggio del jazz più puro e sincero.
Parco della Musica, Sala Sinopoli, ore 21
 
 
Jazz/All’Alex le "altre storie" del crooner Pierluca Buonfrate
 
Torna il crooner romano Pierluca Buonfrate, che propone il progetto “Other Stories”, con Ettore Carucci al piano, Luca Pirozzi al contrabbasso e Valerio Vantaggio alla batteria. E’ un quartetto che offre un sound originale: gli arrangiamenti sono dei musicisti, come la maggior parte dei testi, originali e adattati agli standard proposti, il repertorio varia da brani di Miles Davis, Wayne Shorter, Michel Petrucciani, Horace Silver e Thelonious Monk fino al songbook di Mark Murphy.
Alexanderplatz, via Ostia 9, ore 22
 
 
Jazz/Il chitarrista Gianluca Figliola in trio al Gregory
 
Il chitarrista Gianluca Figliola, che si è rivelato uno dei musicisti  più originali del nostro jazz, è in trio con Leonardo Corradi all'organo Hammond e Marco Valeri alla batteria e offre un doppio set per quasi due ore di jazz piene di interplay, doti improvvisative e capacità di suonare per far arrivare la musica al cuore del pubblico. «Il mio obiettivo – dice - è emozionare chi ascolta i miei brani, far sì che sia avvolto dall’anima blues che lega le mie composizioni e le rende misteriose e spirituali».
Gregory, via Gregoriana 54a, ore 22 e ore 23.45
 
 
Rock/Al Cotton Club la band dei Jump Aces
 
“Bevo solo rock’n’roll” è la serata diretta da Lalla Hop che propone musica vintage all'insegna del rock e dintorni. Stasera sono sul palco i romani Jump Aces, formazione jump-blues e swing che di nuovo ha solo il nome, visto che è formata da musicisti molto conosciuti: il vocalist e pianista Marco Meucci, il chitarrista Alessandro Angelucci, il contrabbassista Al Compassi e il batterista Lorenzo Fancocci.
Cotton Club, via Bellinzona 2, ore 22
 
 
Jazz/All’Elegance la band del pianista Alessandro Mariano
 
L’Alex Mariano Quartet è una band nata dall’incontro tra Alessandro Mariano, pianista di estrazione classica che coltiva da anni un grande passione per il jazz, e tre musicisti romani provenienti da diverse esperienze ma che condividono la stessa passione per un repertorio che unisce il tradizionale (Thelonius Monk, Wes Montgomery, Wayne Shorter, Michael Brecker, Freddy Hubbard) con brani più recenti (Christian Mc Bride, Brandford Marsalis, Sam Rivers), tutti però riarrangiati con un sound personale e una particolare energia. Non mancano anche brani originali del leader, e il filo conduttore è il blues in tutte le sue varianti e sfaccettature, anche latin e funky. Con Alex ci sono Alberto Ruggieri al sax tenore, Claudio Campa al contrabbasso e Bernardo De Stefanis alla batteria.
Elegance Cafè, via Francesco Carletti 5, ore 22
 
 
Jazz/Open Swing Lab, come ogni domenica a Na Cosetta
 
E’ ormai un appuntamento fisso l’Open Swing Lab del club del Pigneto, laboratorio musicale dedicato agli stili del jazz e dello swing ideato dal sassofonista e bandleader Giorgio Cùscito, dal chitarrista Gino Cardamone e dal contrabbassista Giuseppe Talone in programma ogni domenica. Dopo il primo set comincia una festa aperta a musicisti e ballerini che danno vita, sopra e sotto il palco, a una vera orchestra con fiati, violini, voci, chitarre, washboard, batteria, alle prese con brani storici della Swing Era americana. Più di una jam session, è una vera e propria scuola di musica a palco aperto dove non mancano le incursioni di chi balla il lindy hop.
Na Cosetta, via Ettore Giovenale 54, ore 22
 
 
Rock/Aperitivo al Charity con il duo dei Moods
 
Sara Corbò (voce & harmonizer) e il chitarrista Roy Panebianco sono i Moods, duo che propone cover di artisti di ogni provenienza e genere. Il loro progetto è semplice: vivere il palco come una sorpresa continua, senza nessun copione, scaletta o repertorio.
Charity Cafè, via Panisperna 68, ore 18.30
 
 

Ultimo aggiornamento: 16:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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