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Colapesce e Dimartino, Musica leggerissima nel festival della musica classica: il duo protagonista a Spoleto

Colapesce Dimartino, Musica leggerissima nel festival della musica classica: il duo protagonista a Spoleto
di Simona Antonucci
5 Minuti di Lettura
Venerdì 25 Giugno 2021, 00:16

Musica leggerissima nel festival della musica classica: Colapesce e Dimartino saranno protagonisti a Spoleto che, con più di 60 Spettacoli in 17 sedi, e oltre 500 artisti da 13 Paesi, è pronto ad accogliere il pubblico, dal 25 giugno all’11 luglio. La 64esima edizione dei Due Mondi, la prima a firma di Monique Veaute, si inaugura il 25 giugno alle ore 20.30 con il concerto sinfonico della Budapest Festival Orchestra, guidata da Iván Fischer, che porta nella Piazza del Duomo musica francese del ‘900. Gran finale con il maestro Pappano e l’Orchestra di Santa Cecilia, l’11 luglio, sempre al Duomo.

E nella stessa piazza il 9 luglio, il duo che ha sbancato ogni classifica: «Siamo sempre fuori luogo, nell’universo sbagliato, compreso Sanremo», risponde Lorenzo Urciullo che insieme con Antonio Di Martino firma il brano «chiamiamolo pure tormentone», che ha realizzato 50 milioni di visualizzazioni, confermandosi il videoclip più visto del Festival e da sette settimane in vetta alle classifiche dei brani più trasmessi dalle radio e al primo posto dei singoli più venduti. 

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Che ci fa la musica leggera, tra Pappano e Fischer?

Lorenzo: «Ci piace portare la nostra poetica in contesti diversi. E poi la musica non va divisa per settori».

Quando avete “voglia di niente”, sentite anche la classica?

Antonio: «Certo. Da sempre. Ma trovarci in un contesto come Spoleto è strano, però anche giusto. È giusto che i festival creino dei corto circuiti: mischiare i pubblici rende più stimolante la fruizione».

La lirica affronta temi attuali. Anche voi: alcolismo, buchi neri, indifferenza. C’è un filo conduttore, aldilà dei generi?

Lorenzo: «La canzone è sempre stato un veicolo per raccontare la vita. Battiato e Léo Ferré lo hanno fatto anche meglio di noi. Nell’album I Mortali, che porteremo a Spoleto, ci sono tanti temi che nel pop non ti aspetti. Più che di generi parlerei di disagio. Ci piace la musica che mette a disagio. Stimola l’attaccamento a chi la canta. A chi la scrive. Quelle che filano lisce non lasciano segni e non le ricordi più». 

Cosa non fa la musica classica per essere percepita come leggera?

Antonio: «La musica classica nasce pop. Pensiamo a Mozart. È la mancanza di conoscenza che alimenta il distacco».

Lorenzo: «È il racconto sbagliato che si fa della musica classica».

La musica classica però sta aprendo un dialogo con altre culture: cinema, musei. Ma il pop?

Lorenzo: «Noi usciamo spesso dagli steccati. Antonio ha scritto un libro su Chavela Vargas e ha fatto anche uno spettacolo teatrale. Io mi sono dedicato al fumetto insieme con un illustratore e abbiamo portato il progetto anche nei musei. Ho composto le musiche di alcuni documentari di Vittorio De Seta. Direi che siamo attivi su questo fronte». 

 

Tra i nuovi progetti anche un remix del vostro brano. 

Antonio: «Dopo Sanremo tanta gente ci mandava i remix fatti a casa. E quindi abbiamo deciso di farli fare a esperti del settore, che stimiamo, maestri dell’elettronica non solo italiana, come Cerrone, Moroder».

Una versione dance senza discoteche?

Lorenzo: «Non c’è stato un retro pensiero. Abbiamo celebrato il nostro pezzo. Un regalo».

Il bis? 

Antonio: «Non c’è voglia di bissarlo. È capitato: Musica leggerissima è stato quasi un incidente della nostra carriera. Ora vogliamo fare un bel tour, tornare dal vivo».

Un successo così globale per una canzone impegnata, anche triste: è stata “fraintesa”? 

Lorenzo: «Il nostro percorso non è mai cambiato, è uguale da dieci anni. Il brano ha funzionato di più perché è passato da un megafono gigante come Sanremo. E comunque, il pubblico spesso viene sottovalutato, soprattutto dalle radio».

Da Sanremo al Primo maggio, spesso gli organizzatori scelgono gli stessi artisti. C’è un appiattimento?

Antonio: «L’appiattimento è più che altro logistico. Le star dei grandi tour internazionali non possono suonare. Quindi, i nomi da fascia media, musicisti da mille posti, in un anno come questo sono privilegiati».

Quindi è stato un bene per gli italiani?

Antonio: «Devono girare spettacoli belli, non è importante la nazionalità».

Il vostro è in tour?

Antonio: «Tante tappe. Saremo in cinque sul palco, nostri amici con cui lavoriamo da anni, bravissimi».

Non si potrà ballare...

«Lorenzo: «Io sto seduto. Non mi piace stare in piedi e non mi piace ballare».

Progetti? 

Antonio: «Non ci abbiamo pensato. Il tour è impegnativo. Dobbiamo essere preparati».

Preparazione fisica o mentale?

Antonio: «Tutti i tentativi di fare un po’ di movimento sono finiti miseramente. Noi facciamo meditazione. Sul divano».

Lorenzo: «Ma neanche la meditazione sta funzionando. L’ansia ci logora».

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