Ciak, si suona: in "Best cult" Andrea Braido interpreta musiche della storia del cinema. «C'è tutto me stesso»

Mercoledì 16 Dicembre 2020 di Massimo Chiaravalli
Ciak, si suona: in "Best cult" Andrea Braido interpreta musiche della storia del cinema. «C'è tutto me stesso»

Ciak, si suona. Si va da “Arancia meccanica” a “2001: Odissea nello spazio”, da “Pulp fiction” a “Il padrino”, fino a “La pantera rosa” e al corposo omaggio al genio di Ennio Morricone. Sono i “Best cult” di Andrea Braido, che mette la sua passione, dedizione, esperienza e tecnica musicale al servizio della storia del cinema. Ha scelto 12 film e ne ha interpretato le colonne sonore, spaziando in un mare di generi e strumenti diversi: uno dei pochi a poterselo permettere. Il suo nuovo cd sarà pubblicato sabato prossimo e il risultato è da premio Oscar: riesce ad accontentare gli amanti del grande schermo come quelli della grande musica.

Braido, perché un disco sulle colonne sonore?
«Era da molto che volevo farlo, ma non era facile fare un arrangiamento e rendere omaggio a musiche così conosciute. E’ un po’ come prendere un brano di Bach o Beethoven e farne una versione personale. I film che ho scelto sono infatti tra i più conosciuti nella storia del cinema».

Come è nato?
«L’ispirazione arriva da film che ho visto anche da bambino. Essendo l’ultimo di tre figli ho avuto maggiore libertà, mio padre mi ha fatto vedere film che mi hanno molto colpito e fatto porre delle domande, come “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. O “Il Padrino”. Mia madre mi portò invece a vedere “2001: Odissea nello spazio” al cinema dell’oratorio quando avevo 7 anni. Mi colpì di brutto quella modernità, anche a livello musicale, venendo a conoscenza di compositori come György Ligeti e Aram Il'ič Chačaturjan, oltre ovviamente a Richard & Joahnn Strauss».

I brani sono stati scelti più in base alle musiche o ai film?
«Sono due elementi strettamente collegati. Ho scelto i primi 12 film che mi hanno colpito non solo dal punto di vista acustico ma anche visivo. Ce ne sarebbero però molti altri».

Qual è stato l’approccio?
«Alcuni brani sono volutamente arrangiati in maniera diversa dall’originale, ma sempre con un punto di riferimento che l’ascoltatore può riconoscere. Altri, come nei tre di Morricone (“Giù la testa” e “Per un pugno di dollari”, oltre che “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, ndc), sono stato molto più federe all’originale».

“Best cult” è comunque una summa di tutti i modi di suonare di Braido.
«Sì, ci sono l’improvvisazione jazz, quella rock, la chitarra classica, la melodia, momenti molto delicati. Ho suonato anche tutti i bassi e in alcuni brani tastiere e pianoforte. Forse non ho mai toccato tutte queste cose nei miei dischi precedenti. Sono inoltre molto contento del lavoro ritmico fatto insieme al batterista Mauro Cau: perfetto per la sua versatilità, sensibilità e tecnica, quando scelgo un musicista ho le idee chiare e non mi sbagliavo. Inoltre nel brano “Deer Hunter/Il Cacciatore” ho chiamato Marco Brusa, mio ex allievo oltre che amico da molti anni, per l’arpeggio originale della chitarra classica».

“Il padrino” è anche un assolo storico di Slash, ci aveva pensato?
«Musicalmente non l’ho mai ascoltato, nonostante l’enorme esposizione mediatica. Quindi mentre pensavo al brano ho sinceramente fatto un omaggio alle emozioni che mi diede il film. La musica nel tema in questione la suonavo già verso i 15-16 anni. Poi ho pensato alla Sicilia, all’atmosfera, al sound e alle sensazioni che provai quando la visitai la prima volta. Sono stato pure a Little Italy a New York più di una volta. Ho improvvisato alla mia maniera stando su quegli accordi, comunque in modo più improntato al jazz. A proposito, ma Slash lo sa che questa musica l’ha scritta un grande italiano? Nino Rota».

Una definizione di “Best cult”?
«E’ molto autobiografico: rispecchia quello che sono oggi. C’è chi mi vede come chitarrista rock e sicuramente non verrà deluso. C’è chi mi vede invece più come chitarrista classico o bassista, e avrà di che sbizzarrirsi. Uscirà in digitale, l’etichetta è la JJ Edizioni musicali di Giovanni Pasquetti che ha curato l’editing ed il non facile mix insieme a me. Sicuramente più in là verrà pubblicato anche il formato fisico. Insomma, è un disco molto maturo, come sempre ci ho messo cuore e attenzione, ma questo particolare periodo ha ispirato una concentrazione molto intensa. Infine sono convinto che ogni cosa buona che si fa resta per sempre».

© RIPRODUZIONE RISERVATA