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Bryan Adams contro Adele: «Il mio album in ritardo per colpa sua»

Bryan Adams contro Adele: «Il mio album in ritardo per colpa sua»
di Mattia Marzi
4 Minuti di Lettura
Lunedì 14 Marzo 2022, 08:46 - Ultimo aggiornamento: 13:14

Un nuovo album di inediti dopo tre anni, un musical basato sul film campione di incassi Pretty Woman che sta facendo il giro del mondo (in Italia, dove è arrivato lo scorso autunno, restando al Teatro Nazionale di Milano fino al 5 marzo, lo spettacolo per il quale il cantautore ha firmato le musiche ha venduto oltre 50 mila biglietti), l'attività da fotografo (sono sue le foto dell'ultimo Calendario Pirelli), un tour che lo vedrà tornare a esibirsi nel nostro Paese a fine anno, per tre date nei palasport di Conegliano, Roma e Firenze rispettivamente il 5, 6 e 8 dicembre.


LA PROMOZIONE
A 62 anni Bryan Adams vive il suo prepensionamento tenendosi il più occupato possibile: «Sono felice di essere ancora in pista», dice il rocker canadese, che lo scorso autunno, venuto in Italia per presentare il Pirelli, è risultato positivo al Covid a Milano e fatto la quarantena in un ospedale a Busto Arsizio. So Happy It Hurts è il titolo del disco arrivato nei negozi lo scorso venerdì, il quindicesimo di una carriera ultraquarantennale che gli ha permesso di vendere cento milioni di copie, ma lui non sembra così felice di prestarsi nuovamente alla raffica di interviste alle quali una star del suo calibro è chiamata per promuovere un nuovo lavoro. Dall'altra parte dello schermo la voce di Summer of 69 centellina i sorrisi, mentre rivela che l'album sarebbe dovuto uscire già un anno fa, ma per colpa di una famosa collega non era possibile avere per tempo le copie dei vinili.

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LO SFOGO
Così alla fine, d'accordo con la casa discografica, ha preferito rinviarne la pubblicazione: «Sì, è proprio Adele. Passi il tempo a cercare di scrivere bellissime canzoni, a registrarle, a produrle, a mixarle, poi quando si tratta di mandare il disco devi sperare che Adele non abbia già prenotato tutti gli impianti di stampa di vinili», spiega, riferendosi alla strategia commerciale della diva pop britannica, che per far stampare 500 mila copie del suo ultimo album 30 l'anno scorso ha monopolizzato gli impianti, creando liste d'attesa lunghissime.
Tra i dodici pezzi contenuti in So Happy It Hurts spicca Kick Ass, che è un inno al potere salvifico del rock'n'roll: «Ho ascoltato i Maneskin e li ho trovati fighissimi. Non è vero che l'Italia è un paese poco rock: io ogni volta che suono da voi percepisco sempre una grande energia da parte del pubblico». Del passato Bryan Adams parla malvolentieri, ma in un'intervista concessa in questi giorni al quotidiano britannico The Independent ha raccontato un retroscena legato al successo di Everything I Do) I Do It for You, la hit che nel 1991 gli cambiò la vita: «La gente mi diceva: Sei al primo posto in classifica, ma io non riuscivo a godermi quel traguardo. Suonavo ogni sera in posti sempre più grandi e il tour non finiva mai».


LA SOFFERENZA
Della crisi tra Ucraina e Russia, lui che nel 2013 fotografò i soldati feriti della guerra in Afghanistan per il libro Wounded: The Legacy Of War (e attacca l'ex presidente Usa George Bush, parlando di quel conflitto come di un disastro indicibile ), dice: «Non sappiamo quale sarà l'esito di questa situazione che causa sofferenze. Quale deve essere il ruolo degli artisti? Quello di continuare a creare: la musica solleva gli animi».

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