Bludeepa, il Rock elettrico sposa il Prog. Cinque anni per far uscire alla luce Tat Tvam Asi: ecco il nuovo album

Bludeepa, il Rock elettrico sposa il Prog. Cinque anni per far uscire alla luce Tat Tvam Asi: ecco il nuovo album
di Enzo Vitale
4 Minuti di Lettura
Martedì 18 Gennaio 2022, 13:03 - Ultimo aggiornamento: 13:23

Unisci il blu e la parola deepa (un sostantivo sanscrito che ha a che fare con la luce) e dal cappello a cilindro esce fuori Bludeepa.  Loro sono Danilo Mintrone (piano, sintetizzatori, programmazione computer); Danilo Pieroni (voce, programmazione computer); Emiliano Chiocciolini (batteria, chitarra) ed Enrico De Angelis (basso, chitarra, cori). E luce fu.

Nel panorama indipendente italiano i romani Bludeepa sono una delle realtà musicali più interessanti. Nell'anno appena passato è uscito l’album Tat Tvam Asi, votato tra i migliori lavori da Radio Elettrica, mentre la rivista bimestrale Prog Italia (il 20 gennaio è in uscita il nuovo numero) a novembre 2021 ha dedicato al gruppo tre pagine, giusto tra Jethro Tull, Luis Bacalov e Pink Floyd. Ma c'è di più: il clip di Spiritual Summer, regia di Lodovico Zago, ha vinto il primo premio del festival internazionale Eurovideosong 2021 nella categoria Best Animation Music Video.

L'ALBUM

Cinque anni per chiudere il progetto “Tat Tvam Asi” con composizioni quasi tutte nate al piano dal lavoro di Pieroni e Mintrone. Non mancano elementi rock anni 70 vista la presenza dell’organo Hammond (Solitude Standing, Iron & Flesh) che amalgama elementi sonori evocando anche profumi rock/prog. 

IL LEADER

«Io provengo sia dal mondo anglofono sia da quello italiano, anche per motivi non musicali -spiega Danilo Pieroni-. Diciamo 50% di entrambe le culture. Sono cresciuto musicalmente con gli i anni 80 inglesi: new wave, rock e post punk». Il primo amore? Nessun dubbio: «I Police.   In Italia i CCCP e poi CSI mi hanno travolto in maniera definitiva, ma anche Franco Battiato (ritengo “L’imboscata” del 1996 l’album pop perfetto). In seguito ho scoperto i dischi di Faust’O/Fausto Rossi e me ne sono innamorato per la crudezza poetica.  Sono comunque onnivoro, musicalmente parlando. A me piace ascoltare musica in generale e con gli anni la curiosità è cresciuta esponenzialmente. Se un brano mi piace, non mi interessa di chi è».


L'INCONTRO CON FERNANDA PIVANO

Tra le tante esperienze, quella fondamentale l'incontro con Fernanda Pivano.

«L’ho incontrata a Roma, vicino alla John Cabot University a Trastevere -racconta Pieroni-, mentre ero con un amico. L’abbiamo fermata per strada chiedendo dir fare quattro chiacchiere. Lei, senza battere ciglio, ci ha fissato giorno ed ora, indicandoci dove viveva, proprio di fronte l’università.  Abbiamo passato l’estate insieme, incontrandoci spesso per parlare, leggerle i miei racconti e farle ascoltare i primi testi messi insieme (quelli che avrebbero costituito “L’età inquieta”, il nostro primo disco del 2002). E lei, attenta e curiosa, mi ha chiesto particolari sui testi per entrarci più dentro. Mi disse che le sfuggiva la metrica ritmica di Velocemente, così io presi la chitarra e la cantai. Fernanda disse: “Ecco, ora ha senso, cantando il testo funziona bene”. Poi siamo andati insieme al cinema, abbiamo cenato a casa di un amico chiacchierando di Genova e della beat generation. Un giorno mi disse che il Centro Sperimentale di Cinematografia intendeva realizzare un documentario su di lei a casa di Tito Schipa Jr. Voleva farmi incontrare il regista e la produzione perché “non si sa mai, se gli fai ascoltare la tua musica… da cosa nasce cosa!”. Un giorno mi segnalò un articolo sul libro Il partigiano Johnny (condividevamo la passione smodata per lo scrittore Beppe Fenoglio); nella stessa occasione mi disse che la PFM avrebbe musicato un suo testo nel nuovo album (Domo Dozo su “Serendipity”, uscito nel 2000, dove la stessa Pivano fa un intervento alla voce). Aveva una cultura sterminata e una gentilezza infinita, in più possedeva la grandezza delle “poche” persone famose capaci di sedersi con chiunque, ascoltando per confrontarsi». 

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