Berliner e Petrenko, applausi e standing ovation al gran finale del Romaeuropa e festa della musica per la città

Il maestro russo Kirill Petrenko
di Simona Antonucci
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Lunedì 22 Novembre 2021, 21:37 - Ultimo aggiornamento: 24 Novembre, 20:17

Un’attesa lunga 17 anni che si è sciolta in un abbraccio appassionato. Ieri sera al Parco della Musica i 2.500 spettatori della Sala Santa Cecilia (una gioia vederla di nuovo così gremita) hanno salutato il ritorno dei Berliner Philarmoniker, guidati dal loro maestro Kirill Petrenko, con un entusiasmo che solitamente si riserva alle rockstar: ambasciatori e politici, addetti ai lavori e studenti dei conservatori, romani e stranieri, hanno letteralmente avvolto la celebre orchestra tedesca, considerata tra le quattro migliori del mondo, con una lunga e toccante standing ovation.

IL MAESTRO

Per Petrenko, carismatico musicista russo, 49 anni, dal 2019 con i Berliner, elegantissimo nel gesto, nella capacità di costruire i suoni e nella la sua casacca scura ad avvolgere un fisico da atleta, oltre ai “bravo” si è levato anche più di un “bello”. Un’accoglienza memorabile al termine di una serata indimenticabile, ma soprattutto di un’esecuzione che conferma la leggenda. Scelto “a pennello” il programma dell’evento, il capolavoro romantico della Sinfonia n. 3 Scozzese di Felix Mendelssohn, conclusa nel 1842 e dedicata alla Regina Vittoria, e la Sinfonia n. 10, travolgente e soave, di Dmitri Šostakovič, composta nel 1953, pochi mesi dopo la morte di Stalin.

SIMON RATTLE

I Berliner erano venuti a Roma l’ultima volta nel 2004 con il precedente direttore Simon Rattle, anche allora un evento per la città. Ma il concerto di ieri, realizzato in collaborazione con l’Ambasciata di Germania, era simbolicamente carico di tanto altro. La chiusura del RomaEuropa, festival che con i suoi 85 appuntamenti con 400 artiste ed artisti, ha risvegliato (e saziato) il desiderio di cultura dopo la pandemia (50 mila gli spettatori), nonché la chiusura della tournée europea dei Berliner (a Roma ieri l’unica tappa italiana) che, in questo momento di risalita dei contagi, soprattutto in Germania, hanno voluto dedicare alle vittime del Covid.

La toccante performance è arrivata al termine di una giornata che ha allineato appuntamenti internazionali che solitamente, presi uno per uno bastano e avanzano per esclamare wow: l’Auditorium era letteralmente un Parco della Musica, con amanti dell’elettronica che incrociavano nella hall gli appassionati della classica o della danza, spettatori che entravano e uscivano dalle sale o che tappa dopo tappa, puntavano al percorso netto.

REICH/RICHTER

Alle 17, in sala Santa Cecilia, l’Ensemble intercontemporain con Reich/Richter (fondazione fondata da Boulez nel 1976) ha dato il via alle danze: un’ora mezza di viaggio ipnotico con le musiche di Steve Reich incorniciate dalle immagini video prodotte dal pittore tedesco Gerhard Richter, tra i massimi artisti viventi. Inquilino della porta accanto, in sala Petrassi il coreografo Olivier Dubuois che ha accompagnato il pubblico fino al Cairo con una pièce per 7 musicisti/interpreti scatenati a ritmo di electro chaabi, musica creata dai giovani egiziani dei quartieri popolari per una danza “incendiaria”.

ALVA NOTO

Passaggio di testimone. Alle 18 in sala Teatro studio Borgna il visionario film Inferno del 1911 rivisitato dalle musiche del collettivo Edison Studio e alle 19 Alva Noto che insieme con il poeta/performer parigino Anne-James Chaton ha sparato suoni e parole sul pubblico della sala Sinopoli: operazione colta in cui techno e spoken words, partendo dai manoscritti dell’arcivescovo spagnolo Isidoro di Siviglia, si sono intrecciati in performance sonora sul linguaggio. Ipnotizzati e carichi, pubblico in corteo verso la Sala Santa Cecilia per la declinazione di tutto l’alfabeto della bellezza con i Berliner. Dopo oltre due mesi di spettacoli, un gran finale che ha visto tre istituzioni della città (Romaeuropa, Parco della Musica, Accademia di Santa Cecilia) unirsi e collaborare per “suonarle” al resto del mondo.

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