Andrea Bocelli: «Nessun Dorma per i 150 anni di Roma Capitale»

Sabato 1 Febbraio 2020 di Simona Antonucci
1
Andrea Bocelli: «Nessun Dorma per i 150 anni di Roma Capitale»

«Roma è il baricentro della nostra penisola, un immenso museo a cielo aperto che testimonia la nostra cultura e la nostra storia. È di una bellezza sconvolgente. Goethe la definiva “capitale del mondo”... E se ritrae il cuore storico dell’Occidente, credo che in primis rappresenti l’Italia, di cui è appunto perno e centro motore».

Andrea Bocelli sarà la voce della festa per i 150 anni di Roma Capitale, organizzata al Teatro dell’Opera dal Campidoglio, lunedì dalle 17,55 (in diretta tv su Rai3). Oltre alla sindaca Virginia Raggi, presenti il presidente Mattarella, i presidenti di Camera e Senato, Fico e Casellati, i ministri Lamorgese, D’Incà, Guerini. Il primo ministro Conte non ci sarà. Il Papa ha deciso di aderire alle celebrazioni inviando il cardinale Parolin che leggerà un messaggio.

LEGGI ANCHE --> Roma Capitale, 150 anni senza fondi: la lettera del Papa

Eletto nel mondo quale testimonianza della più alta tradizione vocale italiana, il tenore toscano, 61 anni, sarà accompagnato dall’Orchestra del Teatro dell’Opera. Tra gli ospiti della serata il Maestro Ezio Bosso e Gigi Proietti.

Che cosa ha scelto di cantare lunedì?
«Arie di Puccini, genio italiano amato nel mondo. Tra le pagine che proporrò, l’inno di vittoria per eccellenza: il “Nessun dorma” dalla “Turandot”, e una dichiarazione d’amore – “Recondita armonia” da “Tosca”– che, essendo l’opera ambientata a Roma, qui diventa un omaggio alla bellezza della nostra Capitale. E poi Beethoven: l’Inno alla Gioia, metafora sonora dell’Unione Europea ed espressione di fratellanza universale».

Tra i brani che ha selezionato per il concerto ce n’è qualcuno dedicato in modo particolare a Roma Capitale?
«L’inno di Mameli e Novaro, quel “Canto degli Italiani” che evoca un sogno perseguito per decenni e raggiunto al costo di tante vite sacrificate. Da patriota convinto, lo intono sempre con orgoglio e confesso che devo ogni volta appellarmi al massimo controllo delle emozioni per non commuovermi... Perché dietro a quella melodia lineare e scandita, sento la nostra storia e lo sforzo di dare unità e autonomia ad un Paese che, tutt’oggi, credo sia ancora il posto migliore dove trascorrere la propria vita».

Si ricorda la sua prima vacanza romana?
«Roma nella mia infanzia mescola vita vissuta, cognizioni scolastiche ed echi fiabeschi... Sono certo di averla visitata da bambino, insieme a mio fratello Alberto, al mio babbo ed alla mia mamma. Ma ai ricordi si mescola ciò che già allora studiavo sui libri, in merito alla Città Eterna, ed anche le emozioni per le pellicole sulla Roma antica e per quelle “Vacanze romane” che avevano già fatto sognare la generazione dei miei genitori».

Questa estate si esibirà per la prima volta a Caracalla: come immagina quella sera? Che cosa la emoziona di quel posto?
«È una scommessa, ambiziosa e impegnativa... Penso che abbia le potenzialità per esprimere un momento di festa e di positività, per i romani innanzitutto, e per l’Italia tutta. Caracalla è un luogo meraviglioso nel quale si respira la nostra storia antica, ma anche quella recente, giacché giusto trent’anni fa, i Tre Tenori inauguravano una tipologia innovativa di divulgazione dei capolavori della lirica e dei “classici” della canzone».

Qual è stato il loro contribuito?
«Hanno restituito una ventata d’aria nuova, a livello globale, in un mondo che rischiava di dimenticare la propria vocazione popolare. Così come a un repertorio anche popolare si dedicavano, assai prima di Luciano Pavarotti, Placido Domingo e José Carreras, loro predecessori leggendari quali Enrico Caruso, Beniamino Gigli, Mario Lanza...».

E lei, che viene considerato l’erede di quella scuola di pensiero, crede che il cammino sia a buon punto? O che ci sia molto da fare?
«Credo che la musica lirica (e la classica in genere) trovi oggi e continuerà a trovare in futuro tanti estimatori. Sono convinto che, se preso per mano, qualunque pubblico senza preconcetti sia disposto a scoprire, insieme, un repertorio che trasmette gioia ed emozioni straordinarie, aprendo cuore e mente, educando alla bellezza».

Quali brani pensa di voler mettere in scaletta a Caracalla?
«Avrò l’onore di contare su di un cast stellare di amici che mi affiancheranno sul palco. La scaletta è in via di definizione, ma quanto proporremo sarà un’antologia delle più celebri arie e romanze di sempre (oltre a duetti e pagine corali), in un viaggio in oltre due secoli di belcanto e di melodie indimenticabili».

Lei è riuscito a far amare la musica italiana, il melodramma, anche in Nuova Guinea: in Italia si fa abbastanza per tutelare e promuovere questo patrimonio?
«Ci sono segnali positivi, seppure all’estero ci siano realtà più attente e coraggiose. Alle nostre latitudini ci sono spazi per migliorare, a partire dall’educazione e dalla pratica musicale da sviluppare fin dalla prima infanzia... Frequentare e praticare la bellezza è importante, soprattutto per i bambini di oggi, che saranno i cittadini di domani. L’arte e la bellezza possono restituire fiducia nel futuro... Lo studio della musica è uno strumento fondamentale per rendere feconda ogni anima».

Lunedì ci sarà anche il presidente della Repubblica, le piacerebbe rivolgergli un appello?
«Il Presidente Mattarella non ha certo bisogno di appelli e petizioni da parte di un cantante, per sapere quali le priorità della nazione di cui è primo cittadino. Posso solo dire che sono onorato di cantare ancora una volta alla sua presenza».

Sul palco anche Ezio Bosso: che cosa vi unisce oltre all’amore per la musica?
«È un artista di grande sensibilità, è un musicista che apprezzo e del quale spero presto di approfondire la conoscenza».

Che cosa l’affascina di Gigi Proietti, anche lui ospite delle celebrazioni?
«Proietti è un genio del teatro, è un mattatore, un artista pirotecnico che esprime a mio avviso una delle vette più alte dell’italianità attoriale. Lo ammiro da sempre e sono orgoglioso di poter condividere con lui il palco delle celebrazioni romane».

Lei ha venduto 90 milioni di dischi, anche in Mongolia e alle isole Fiji: qual è il linguaggio che ha abbattuto tutte e frontiere?
«La buona musica costituisce di per sé un canale di comunicazione emozionale che sbaraglia ogni barriera. Inoltre devo dire che ho constatato come i miei gusti musicali – che si riverberano sulla mia produzione artistica – sovente coincidono con quelli del grande pubblico, in molte parti del mondo».

Sei nomination ai Grammy Awards, primo artista italiano a conquistare le classifiche inglesi e americane, il concerto per il Giubileo con Papa Giovanni Paolo II e i sold out al Metropolitan: quale di questi traguardi le resteranno per sempre nel cuore?
«Le nomination e i sold out sono gratificanti perché esprimono una benevolenza nei miei confronti, senz’altro immeritata e di cui mi sento sempre profondamente grato. Però esperienze quali il concerto per il Giubileo, così come le altre occasioni che ho avuto di cantare di fronte ai Sommi Pontefici che si sono succeduti, hanno una valenza spirituale, una intensità che non posso raffrontare con null’altro, perché sono momenti di musica ma anche di preghiera».

Da Ed Sheeran a Ellie Goulding. Ha duettato con i più grandi del pop. Ma il duetto con suo figlio è diventato virale: perché?
«Devo ammettere che quella di “Fall on me” è stata un’esperienza foriera di grandi emozioni, perché la canzone – ai cui testi ha collaborato lo stesso Matteo – parla proprio di un figlio che cresce e che si affaccia alla vita adulta, e di un genitore che lo sostiene e rassicura. Duettare con Matteo, averlo accanto in tournée, lo considero un ulteriore meraviglioso regalo della vita, cui francamente non pensavo di poter ambire. E probabilmente il pubblico ha colto ed apprezzato la forza e la genuinità delle emozioni che proviamo, interpretandola, ed il messaggio di speranza che desideriamo proporre».

Un brano, questo, che avete cantato nel corso della 69° Festival di Sanremo...
«E’ stato bello tornare sul medesimo palco che mi aveva accolto, una prima volta nel ’94, nella sezione “nuove proposte”, ed una seconda l’anno successivo. Mentre intonavo “Con te partirò”, nel ’95, nasceva Amos, il mio primogenito... Amos che mi ha accompagnato al pianoforte, qualche anno fa, proprio a Sanremo. L’anno scorso è stata invece la volta di Matteo. La ribalta del festival è come un album di ricordi: qui ho vissuto alcuni tra i momenti più importanti della mia vita, non solo professionale».

Ultimo aggiornamento: 18:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA