Nasce Almar'à, orchestra di donne contro il pregiudizio

Domenica 8 Dicembre 2019 di Roberta Savona
Almar'à, la prima italiana orchestra di donne arabe e del mediterraneo, unite contro il pregiudizio
Si chiamano Almar'à, sono donne e insieme formano un'orchestra. La prima orchestra italiana di donne arabe e del mediterraneo, unite in una polifonia tutta al femminile offerta in rete grazie al singolo di lancio dal titolo "Rim Almar'à", arrangiato da Ziad Trabelsi, Mario Tronco, Pino Pecorelli, Leandro Piccioni e girato dal creativo Francesco Cabras - già autore da solo o in co-regia con Alberto Molinari, di videoclip per grandi nomi come Sergio Cammariere, Nada, Caparezza, Max Gazzè e molti altri ancora. Il video è stato realizzato grazie al contributo della Fondazione Cultura e Arte e dona immagini ad un brano in cui le voci si stringono in un profondo abbraccio tra musica e parole, insieme contro ogni pregiudizio. Tredici donne provenienti da nove diversi paesi, pronte a proporre un sound ibrido che fa sponda tra sonorità occidentali e orientali. Almar'à, ovvero "donna con dignità", è un progetto nato dall'esigenza di sensibilizzare l'opinione sugli stereotipi legati al mondo arabo.

Tra tradizione e modernità, musiciste professioniste e non, di ogni età, cantano su musiche arabe, classica e jazz, fondendo il sapere musicale d'Oriente a quello d'Occidente, creando così un vero e proprio inno alla diversità come valore aggiunto e il cui titolo significa "Giovane Donna". Un promessa d'amore ad un uomo in partenza e che forse non tornerà; un pezzo che appartiene alla tradizione araba tunisina di cui si è scelto di mantenere la lingua originaria, ma che viene rielaborato nell'arrangiamento e nel testo, conquistando così un sound innovativo. Il violino classico di Alkabir Alhasani (dalla Siria), già membro dell'Orchestra Nazionale Siriana e della Syrian Philharmonic Orchestra, si accosta al kanun della giovane Dima Dawood (nata a Damasco e ora di base a Berlino). A loro si aggiunge il contrabbasso della jazzista Derya Davulcu (dalla Turchia), insieme alla darbouka di Sana Ben Hamza (dalla Tunisia); il violoncello dell'esperta Eszter Nagypal (Ungheria), che conta collaborazioni anche con i maestri Nicola Piovani ed Ennio Morricone, accompagna il flauto nay di Valentina Bellanova (dall'Italia), una novità per un'italiana che suona uno strumento tipico della tradizione araba e che oggi insegna in Germania nel Conservatorio di Musica Turca ed alla Global Academy di Berlino. Al pianoforte c'è Sade Mangiaracina (Italia/Tunisia), tra i dieci protagonisti del jazz italiano del futuro, con un fan d’eccezione come Paolo Fresu, produttore del suo ultimo disco; le percussioni rimbombano sotto le mani di Vera Petra (Italia), mentre il flauto traverso è affidato a Silvia La Rocca (Eritrea/Etiopia), che ha condotto studi al Conservatorio di Musica Santa Cecilia, oltre ad annoverare una carriera decennale in ambito concertistico. Nel coro ritroviamo l’esperienza di Kavinya Monthe Ndumbu (Kenya) e Yasemin Sannino (Turchia) - voce de “Le Fate Ignoranti” di Ferzan Özpetek, il tutto fuso alla passione di Hana Hachana (Tunisia), appena ventiquattrenne e di professione estetista, che si alterna a Nadia Emam (Italia/Egitto), cresciuta in Toscana ma decisa a non abbandonare le proprie origini egiziane.
L’orchestra nasce nel 2017, in bilico tra Firenze e Roma, grazie alla collaborazione tra Fondazione Fabbrica Europa e Centro socio-culturale tunisino “Dar Tounsi”, coordinata artisticamente da Ziad Trabelsi dell’Orchestra di Piazza Vittorio, e ha contato sul supporto del MiBACT, attraverso MigrArti, con il sostegno della Fondazione Pianoterra. Ultimo aggiornamento: 23:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA