La guerra in Iraq e le baracche romane raccontate dalle fotografie di Pellegrin

Martedì 6 Novembre 2018
Una delle fotografie di Paolo Pellegrin in mostra al Maxxi fino al 10 marzo
Il deserto dell'Iraq. I volti dei soldati. Con gli scatti uno accanto all'altro, così vicini che sembra di vederli muovere. Di sentire gli spari, la corsa di chi cerca scampo, la sgommata di una camionetta. Gli anfibi che inciampano. È la battaglia di Mosul del 2016, che esplode in tutta la sua potenza quasi come una Guernica contemporanea, ad aprire il viaggio nel mondo visto attraverso gli occhi, e l'obiettivo, di Paolo Pellegrin.

Pluripremiato membro di Magnum Photo, 10 volte World Press Photo Award, fino al 10 marzo il Maxxi gli dedica
Paolo Pellegrin. Un'antologia, personale a cura di Germano Celant nella prestigiosa Galleria 5, che corre tutta sul contrasto tra buio e luce.

Esposte oltre 150 immagini, con inediti e alcuni video, che ripercorrono 20 anni del suo lavoro, dal 1998 al 2017. Al centro, gli uomini, le guerre, le emergenze umanitarie, tra Gaza, Beirut, Guantanamo, ma anche nei quartieri neri in rivolta degli Stati Uniti, tra i migranti di Kos e Lesbo, fino al bianco assoluto e rarefatto dei ghiacciai dell'Antartide che stanno morendo, immortalati per la NASA.

C'è anche Roma, non quella di San Pietro o del Colosseo. Ma di una bimba che gioca tra le baracche. E la prima parte del Polittico su L'Aquila, commissionato per l'apertura del Maxxi L'Aquila nel 2019.
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