Da Rubens a Ribera, la collezione del principe torna a via Toledo

Sabato 8 Dicembre 2018
La mostra Rubens, Van Dyck, Ribera a Palazzo Zevallos Stigliano, sede museale di Banca Intesa a Napoli
Le Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano, sede museale di Intesa Sanpaolo a Napoli, presentano fino al 7 aprile 2019 la mostra Rubens, Van Dyck, Ribera. La collezione di un principe, a cura di Antonio Ernesto Denunzio con la presenza di Gabriele Finaldi come consultant curator e con la collaborazione di Giuseppe Porzio e Renato Ruotolo.

L’esposizione, con il patrocinio del Ministero per i beni e le attività cultuali e del Comune di Napoli, è organizzata in partnership con il Museo e Real Bosco di Capodimonte, in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli "L’Orientale".

La mostra riporta eccezionalmente a Palazzo Zevallos Stigliano la prestigiosa collezione appartenuta, prima di essere dispersa, alla famiglia Vandeneynden che abitò nella sontuosa dimora di via Toledo dagli ultimi decenni del Seicento: capolavori assoluti provenienti da musei nazionali e internazionali ritornano a Napoli, per la prima volta nello stesso Palazzo, nelle stesse stanze dove a lungo in passato furono custoditi.

Sono 36 le opere esposte, molti i capolavori in prestito da collezioni private e musei nazionali e stranieri di grande prestigio, tra cui: Galleria Sabauda (Torino), Pinacoteca di Brera (Milano), Musei Capitolini (Roma), Museo e Real Bosco di Capodimonte (Napoli), Museo Correale di Terranova (Sorrento), National Galleries of Scotland (Edimburgo), Museo Nazionale del Prado (Madrid), Museo Nacional Thyssen-Bornemisza (Madrid), The Museum of Fine Arts (Houston), Los Angeles County Museum of Art; Fitzwilliam Museum (Cambridge).

Fra questi alcuni dipinti mai esposti in Italia come
La merenda di Jan Miel proveniente dal Prado, i due Jan Fyt di collezione spagnola (González de Castejón Silva). Inedite sono le opere di Cornelis de Wael Scena di porto, Erode con la testa del Battista attribuita a Orbetto, la Tentazione di Adamo ed Eva di Vincenzo Gesualdo.

Sono già diversi decenni che gli studi di storia del collezionismo e del gusto hanno dedicato ampia attenzione alle raccolte della famiglia Vandeneynden e di Gaspar de Roomer, mercanti e finanzieri fiamminghi attivi a Napoli per gran parte del Seicento.

Da un rinnovato interesse sull’argomento, dovuto soprattutto alla presenza delle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo nell’antica residenza di Jan e Ferdinando Vandeneynden, il palazzo oggi noto come Zevallos Stigliano, nasce questa mostra che offre l’occasione straordinaria di riportare nel luogo dove a lungo furono custoditi molti dipinti che a loro appartennero.

Una lunga attività di ricerca, una sistematica ricognizione archivistico-documentaria, una puntuale ricostruzione delle vicende dinastiche ed ereditarie della famiglia hanno consentito di ampliare le conoscenze e di individuare un notevole numero di opere che originariamente facevano parte della collezione.

Stretti rapporti di parentela legavano la famiglia Vandeneynden a quelle di diversi artisti fiamminghi (i Brueghel, i de Wael, i de Jode) attivamente impegnati anche nel mercato dell’arte. Tale fitta rete di relazioni – di cui fu partecipe anche Roomer, a sua volta, per di più, fratello di un amico di Rubens – favorì la formazione delle due maggiori raccolte napoletane del XVII secolo, quelle appunto dei due mercanti anversesi, che, annoverando il meglio della produzione italiana e fiamminga del tempo, esercitarono grande influenza sui gusti collezionistici e sugli sviluppi della pittura napoletana coeva.

Nel palazzo di via Toledo fu custodita una straordinaria collezione d’arte che comprendeva opere tuttora celebri, alcune delle quali, come Il banchetto di Erode di Rubens (ora a Edimburgo), pervennero a Ferdinando Vandeneynden dall’eredità di Gaspare Roomer. Alla morte di Ferdinando il patrimonio passò alle sue tre figlie, due delle quali, Giovanna ed Elisabetta, sposarono rispettivamente Giuliano Colonna, dal 1716 principe di Stigliano (il principe a cui per estensione si è voluto far riferimento nel titolo della mostra) e Carlo Carafa di Belvedere.

L’inventario del 1688 registra oltre trecento dipinti, tra cui esemplari di Francesco Albani, Paul Bril, Jan Brueghel, Caravaggio, Aniello Falcone, Luca Giordano, Jan Miel, Mattia Preti, Nicolas Poussin, Jusepe de’ Ribera, Salvator Rosa, Pieter Paul Rubens, Massimo Stanzione, Andrea Vaccaro, Anton Van Dyck, numerose nature morte nonché paesaggi e battaglie di altri maestri, per lo più fiamminghi.
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