Umberto Eco, da Mattarella ad Annaud il ricordo del grande scrittore

Sabato 20 Febbraio 2016
Appena si è diffusa la notizia della morte di Umberto Eco, si sono moltiplicati i messaggi di cordoglio e i ricordi da parte di figure istituzionali, ammiratori e colleghi del grande scrittore e semiologo milanese.

Mattarella:
«Protagonista del dibattito intellettuale». Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si dice «particolarmente addolorato» per la morte di Umberto Eco. «Umberto Eco - continua Mattarella - era un uomo libero, dotato di un profondo spirito critico e di grande passione civile. È stato un protagonista del dibattito intellettuale italiano e internazionale. Nella sua autobiografia - prosegue il Capo dello Stato - si specchia il percorso di ricerca di identità culturale di intere generazioni del dopoguerra. Interprete, nei suoi anni giovanili, dei fermenti che animarono il mondo cattolico, seppe esprimere in modo creativo nelle sue diverse esperienze la curiosità che lo guidava, sia sul terreno della sperimentazione dei linguaggi, a partire dalla televisione, sia su quello della ricerca semiologica. La critica sociale che ha espresso nei suoi saggi e nei suoi frequenti interventi pubblicistici era figlia di questa capacità di lettura della società contemporanea. Umberto Eco ha vissuto immerso nelle contraddizioni del suo tempo, senza lasciarsene travolgere».

Il presidente della Repubblica ricorda ancora di Eco come fosse «osservatore acuto e disincantato, scrittore finissimo, anticipatore e sperimentatore di fenomeni e tendenze» e che «si è sempre proiettato nella dimensione internazionale, lontano da ogni chiusura dogmatica o provinciale. I suoi saggi e i suoi romanzi - conclude - hanno portato grande prestigio all'Italia e arricchito la cultura di ogni latitudine».


Renzi: «Un grande italiano». «Umberto Eco. Un grande italiano, un grande europeo». Lo scrive su Twitter il presidente del consiglio Matteo Renzi.

Franceschini:
«Ci ha lasciato un gigante». Il ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini ricorda «le parole che Eco rivolse agli 83 ministri della cultura riuniti all'Expo per sottoscrivere la Dichiarazione di Milano per la tutela del patrimonio culturale mondiale nelle aree di crisi». «'La diffusione della cultura e della conoscenza reciproca dei patrimoni culturali dei vari Paesi - egli disse in quella occasione - può costituire uno degli elementi di salvezza per un mondo sempre più globalizzato. La conoscenza di altre culture non elimina l'odio e la diffidenza per chi è diverso da noi - disse ancora Eco - e non dobbiamo fingerci anime belle e pensare che con il contatto culturale si possano salvare i bambini che muoiono di fame in Africa. Ma non dimentichiamo che è stato anche su sollecitazioni culturali che tanti volontari sono partiti per prestare la loro opera verso Paesi in difficoltà, scoprendo, tramite una cultura differente, che quei popoli erano uguali tra loro. La cultura è fondamentale - ebbe a dire nella lectio magistralis che aprì la seconda giornata dei lavori - per la comprensione reciproca in un mondo in cui le diverse culture vivono in continuo contattò». «Un messaggio forte - sottolinea il ministro - che oggi più che mai dobbiamo ricordare e fare nostro». «La scomparsa di Umberto Eco priva la cultura mondiale di un gigante. Egli è stato un assoluto protagonista del panorama culturale del XX e XXI secolo, un autentico intellettuale a tutto campo che ha saputo parlare tanto all'accademia quanto alle masse con diversi registri, ma sempre con grande sapienza e profondità di pensiero» dice Franceschini dello scrittore morto ieri notte. «Una vasta produzione di saggi, articoli e romanzi tradotti in tutto il mondo - sottolinea il ministro - è solo una parte dell'immenso contributo che egli ha fornito all'elevazione sociale, morale, civile e culturale del Paese. La sua verve, il suo intuito, il suo pensiero lungo, la sua visione originale sono parte integrante di una personalità poliedrica che mancherà non solo a tutti coloro che lo hanno conosciuto, ma all'intera società».

Napolitano: «Con lui amicizia lunga e schietta». «Nel momento in cui la cultura italiana ed europea rende omaggio alla figura di Umberto Eco in un eccezionale concerto di riconoscimenti per l'altissima peculiare qualità creativa e innovativa della sua opera di studioso, di scrittore e di maestro, desidero esprimere il sentimento profondo della mia partecipazione al dolore per la sua scomparsa». Così il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano ricorda Umberto Eco: «La conoscenza e l'amicizia tra noi sono state schiette e costanti nell'arco di decenni, e di lui ho apprezzato anche e in particolare la coerenza e la forza del suo attaccamento ai valori della libertà e della democrazia, ai principi del civile confronto tra le idee e tra le posizioni politiche ancorate al comune rispetto della Costituzione repubblicana. Nel ricordo dei cordiali incontri che anche in tempi recenti mi hanno permesso - conclude - di beneficiare dei suoi stimoli intellettuali e della sua simpatia ed ironia, rivolgo l'espressione della più sincera solidarietà in questo triste momento a tutti i suoi cari».

Romano Prodi: 
«Uomo di eccezionale prestigio». «Profondamente addolorato». Così l'ex premier Romano Prodi commenta la scomparsa di Umberto Eco, esprimendo le proprie «condoglianze alla moglie e ai figli» dello scrittore. «L'accademia italiana e internazionale perde un uomo di grande prestigio» aggiunge Prodi, che ricorda «ho conosciuto Umberto Eco sin dai tempi del nostro comune impegno all'Università di Bologna e di lui oggi non solo voglio rammentare l'eccezionale contributo che ha saputo offrire alla scienza e alla letteratura, ma ricordare anche la sua capacita di relazione empatica e immediata con gli studenti e il suo impegno costante come docente».

Vittorio Sgarbi:
«Ultimo titolare pensiero universale». «Era l'ultimo titolare del pensiero universale» ed era «un enciclopedista che ha dato la misura della memoria del mondo nel '900 come solo Benedetto Croce e Jorge Luis Borges hanno fatto»: così Vittorio Sgarbi ha ricordato Umberto Eco. Per Sgarbi, Eco «aveva un'intelligenza luminosa e applicata sia alle cose grandi della storia, della letteratura e dell'arte sia alle cose piccole come la sua celeberrima Fenomenologia di Mike Bongiorno». Un doppio interesse, quindi, che ha concentrato «nel modo migliore nelle 'Bustine di Minervà dove c'era tutta la sua vasta dottrina». «Lo conoscevo da un numero spropositato di anni - ricorda Sgarbi all'Ansa - ed era diventato quasi un parente, visto che si era associato in maniera determinante con mia sorella in una rivolta contro il monopolio editoriale. Aveva l'idea che Berlusconi potesse fare qualunque orrore e l'idea che controllasse tutte le case editrici gli è sembrata insopportabile, e quindi è diventato un socio rilevante della 'Nave di Teseò con il suo ultimo atto da combattente».

Annaud:
«Straripava di gioia e amava mangiare». «Umberto era un uomo con cui avevo un rapporto di ammirazione totale e di piacere della vita. Era un personaggio di una cultura imbarazzante e di una gioia di vivere stupefacente»: Jean-Jacques Annaud, il regista autore francese della versione cinematografica del Nome della Rosa, rende omaggio a Umberto Eco. «Era tra i miei più cari amici», continua Annaud salutando quella «combinazione del dotto e dell'uomo che ama ridere e mangiare». Intervistato da France Info il cineasta francese ricorda come Eco si «divertisse di tutto: straripava di gioia, era un mostro di memoria, ricordava tutto. Leggeva una pagina ed era in grado di ripeterla senza errori. E poi era impegnato politicamente, molto arrabbiato contro Silvio Berlusconi. È stata la battaglia della sua vita», conclude Annaud. © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Roma deserta, i controlli e la storia di Marta abbandonata in strada dai vigili (come in una favola)

di Pietro Piovani