Mondadori-Rcs, Adelphi si tira fuori e scommette su di sé. Calasso: «Il pericolo c'è, ma ci si può divertire»

Mondadori-Rcs, Adelphi si tira fuori e scommette su di sé. Calasso: «Il pericolo c'è, ma ci si può divertire»
di Mario Ajello
4 Minuti di Lettura
Martedì 6 Ottobre 2015, 05:49 - Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre, 09:51

«Credo a un'editoria di editori e non a una editoria di editor». E' il mantra di Roberto Calasso. Ed è lo spirito con cui il numero uno di Adelphi ha deciso di restare fuori dalla grande concentrazione Mondazzoli. Snobismo? No. Ideologismo anti-berlusconiano? Ma figuriamoci, uno come lui che è stato post-ideologico prima di tutti e proprio mentre impazzava l'egemonia gramsciana - o meglio crocian-gramsciana poi sostituita o integrata da quella banalmente progressista - della superficie politica delle cose se ne infischia. Puntando invece, più profondamente, a quella che Calasso chiama «l'impronta».

Ecco, Adelphi, che nella vicenda intellettuale italiana ha contato e conta tanto proponendo la cultura del dubbio, della contraddizione, dell'esoterismo, della mitologia e del repechage più imprevedibile, degli accostamenti di catalogo più eterodossi e spiazzanti - esempio: Nietzsche e Kafka, il profeta dell'Oltreuomo e il narratore del Sottouomo - non ha voluto mischiare la propria impronta con quella del colosso appena nato. E che ovviamente avrebbe cercato di lasciare a Adelphi la propria identità, visto che togliergliela sarebbe diventato un suicidio per tutti, ma quello spirito artigianale e insieme di successo commerciale con cui Calasso fa i suoi libri è composto anche dell'«arte di dire no». Il patron di Adelphi l'ha applicata in queste circostanze, ma senza polemiche e con la convinzione che possano risultare ancora vincenti la forza del catalogo (dalla doppia A di Antonin Artaud alla doppia Zeta del Zhiang-Zi (uno dei tre grandi classici taoisti), l'impasto di azzardo, rischio e seduzione, il gusto dell'ibridazione (quel filo non incoerente che tiene insieme un testo tibetano, un libro popolare di etologia, un trattato sul teatro, un volume elisabettiano e «L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello» del compianto Oliver Sacks), la stabilità del rapporto con i lettori e le altre caratteristiche della casa milanese che lanciò «L'insostenibile leggerezza dell'essere».

L'OCCHIO

«Se uno fa l'editore e vuole continuare a farlo - è la convinzione di Calasso - non mancano certo le cose, anche immense, da pubblicare. Ma bisogna esercitare l'occhio». L'editore milanese in questo passaggio cruciale ha esercitato intanto il portafogli. Facendo valere la sua opzione di acquisto, che era stata inserita a suo tempo nel caso la casamadre rizzoliana avesse cambiato proprietari. Il marchio Adelphi ha un fatturato di dieci milioni di euro. Il suo cento per cento è valutato intorno a 4 milioni e mezzo: questa è una cifra che vale per il fondatore, ma se altri dovessero comprare l'azienda pagherebbero molto di più.

L'azionariato, finora, era così composto. Rcs il 58 per cento (esattamente Rcs Libri il 48 e Rcs Mediagroup il 10), Calasso il 13,5, Francesco Pelizzi un altro 13,5, Elisabetta e Susanna Zevi rispettivamente il 10 e il 5. In sostanza la cordata intorno a Calasso era in possesso del 42 per cento. Adesso, con l'aiuto di non ingenti finanziamenti bancari, Calasso ha rilevato il 58 che gli mancava. E la cifra sborsata, secondo certi calcoli, sarebbe intorno ai 2 milioni e mezzo.

BEST SELLER

La Adelphi, che non guadagna miliardi ma non perde, si troverà a questo punto a competere a modo suo - con qualche successo sorprendente come «Sette brevi lezioni di fisica» di Carlo Rovelli, con qualche successo minore e con qualche scommessa mancata - in un mercato a dominanza Mondazzoli più altri medio-grandi come Gems, Feltrinelli e Giunti. Nonostante gli allarmisti ideologici in servizio permanente e i girotondisti anti-berlusconiani fuori tempo massimo gridino alla fine del pluralismo editoriale - invece di apprezzare questa operazione industriale che segna un punto a favore dell'Italia nella concorrenza europea - non solo le vittorie sul campo dei volumi Adelphi ma per esempio anche l'affermazione fortissima della serie romanzesca di Elena Ferrante per un piccolo marchio (e/o) sono la riprova che la qualità o il caso possono imporsi in qualsiasi condizione e non hanno bisogno di avere alle spalle dei giganti per lasciare (rieccola!) un'impronta nel campo culturale del Paese.

IL RILANCIO

Calasso, che ha riproposto il capostipite di ogni irrazionalismo, Nietzsche, non sembra dunque aver fatto nulla di irrazionale in questa vicenda. Puntando invece all'essenziale. Cioè al rilancio di quello che lui definisce così: «Un mestiere pericoloso, dove è facilissimo perdere soldi ma dove ci si può anche molto divertire».