Gli orrori della guerra e il "metodo" gandhiano: un saggio di Massimo Di Forti

Domenica 27 Marzo 2016 di Renato Minore
Ci sono saggi che tendono naturalmente a essere bulimici, l’una o al massimo le due idee su cui sono stati costruiti tendono a diluirsi, smozzicarsi, ripetersi fino alle due- trecento, ipertrofiche, pagine, fidando sull’efficacia della ridondanza, sul potere moltiplicatorio di una assai modesta dotazione di partenza. “Un futuro senza nemici” è di tutt’altra stoffa: il suo autore, Massimo Di Forti, giornalista culturale di razza, firma del nostro giornale che i lettori da anni ben conoscono, come saggista è asciutto, concentrato, anche essenziale mentre infilza come con uno spillo le sue idee.
Spinto dalla natura di lettore onnivoro di scienza, arte, psicoanalisi, filosofia , economia, massmediologia, va a segno e queste (molte) idee con cui alimenta “Un futuro senza nemici” sono intelligentemente miniaturizzate in un’ottantina di dense pagine. E lì, in quel format scandito in nove capitoli assai simmetrici, trovano la pista giusta in cui ognuna è chiamata a una performance d’eccellenza con interrogativi e scenari di discussione e dibattito che rendono assai viva la lettura , trascinata dalla passione e dalla competenza di chi l’ha scritto, per nulla improvvisata, di lungo corso. Di Forti s’interroga sulla violenza e sulla guerra. La capacità di creare dell’Homo Sapiens (scrive) si è accoppiata, nell’arco di millenni, in sintonia a un’incommensurabile violenza culminata nell’avvento dell’era atomica e nella realistica possibilità di sopprimere ogni forma di vita. La storia va avanti in una “perpetua polarità di splendori e infamia, genio e pazzia, carità e violenza, mostruosità e bellezza, gloria e crudeltà, virtù e orrore”. E’ vero: come esseri viventi, siamo fragili e indifesi, ma reagiamo a questa nostra natura con sconvolgente violenza e “il fenomeno della guerra ne è da sempre l’esempio più devastante”.
Basta aprire la televisione, consultare uno smartphone, leggere una pagina di giornale muovendoci sugli scenari di conflitti non più tanto lontani da noi o su quelli della nostra esistenza d’ogni giorno: nella scena politica e sociale, le guerre continuano a infestare il mondo, la violenza dilaga in forme varie e diffuse, parla tutte le lingue del mondo. Di Forti allinea le fonti giuste per una lettura complessa, non univoca del fenomeno, che implica il nostro stare al mondo, la nostra umanità. Un bello sforzo per orchestrare i diversi punti di vista presi a scorci e zoomate indicative, in un rapporto di causa-effetto che indaga la personalità umana e le interazioni sociali. Mette in campo una costellazione di autori amati: Canetti e il suo discorso su potere e sopravvivenza, Fornari con l’ idea della guerra come elaborazione paranoica del lutto attraverso la proiezione “verso un nemico esterno contro cui battersi”, e ancora Freud, Lao-Tsu, Einstein, Klein, Bouthoul, Schweitzer, Mcluhan, Bateson, tutti citati e usati con un atteggiamento da “devoto”, intelligente e intransigente. Ogni fonte è come la fiche da giocare al momento opportuno, per l’esito del discorso, per la sua “verità” conclusiva. Che è poi la proposta della non “violenza gandhiana”, “metodo di risoluzione dei conflitti” allo stesso modo in cui psicoanalisi e psicologia del profondo possono esserlo per quelli psichici”.
La più idonea terapia per curare la patologia del comportamento, costruire un futuro senza nemici e dimostrare rispetto per la vita e l’ambiente. E’ un metodo, scrive Di Forti: ma è anche il più vasto importante tentativo “di analisi e di soluzione dei conflitti mai attuati nell’avventura della specie umana. Da sperimentare nella realtà al di fuori di prestabilite gabbie ideologiche”.

Massimo Di Forti Un futuro senza nemici Amando 86 pagine 9 euro
Ultimo aggiornamento: 1 Aprile, 09:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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