Ilaria Bifarini, focus sui migranti: «Boom demografico nell'Africa in ginocchio per la povertà e ancora sfruttata»

Martedì 26 Giugno 2018 di Sabrina Vecchi
In giorni in cui la questione dei migranti diventa sempre più dirimente, la ricercatrice scrittrice reatina Ilaria Bifarini ci viene incontro per comprendere meglio il detto e soprattutto il non detto di questo fenomeno. Il suo secondo libro “I coloni dell’austerity. Africa, neoliberismo e migrazioni di massa”, con prefazione di Giulietto Chiesa, è diventato presto un punto di riferimento editoriale per comprendere meglio i punti meno noti del mancato sviluppo del continente africano ed aprire nuovi orizzonti di discussione e riflessione.



La questione dei migranti sta creando sconvolgimenti all'interno dell’Europa. Perché il flusso migratorio è diventato così imponente negli ultimi anni?
«Il fenomeno migratorio da sempre è parte della storia umana, ma le attuali migrazioni internazionali hanno un rilievo senza precedenti, tanto da poter essere definite migrazioni di massa. All'origine di questo flusso così massiccio proveniente dall'Africa ci sono motivi di tipo economico e demografico. Soltanto, infatti, una bassa percentuale dei migranti che arrivano nei nostri porti fugge dalle guerre. Nonostante la narrazione dominante voglia far credere che in Africa si siano riscontrati progressi nel campo economico e sanitario, il Continente si trova impantanato in una situazione di povertà e miseria endemica. Oltre la metà dei 700 milioni di poveri del mondo sono africani. Inoltre non è stato avviato alcun processo di contenimento demografico: si prevede che entro il 2050 la popolazione africana raddoppierà, passando da 1,2 a 2,5 miliardi di abitanti. Queste condizioni hanno creato un circolo vizioso e perverso: da una parte giovani che emigrano sotto false speranze, dall'altra il business legato ai migranti, che ha tutto l’interesse a incentivare il fenomeno».



Eppure sono stati spesi miliardi di dollari negli aiuti umanitari verso i Paesi dell’Africa...
«Gli aiuti umanitari verso l’Africa hanno rappresentato in realtà un falso umanitarismo. Le organizzazioni internazionali, tra cui il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, hanno concesso prestiti ai paesi poveri per ripagare il loro debito, che poi si è tradotto nel ripagamento degli interessi sul debito stesso. È stato calcolato che per ogni dollaro dato a prestito ne sono stati restituiti tredici. Non solo, in cambio tali organizzazioni hanno chiesto agli Stati africani di attuare le loro politiche economiche, fatte di liberalizzazioni, totale apertura al commercio estero, privatizzazioni e tagli alla spesa pubblica; in pratica le stesse ricette neoliberiste e misure di austerity che oggi vengono imposte in Occidente, in particolare in Italia».

Cosa non ha funzionato?
«Il continente africano, che era appena uscito dal travagliato processo di decolonizzazione, è stato così privato di un’autonomia decisionale nelle proprie politiche economiche. Anziché sviluppare un’industria locale, subendo i dettami delle organizzazioni internazionali e il ricatto del debito, ha dirottato tutta la sua produzione verso il mercato estero e sottraendola allo stesso consumo interno. Non si è avviato inoltre un processo di legittimazione dello stato nazionale nascente, che subito si è asservito ai poteri e agli interessi internazionali, attraverso élite consenzienti e corrotte. Al vecchio colonialismo imperialista si è sostituito il neocolonialismo delle grandi multinazionali e dei prestatori di denaro, attraverso la regia delle istituzioni internazionali che dovevano garantire lo sviluppo. Oggi gli speculatori internazionali hanno trovato il modo di creare profitto dal traffico dei migranti».

Un’analisi economica delle cause e delle conseguenze del fenomeno migratorio poco conosciuta dall'opinione pubblica e dallo stesso mondo politico, come mai? 
«Parlare dei migranti in modo costruttivo e ponderato è oggi praticamente impossibile. Anni di disinformazione e mistificazione sull'argomento hanno creato nell'opinione pubblica una forte polarizzazione. Da una parte i sostenitori dell’accoglienza a tutti i costi che, non conoscendo le dinamiche economiche e politiche di cui parlo, continuano ad addossare tutte le responsabilità al passato coloniale e si sentono così in dovere di espiare un senso di colpa. Dall'altra si sta diffondendo una certa xenofobia, dovuta alla lunga crisi economica che stiamo vivendo e alle condizioni di precarietà e disoccupazione, che non permettono un’integrazione dei migranti. Il tema viene trattato a livello emozionale e strumentalizzato sul piano ideologico. Per condurre quest’analisi ho dovuto fare un grande lavoro di ricerca e traduzione, poiché gli scritti in materia sono pochi e perlopiù in inglese e spagnolo. Se ci fosse maggiore conoscenza di ciò che ha condotto a tale situazione e di chi sono le responsabilità, la questione verrebbe affrontata diversamente».

Ci dicono che gli immigrati servono alle economie avanzate come la nostra per superare il problema della denatalità e per pagare le nostre pensioni, è così?
«Il problema della denatalità e dell’invecchiamento della popolazione occidentale, che colpisce in particolare l’Italia, non può essere risolto in questo modo. Occorrono politiche di sostegno alle famiglie e al lavoro femminile. La disoccupazione giovanile in Italia è ai massimi storici e sempre più giovani sono costretti ad andare all'estero per lavorare. Non è importando giovani immigrati, in gran parte non qualificati e disposti ad accettare qualsiasi condizione, che si risolve il problema. Peraltro vediamo come gli attuali immigrati vivano perlopiù con i fondi per essi stanziati, in centri di accoglienza e senza nessuna prospettiva lavorativa, se non quella di chiedere l’elemosina. Così non apportiamo nessun aiuto reale agli individui né alla nostra economia, ma solo a chi specula attraverso questo fiorente business».

Perché questo fenomeno deve essere regolato?
«Perché la situazione non potrà che degenerare, creando rabbia e disordini sociali nei paesi di accoglienza e nelle relazioni all’interno dell’Unione europea. Gli immigrati vanno a ingrossare la già ampia fascia di disoccupati dei nostri Paesi, rendendo i salari sempre più bassi e le condizioni di lavoro sempre più precarie, in una gara al ribasso. Inoltre, incentivare l’emigrazione come soluzione alla condizione di povertà dell’Africa significa privare l’economia locale della parte di popolazione più giovane e intraprendente. Le ingenti cifre spese per l’accoglienza vanno una volta per tutte destinate a dei seri progetti di sviluppo locale. Occorre mettere l’Africa nelle condizioni di avviare un proprio modello di sviluppo, senza interferenze e imposizioni esterne. Bisogna interrompere l’orribile tratta di essere umani, che destabilizza il tessuto socio-economico sia dei Paesi di provenienza che di accoglienza».


Ilaria Bifarini, “I coloni dell’austerity. Africa, neoliberismo e migrazioni di massa" , prefazione di Giulietto Chiesa.
Editore: Youcanprint. Pagine 200, euro 15
Disponibile sia in formato Kindle che cartaceo.
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