Short Theatre, creazioni contemporanee tra performance, video, installazioni e musica

Martedì 1 Settembre 2020 di Leonardo Jattarelli
Marie Loisier
«Si tratta di un’edizione plasmata ancora di più dal dialogo e dalla relazione, contraddistinta dalla prossimità intesa non come condizione fisica e spaziale ma come intenzione – politica, esistenziale, emotiva – da rimettere al centro del pensiero e dell’azione del festival. È la stessa costruzione del programma, infatti, a essere il risultato dello scambio con gli artisti e le artiste, in un disegno dell’edizione che inevitabilmente è stato in parte riscritto alla luce dell’emergenza sanitaria». Così gli organizzatori, Francesca Corona e Fabrizio Arcuri raccontano la XV edizione del Festival Short Theatre dedicato alla creazione contemporanea e alle performing arts, che si svolgerà dal 4 al 13 settembre a Roma negli spazi di WeGil, La Pelanda del Mattatoio Roma, il Teatro Argentina e il Teatro India.
«Sarà dunque un’edizione speciale, di trasformazione - continuano gli ideatori -. Il consueto impianto del festival sarà mantenuto ma ripensato in una dimensione più intima e unplugged, in continuità con il lavoro di reinvenzione dei formati e di relazione con lo spazio e con il territorio, da sempre centrale nel progetto di Short Theatre. Spettacoli nello spazio pubblico, performance e installazioni, live e ascolti musicali, incontri e workshop svilupperanno le tematiche che caratterizzano l’identità del festival: la decolonizzazione delle arti, la rappresentazione di storie in grado di ridefinire lo sguardo sull’altro. E proseguirà anche quest’anno l’importante percorso di risignificazione dello spazio urbano, avviato in occasione della scorsa edizione intorno a WeGil».

El Conde de Torrefiel (c) Els De Nil


Tempo, spazio, presenza, relazione, trasmissione e trasformazione saranno le parole chiave di Short Theatre 2020. Fra le visioni stranianti di Anubi is not a dog del collettivo Zapruder, che apre il festival il 4 settembre al WeGil, e l’agorà urbana proiettata in uno spazio-tempo fluido di La Plaza, spettacolo, in collaborazione con il Teatro di Roma – Teatro Nazionale, del collettivo catalano El Conde de Torrefiel che il 12 e 13 settembre chiude l’edizione al Teatro Argentina, un programma denso di riverberi in cui il racconto e la denuncia del reale convivono con l’immaginazione e la riscrittura dello stesso, amplificandosi. Tra gli appuntamenti più importanti, l’incontro con la filosofa femminista francese Elsa Dorlin sull’attualissimo tema della violenza esercitata dal potere sui più deboli e la video installazione del progetto Forensic Oceanography, che tiene insieme arte visiva, scienze giuridiche e attivismo rispetto al rapporto fra colonialismo, migrazioni e Mediterraneo. 
Sempre sul fronte della video-installazione lavora la giovane artista del Kuwait Monira Al Qadiri che interpreta e racconta le culture del Golfo Persico, tra tradizione, complessità e stereotipi. Artista visivo è anche Simon Senn, presente però a Short con una performance teatrale in grado di leggere in modo originale il rapporto fra reale e virtuale. L’intreccio tra biografia e musica è poi al centro dei due documentari-ritratto realizzati dall’acclamata regista e curatrice d’arte di base a New York Marie Losier, dedicati a due figure particolari della musica contemporanea: Felix Kubin e Genesis P-Orridge, mentre Gérald Kurdian lavorerà già a partire dai giorni precedenti al festival sulla scrittura collettiva di un nuovo repertorio di canti popolari queer. insieme un gruppo di partecipanti al suo workshop Hot Bodies – Choir. E poi ancora l’originale Tiresia di Bluemotion/Giorgina Pi, le video installazioni – teoretiche di Salvo Lombardo, le performance ibride di Kinkaleri & Jacopo Benassi e di Giorgia Ohanesian Nardin, le coreografie di Radouan Mriziga, Jacopo Jenna, Marco D’Agostin, le creazioni di Emilia Verginelli e di Paola Rota con Simonetta Solder e Teho Teardo, quest’ultima nell’ambito di Fabulamundi – Playwriting Europe. E il progetto europeo si intreccia quest’anno con Panorama Roma, la sezione che ospiterà Alessandra Di Lernia, Frosini/Timpano, lacasadargilla, Manuela Cherubini + Luisa Merloni e Veronica Cruciani.
Ogni sera, poi, in chiusura, gli eventi di Controra, la sezione musicale del festival che, nel rispetto delle nuove norme stabilite per il contenimento del Covid-19, quest’anno si colora di connessione più che in movimento e contatto fisico. Tra i live musicali: quello di Felix Kubin e della giovane trapper francesce di origini ivoriane Lala &ce, cui si aggiungono le sonorizzazioni e le selezioni musicali di Elena Colombi, Dj Marcelle, Bunny Dakota, Front de Cadeaux, Ubi Broki, Enrico Kybbe, Lola Kola&Bertuccia Rock e Bob Junior.
Short Theatre 2020 prende avvio nuovamente nello spazio di WeGil – dove il festival abiterà dal venerdì 4 alla domenica 6 settembre. Per permettere il rispetto del distanziamento fisico imposto dalle norme anti-covid, oltre che per attraversare ancora diversamente lo spazio, nel giorno di apertura le performance si dissemineranno soprattutto nello spazio aperto antistante l’edificio. In questi primi tre giorni di programmazione si entra subito nelle questioni vive che animano questa edizione di Short Theatre. I corpi e gli immaginari di culture “altre” sono i due elementi cardine delle installazioni video di Salvo Lombardo, coreografo basato a Roma con la sua compagnia Chiasma, e quelle di Monira Al Qadiri, giovane artista visiva del Kuwait, nata in Senegal e cresciuta in Giappone. Lombardo presenta due opere: Jungle Soul, un habitat immersivo che riproduce un indistinto giardino “esotico”, in cui emergono le derive dell’appropriazione culturale e degli immaginari contemporanei; e la camera-bottega Opacity#2, in cui il coreografo fa confluire le tracce e gli oggetti visivi, testuali, performativi generati lungo il tempo della creazione di Excelsior, uno dei suoi ultimi lavori, che parte da una lettura post-coloniale del Gran Ballo Excelsior del 1881, cruciale per l’affermazione della cultura e dell’identità moderna europea. 
Monira Al Qadiri arriva invece a Short Theatre con tre suoi lavori - Diver, Travel Prayer e Behind the Sun - che attraverso il linguaggio plastico del video interpretano e raccontano le culture del Golfo Persico, tra tradizione, complessità e stereotipi. Il collettivo Zapruder, sperimentatori del linguaggio cinematografico, a cavallo tra arte visiva e performance, presenta Anubi is not a dog, una straniante set-performance in cui seguiremo la realizzazione di un lavoro filmico, i cui protagonisti saranno un gruppo di cani e i loro proprietari impegnati in un dog show. 

Francoise Verges



Gérald Kurdian presenta invece Hot Bodies – Choir, esito finale di un laboratorio sviluppato nei giorni precedenti al Teatro India con un gruppo eterogeneo di persone, di tutte le età, provenienza, genere e orientamento sessuale sulla composizione di un repertorio canoro queer. 
Si inscrive sul fronte dell’interazione tra visivo e performativo, Once More della compagnia di teatro-danza Kinkaleri con il fotografo Jacopo Benassi: un confronto senza freni tra due soggetti, dove corpo, suono, luce, buio e parole si fanno partitura libera e improvvisa, di fronte all’occhio imperscrutabile della macchina fotografica, che registra e ridefinisce in tempo reale ciò che accade. 
Prende le mosse invece dalla nostra tradizione occidentale, e nello specifico dalla letteratura antica, per riscriverla e ribaltarla completamente, Tiresias, nuova produzione di Bluemotion / Giorgina P. da un testo della poetessa, rapper, drammaturga inglese Kate Tempest. Gabriele Portoghese dà vita a un Tiresia a cavallo tra le epoche, le città e i generi sessuali, così come tra i modelli che attraversano la nostra cultura da secoli. 
Da lunedì 7 settembre Short Theatre 2020 accende la sua seconda location, quella della Pelanda del Mattatoio di Roma, dove il festival prosegue fino alla chiusura del 13 settembre. Anche in questo caso, le norme di sicurezza e la condizione pandemica hanno dato modo di ripensare l’uso degli spazi della Pelanda, e in generale del Mattatoio, immaginandone diversamente le sale interne e ampliando l’utilizzo delle zone esterne, permettendo così di indagare nuove modalità di relazione tra i corpi. 
Si parte con il progetto europeo Fabulamundi Playwriting Europe, giunto alla sua ultima edizione, che quest’anno si intreccia con il cantiere artistico Panorama Roma: un’interazione speciale che fa incontrare cinque compagnie romane – Alessandra Di Lernia, Lacasadargilla, Frosini/Timpano, Manuela Cherubini & Luisa Merloni, Veronica Cruciani – con cinque testi selezionati dal progetto europeo, dando la possibilità al pubblico di scoprire direttamente il processo di creazione attraverso delle sessioni giornaliere di prove aperte. In questo contesto, la Pelanda ospiterà anche la messa in scena di un altro dei testi selezionati da Fabulamundi: Illegal Helpers, dell’autrice Maxi Obexer, tradotto in dispositivo site-specific da Paola Rota e Simonetta Solder, con la drammaturgia musicale ideata e sviluppata da Teho Teardo. 
Il tema della crisi migratoria del Mediterraneo svela l’altra faccia del colonialismo e attraversa la settimana di programmazione alla Pelanda con l’installazione video Liquid Violence di Forensic Oceanography, progetto di ricerca artistica con sede presso la prestigiosa Goldsmiths University of London, che indaga criticamente il regime di frontiera militarizzato nel Mar Mediterraneo. L’opera verrà presentata il 7 settembre in un incontro dal titolo Immagini alla deriva con Lorenzo Pezzani, Annalisa Camilli, Françoise Vergès, Elsa Dorlin.
È ancora lo sguardo sul confine labile tra la propria storia e i temi generali che il presente ci impone, da cui prende vita Io non sono nessuno di Emilia Verginelli, che debutta in anteprima a Short Theatre 2020 e che raccoglie episodi della sua esperienza come volontaria teatrale all’interno di una Casa-Famiglia, indagando il rapporto con alcuni dei bambini che la abitano, tra cui Muradif, co-protagonista del lavoro. Quella zona grigia che esiste tra storia personale ed esperienza collettiva si incarna poi nei movimenti e nei corpi di ciascuno di noi, producendo immaginario, modello, unità culturale condivisa, e rendendo il corpo un vero e proprio archivio: è quello che ci mostra Jacopo Jenna nel suo Alcune Coreografie, creato in collaborazione con l’artista visivo Roberto Fassone, in cui il corpo e la danza di Ramona Caia si misura dal vivo con un repertorio immenso di gesti, movimenti, coreografie esemplari della storia della danza – accademica, popolare, d’avanguardia –in un montaggio cinematografico di immagini che prosegue fino a perdere il legame stesso con la figura umana, trasformandosi in puro movimento lasciato all’interpretazione del pubblico. 

Dream is the dreamer



Allo stesso modo, anche David Marques nel suo Danca Sem Vergonha esplora gli immaginari motori e culturali legati alla danza ma da una posizione più intima, nello specifico quella della propria stanza, in cui “senza vergogna” si abbandona alla danza e all’espressione di sé confondendo il piano del tempo e dello spazio, del pubblico e del privato. 
Tra reale e immaginario, o meglio, digitale, si colloca poi Be Arielle F. dell’artista visivo Simon Senn, una performance teatrale che è anche una conferenza, una dimostrazione e una confessione, in cui emerge come il mondo virtuale e il mondo reale non siano sempre in opposizione, rendendo visibile l’intreccio inaspettato tra tecnologia, rappresentazione, genere e legge. 
Questi sono solo alcuni dei tanti appuntamenti della nuova edizione di Short Theatre 2020 che si chiude tra la Pelanda e il Teatro Argentina dove il 12 e il 13 settembre andrà in scena La Plaza del collettivo El Conde de Torrefiel, realizzato in collaborazione con il Teatro di Roma – Teatro Nazionale.  © RIPRODUZIONE RISERVATA