AlUla, mostra a Roma con le foto di Robert Polidori per conoscere il nord-ovest dell'Arabia Saudita

AlUla, mostra a cielo aperto a Roma con gli scatti di Robert Polidori. Foto di Lorenzo Martinengo (Martinengo Team)
di Rossella Fabiani
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Lunedì 19 Aprile 2021, 15:23 - Ultimo aggiornamento: 16:23

AlUla, con i suoi monumenti scavati nella roccia e gli imponenti resti delle sue antichissime città, nel nord-ovest dell'Arabia Saudita, è un vero museo a cielo aperto e, da giovedì, si svelerà a Roma attraverso gli scatti di uno dei più grandi fotografi mondiali, Robert Polidori, in una mostra allestita a cielo aperto proprio per ricreare le stesse sensazioni. Ventisette foto ripercorrono e descrivono le testimonianze di oltre duecentomila anni dell'evoluzionne dell'uomo: dalla preistoria, con le immagini dei graffiti trovati sulle rocce nelle caverne, fino ai giorni nostri passando per i regni di Lihyan, di Dadan, dei Nabatei- gli stessi che hanno edificato Petra in Giordania- e per l'epoca romana. Un'esposizione (a ingresso gratuito) davvero particolare che si potrà visitare fino a domenica 9 maggio in piazza San Silvestro, un'area che è stata riqualificata su progetto dell'architetto Paolo Portoghesi e che è ormai una delle zone pedonali del centro della capitale.

Le didascalie delle foto di Polidori- delle vere e proprie ministorie- sono state scritte dall'archeologo Romolo Loreto, professore dell'Università Orientale di Napoli, che ha condotto molte missioni di scavo in questa regione. «AlUla- dice Loreto presentando la mostra- non è che la punta del diamante del patrimonio archeologico che ancora si cela nell'intera Penisola arabica. Questa ricca oasi carovaniera in epoca preislamica ha visto susseguirsi le culture Dadanita, Lihyanita, Nabatea e Romana, per oltre un millennio è stata parte di una complessa rete di centro carovanieri e di porti marittimi». Per il professore Loreto «queste realtà determinarono quel fenomeno noto come commercio degli aromi e delle spezie che, dall'Arabia Felix, giungevano in tutto il Mediterraneo contribuendo anche al diffondersi di idee, culti, mode e tradizioni culturali».Oggi, questi siti punteggiano le regioni apparentemente desertiche della Penisola arabica, rivelando il profondo legame con le società vicine, ma anche con i più lontani porti del Mediterraneo e dell'India. «Le spettacolari architetture funerarie, le imponenti aree urbane di Dadan e AlUla, nonché la perizia con la quale gli antichi seppero ideare diverse forme di controllo e approvigionamento dell'acqua, dimostrano - sono sempre parole del professor Loreto- come le genti antiche e il loro ambiente seppero plasmarsi vicendevolmente. E il visitatore potrà non solo ammirare un panorama frutto di un sentimento culturale unico al mondo, letteralmente scolpito nella roccia, ma potrà anche immergersi nel contesto di un'oasi che per tutta l'epoca islamica, fino a oggi, ha saputo perpetrare questo millenario legame con l'ambiente». Con una tecnologia digitale che utilizza un QR code da fotografare con il proprio telefonino, le descrizioni delle foto di Polidori, scritte dal professor Romolo Loreto, si possono ascoltare e diventano una preziosa audio-guida della mostra.


Per Robert Polidori il lavoro in questa regione, che non aveva mai visitato prima, è stato un'esperienza unica. «Il contesto naturalistico di AlUla è semplicemente meraviglioso e impareggiabile e ne sono rimasto affascinato: è come se fosse stato scolpito da un potere divino», racconta il fotografo che spiega così il suo modo di riprendere quello che i suoi occhi vedono per raccontarlo agli altri. «Cerco di rendere ciò che chiamo un'immagine emblematica, incapsulando la totalità di un soggetto, spesso mostrando un suo dettaglio per rappresentare il tutto e viceversa. Anche se ogni fotografia scaturisce da un preciso istante fissato nel tempo, cerco di slegarla da esso conferendole aspetti infiniti. Per me questi ambienti pieni di storia sono contenitori di memoria», dice Polidori. E proprio al tempo, a un viaggio sospeso tra il passato e il presente, è dedicato il titolo della mostra "AlUla, Journey Through Time" che raccoglie alcune delle foto già pubblicate in un libro stampato dalla casa editrice Assouline.


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La carriera di Robert Polidori, che ha vinto due volte il premio Alfred Eisenstaedt for Magazine Photography e ha pubblicato oltre 12 libri fotografici, ha avuto inizio a metà degli Anni Ottanta quando ha documentato i lavori di ristrutturazione della reggia di Versailles. Da allora ha fotografato siti in tutto il mondo. Prediligendo la bellezza e la tranquillità di lavorare con una macchina fotografica di grande formato con tempi lenti di posa. Americano, nato in Canada, Robert Polidori ha appena compiuto settant'anni e i suoi lavori sono conservati nelle collezioni di numerosi musei. «Gli scatti di Robert Polidori sono un ottimo mezzo per avere un primo assaggio dei vasti paesaggi desertici e delle meraviglie geologiche e archeologiche di questa regione dell'Arabia Saudita», sottolinea Phillip Jones che è Chief destination management and marketing officer della Royal Commission for AlUla (Rcu) istituita nel luglio del 2017.
 

Da allora, la Rcu ha dato inizio a un piano a lungo termine per lo sviluppo sostenibile di questa regione dell'Arabia Saudita, che è una delle principali destinazioni archeologiche e culturali del Paese, preparandola ad accogliere visitatori da tutto il mondo non appena la pandemia di Covid-19 sarà sotto controllo. Nella regione di AlUla sono previste iniziative che comprendono archeologia, cultura, arte, ma anche realizzazione di strutture ricettive per sviluppare il turismo internazionale al quale l'Arabia Saudita ha aperto di recente nel più generale piano di rinnovamento "Vision 2030". E l'ambasciatore saudita a Roma, principe Faisal bin Sattam bin Abdulaziz Al Saud, si è detto lieto di sostenere l'iniziativa della mostra che ha definito «uno sguardo incantevole sulla grande ricchezza culturale di AlUla che offrirà agli amici italiani la possibilità di approfondire la conoscenza del patrimonio culturale del Regno e di cogliere un'immagine vivida di una terra che testimonia duemila anni di legami culturali tra i popoli delle penisole arabica e italiana».

Situata a 1.100 chilometri dalla capitale, Riad, AlUla è luogo di straordinaria ricchezza culturale e naturalistica. Un'area che copre ben 22.561 chilometri quadrati e che comprende una valle ricca di oasi lussureggianti, di imponenti montagne di arenaria e di vestigia archeologiche. Il sito più importante di AlUla è Hegra, il primo dell'Arabia Saudita che l'Unesco ha decretato Patrimonio dell'Umanità. Distesa su un'area di 52 ettari, Hegra era la principale città della parte meridionale del Regno dei Nabatei. Oggi conserva oltre cento monumenti funerari con le facciate scolpite finemente negli affioramenti di arenaria che circondano l'insediamento urbano fortificato. Secondo le ultime ricerche, Hegra è stata l'avamposto più meridionale dell'Impero romano dopo l'annessione del regno dei Nabatei avvenuta nel 106 d.C. a opera di Traiano.
 

Oltre a Hegra, nella regione di AlUla ci sono altri importanti siti archeologici come l'antica Dadan, la capitale dei regni di Dadan e Lihyan, che è considerata una delle città più sviluppate della penisola arabica nel corso del primo millennio a.C. Ma in questa area molto vasta sono stati ritrovati anche reperti di arte rupestre- i più belli sono le incisioni sulle rocce di Jabal Ikmah- e altri siti di grande interesse sono la città vecchia di AlUla- un dedalo di oltre 900 casa costruite con mattoni di fango a partire dal XII Secolo- e i resti della ferrovia Hijaz e il forte di Hegra, luoghi fondamentali nella storia e nelle gesta bellico-diplomatiche di Lawrence d'Arabia che rivivono nelle fotografie di Robert Polidori da giovedì in mostra in piazza San Silvestro.

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