“La ragazza con l'orecchino di perla” fa 20 anni: dal dipinto al romanzo a Banksy, il mistero di un'icona

Giovedì 10 Settembre 2020 di Leonardo Jattarelli
Il dipinto
«I suoi occhi valgono quanto una stanza colma d’oro, ma talvolta vede il mondo come lui vorrebbe che fosse, e non com’è. Non capisce quali conseguenze ha sugli altri questo suo idealismo. Pensa solo a se stesso e al suo lavoro, non a te. Quindi devi stare attenta...». Si interruppe. Si udirono i passi del padrone su per le scale.
«Stare attenta a che cosa, signore?» chiesi in un soffio.
«Attenta a rimanere te stessa»
Alzai il mento puntandolo verso di lui. «A rimanere una serva, signore?»
«Non intendo dire questo. Le donne dei suoi quadri...lui le tira dentro nel suo mondo. Tu ti ci potresti perdere». 
Venti anni fa veniva pubblicata in Italia la prima edizione de La ragazza con l’orecchino di perla, il romanzo che ha consacrato il successo mondiale di Tracy Chevalier, 57 anni di Washington. E per festeggiare la ricorrenza, tornano, con le speciali illustrazioni di copertina di Gastby_Books, tutti i più grandi romanzi della scrittrice per le edizioni Neri Pozza. Tracy Chevalier con il suo bestseller ha venduto 10 milioni di copie nel mondo, di cui oltre 2 milioni soltanto in Italia.



Si tratta di una delle storie più affascinanti che la letteratura potesse regalarci. “La ragazza col turbante”, il quadro del pittore olandese Jan Vermeer fonte ispiratore di questo romanzo (che si trova in un museo de L’Aia), di fatto creò scandalo tra i benpensanti dell’epoca per due ragioni su tutte: la bocca semiaperta della modella e proprio quelle perle, che di certo non potevano essere indossate da una serva. Ma della vita dell’autore non si sa moltissimo, e quindi non resta che immaginare e creare una storia partendo da un quadro, da un orecchino, da un volto meraviglioso.



Ne La ragazza con l’orecchino di perla  (trasposto anche per il cinema da Peter Webber nel 2004 per l'interpretazione di Scarlett Johansson) ci sono dentro tutti gli ingredienti che servono a fare un capolavoro: l’arte, l’amore (e amore per l’arte), astuzia, intrigo, passione, psicologia e verità. E ovviamente una storia che affronta anche in maniera evidente e marcata le differenze (e i pregiudizi) tra protestanti e cattolici nel XVII secolo attraverso gli occhi di una sedicenne.
 



Una ragazza talmente misteriosa da vincere anche la più ferrea impassibilità dell’artista: «Sei così calma e silenziosa, non ti apri mai. Ma dentro di te ci sono dei segreti. Qualche volta li vedo, nascosti nei tuoi occhi». E ancora: «Ma tu... ci sono un sacco di cose che pensi e non dici. Mi chiedo di che cosa si tratta».
Non è un caso che, come spesso accade, il mistero generi altro mistero e a farsene carico siano personaggi che vivono nell’anonimato: sfuggono alla luce ma vivono nell’oggi e se ne fanno giudici, fustigatori: lo denunciano, sbeffeggiano il potere e dissacrano ciò che apparentemente è intoccabile. E’ il caso dello street artist Banksy, ormai icona incontrastata dell’arte contemporanea che, tra le sue celebri creazioni, annovera proprio la “ripresa” del dipinto di Vermeer che ha realizzato nel bagno di casa, nella sua Bristol (una delle poche notizie certe che circolano sul writer è che sia nato e cresciuto nella città inglese). Il murale de La ragazza con l’orecchino di perla, che lo stesso Banksy aveva realizzato nel 2014 rivisitando il celebre dipinto di Jan Vermeer, durante la pandemia ha indossato anche la mascherina protettiva. Sul profilo Instagram, dove l’artista è solito rivendicare i suoi interventi, non compare nessun post di conferma e non si sa chi abbia ritoccato, sulla facciata di un edificio di Hanover Place, The Girl with the Pierced Eardrum (La ragazza con il timpano trafitto). Così Banksy ribattezzò l’opera dopo aver sostituito l’orecchino con un allarme del sistema di sicurezza ADT.


«La prima volta che vidi il dipinto di Vermeer - racconta l’autrice Tracy Chevalier - era in formato poster nella camera di mia sorella. Avevo 19 anni. Ne fui talmente colpita, ipnotizzata, che volli comprare il poster anche io per poterlo guardare continuamente. Da allora - continua la Chevalier - l’ho avuto in tutti i luoghi in cui ho vissuto». Ma qual è, per la scrittrice, il lato più affascinante della Ragazza? «Una delle caratteristiche è che appare da subito come un volto familiare. Sentiamo di conoscerla perché ci guarda con estrema intensità. Non sappiamo chi sia e cosa stia guardando. Mi sono chiesta: è felice o è triste? Ci sta respingendo o desidera guardarci? Ho studiato il dipinto per anni - continua - quando un giorno ho pensato: “E’ ovvio che che non mi stia guardando in quel modo. Io non ero lì! Sta guardando il pittore con gli occhi spalancati e la bocca semiaperta. Mi sono chiesta ancora cosa le abbia fatto Vermeer per farla apparire così. E la curiosità mi ha spinta a scrivere il romanzo. Per me - conclude la scrittrice - la Ragazza col turbante non è il ritratto di una persona specifica. E’ il ritratto di una relazione».

Tracy Chevalier








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