La musica azerbaigiana incanta alla Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale

Domenica 21 Ottobre 2018 di Elena Panarella e Rossella Fabiani

Ogni domenica, nella seicentesca Cappella Paolina, “I concerti al Quirinale” - una produzione di Radio3 in collaborazione con Rai-Quirinale e con la Presidenza della Repubblica - sono ormai un appuntamento consolidato. Ma la scorsa domenica, accanto al pianoforte c’era una bandiera che non era il tricolore italiano, ma quella di un Paese del Caucaso meridionale, l’Azerbaigian, del quale quest’anno si celebrano i cento anni dalla proclamazione dell’Indipendenza di quella che è stata la prima Repubblica nell’area musulmana e che, ancora oggi, mantiene la sua tradizione di Stato repubblicano e laico. 
 

 

Il concerto di domenica ha raccontato in qualche modo una storia di collaborazione e di incontro tra culture diverse. Si è svolto in due parti. Nella prima parte protagonista è stato un gruppo che si chiama “Belcan-Tar Ensemble”, nato con la collaborazione di musicisti italiani, ma dove il tar è anche lo strumento - un liuto a 12 corde - della musica tradizionale dell’Azerbaigian. E l’incontro si è giocato proprio tra la prima parte del concerto, con musica composta dal nostro Gioacchino Rossini e anche da autori storici della musica azerbaigiana, e la seconda parte dedicata invece alla musica tradizionale azerbaigiana, al Mugham. 
Durante il concerto c’è stato anche un cambio di abiti e di sonorità che ha trasportato il pubblico nella musica Mugham e quindi nel Karabakh che è la culla di questa musica. Il Mugham è da dieci anni considerato dall’Unesco uno dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità. Questo concerto, che segue la visita ufficiale che è stata fatta dal nostro Presidente, Sergio Mattarella, in Azerbaigian nel luglio scorso, ricambiata a Roma alla fine di settembre dal Primo vicepresidente azerbaigiano, Mehriban Aliyeva, è stato organizzato anche in collaborazione con la fondazione Heydar Aliyev, di cui la signora Aliyeva è presidente, con la commissione nazionale azerbaigiana per l’Unesco e con l’ambasciata dell’Azerbaigian in Italia.

Il concerto ha visto dunque alternarsi in due diversi momenti il Belcan-Tar Ensemble e il Karabakh Mugham Group, in un viaggio musicale sulle sponde del Mediterraneo e del Mar Caspio fra Italia e Azerbaigian. La formazione Belcan-Tar porta, nel suo stesso nome, nato dall’unione del termine belcanto con lo strumento tar, tipico della tradizione azerbaigiana, l’obiettivo di favorire l’incontro tra la cultura italiana e azerbaigiana e si è esibita in pezzi sinfonici adattati anche per il tar, come l’Ouverture di “Koroglu”, una storia che si basa su una fiaba tradizionale, e “Arazbari” di Uzeyir Hacibeyli (1885-1948) fondatore dell’opera nell’Oriente musulmano, celebre anche per essere il compositore della melodia dell’inno nazionale della Repubblica dell’Azerbaigian, l’Ouverture da “Il Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini  (1792-1868), “Rapsodiya in Chahargah” di Hasan Rzayev (1928-2000), altro compositore noto dell’Azerbaigian e il brano “Shusha” di Farhad Badalbayli (1947), straordinario compositore contemporaneo dell’Azerbaigian.

Shusha è il nome di una città molto importante per la musica: è considerata infatti il centro musicale per eccellenza dell’Azerbaigian e, fra l’altro, Hacibeyli è cresciuto a Shusha e ha appreso molto dai musicisti di strada prima di approdare al conservatorio. Il balletto “Sette Belle” di Kara Karayev (1918-1982), artista azerbaigiano di fama internazionale di cui proprio quest’anno si ricorda il centenario della nascita,  un allievo di Hacibeyli  e anche amico e allievo di Šostakovič. Karayev scrisse questo balletto negli anni Cinquanta su un testo poetico di un grande poeta dell’Azerbaigian, Nizami Ganjavi, e questo è stato il brano che ha chiuso il concerto. 

Internazionale è la composizione del Belcan-Tar Ensemble che vede insieme Sahib Pashazade al tar dall’Azerbaigian, Zoltan Banfalvi al violino dall’Ungheria, Pierluigi Ruggiero, italiano ma con una frequentazione molto lunga tanto con l’Ungheria che con l’Azerbaigian, al violoncello e Luciano Di Giandomenico al pianoforte. Il Mugham è un genere musicale tradizionale dell’Azerbaigian, e proprio quest’anno si ricorda il decimo anniversario dal suo inserimento tra i Patrimoni immateriali dell’Umanità dell’Unesco.  Nasce nella regione azerbaigiana del Karabakh, come ricordato anche dal nome del “Karabakh” Mugham Group, che rappresenta uno dei più accreditati e noti interpreti di Mugham in Azerbaigian. Alla Cappella Paolina i quattro componenti del gruppo - Mansum Ibrahimov alla voce, Elchin Hashimov al tar, Elnur Ahmadov al kaman e Kamran Karimov al naghara - hanno portato quattro pezzi di grande intensità e virtuosismo, capaci di incantare il numerosissimo pubblico.

Ultimo aggiornamento: 13:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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