Il terremoto ad Arquata del 2016 diventa un'opera, Marcello Filotei e la voce narrante di Greg

Greg durante le prove con l'orchestra
di Luca Della Libera
3 Minuti di Lettura
Domenica 7 Novembre 2021, 16:03

L’ultima estate è diventato un’opera. Il libro che il compositore Marcello Filotei ha scritto sulla devastazione del terremoto del 2016, nel quale ha perso i suoi genitori, è stata eseguita ieri in prima assoluta  al Teatro Vespasiano di Rieti, prodotta dalla Fondazione Flavio Vespasiano. L’esecuzione dell’opera, con voce narrante, quartetto vocale, ensemble strumentale con la proiezione di immagini e mise-en-espace, è stata affidata al Bruno Maderna Ensemble del Conservatorio di Musica “Giovanni Battista Pergolesi” di Fermo con i solisti di canto e l’ensemble vocale dell’Accademia d’Arte Lirica di Osimo con  la direzione  di Gabriele Bonolis. Voce narrante il noto attore e conduttore radio-televisivo Greg. Impianto scenico e luci di Andrea Tocchio, video e motion graphics di Flaviano Pizzardi, la mise-en-espace di Cesare Scarton.

Il terremoto ad Arquata del 2016 diventa un'opera


In quella maledetta notte del 24 agosto 2016 il terremoto ha devastato molte zone dell’Italia centrale e totalmente distrutto il luogo di origine di Filotei, Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, in particolare la frazione di Pescara. Un’esperienza che ha provocato una violenta cesura nella sua esistenza, tanto da spingerlo a fissare sulla carta il suo dolore per le decine di vite spezzate e per la fine di un mondo alimentato dall’illusione che si potesse vivere per sempre fuori dal tempo. È nato quindi il libro “L’ultima estate. Memorie di un mondo che non c’è più”, con la prefazione di Papa Francesco. Da quel volume lo stesso Filotei, in collaborazione con Vincenzo De Vivo, ha tratto un testo da lui musicato, per fare memoria e al tempo stesso congelare nella musica il dolore e le speranze di una comunità che sta ancora lottando per tornare a vivere a pieno quei luoghi.


Gli autori hanno immaginato una Via Crucis laica, organizzata come un lungo piano sequenza cinematografico nel quale in ogni “stazione” luoghi e personaggi riprendono vita per qualche momento.
«La differenza tra il libro e l’opera è che il libro mi è servito per tirare fuori le cose, la musica va nel senso opposto, è un modo per guardarsi dentro, anche dopo un po’ di tempo, evitando di cadere nella retorica del dolore – racconta Filotei. – L’atteggiamento musicale aderisce all’adattamento del testo e varia, passando dalla malinconia all’ironia, lasciando spazio al ricordo dei personaggi strani che ci sono in ogni paese. Tutto questo accanto al dramma che conduce il racconto, in un rimbalzo tra memoria e cronaca di quello che è accaduto. Nella partitura una parte importante è stata affidata alle percussioni e la voce recitante si propone in un continuo dialogo con le quattro voci, che evocano di volta in volta personaggi diversi».
Sono previste repliche a Foligno (23 novembre), Fermo (25) e L’Aquila (30).
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA