Dramma della gelosia, la commedia che ha cambiato compie 50 anni. Una mostra itinerante celebra il film

Lunedì 27 Aprile 2020
Il 30 aprile del 1970 usciva nelle sale cinematografiche uno dei capolavori del nostro cinema Dramma della Gelosia (tutti i particolari in cronaca), diretto da Ettore Scola e interpretato da Monica Vitti, Marcello Mastroianni, Giancarlo Giannini, Corrado Gaipa, Hercules Cortes, Giuseppe Maffioli, Marisa Merlini. Scritto e sceneggiato da Age & Scarpelli ed Ettore Scola con la fotografia di Carlo di Palma e le musiche di Armando Trovajoli. Il film fu presentato in concorso al 23° Festival di Cannes e valse per Mastroianni la Palma d’oro per la miglior interpretazione maschile.

Dopo 50 anni, una mostra itinerante premiata all’Italian Film Fest a San Paolo in Brasile dal titolo ‘‘L’ Italia del boom, fra mura d’artista e fotogrammi d’autore’’, rende omaggio alla pellicola e a Casa Papanice, set del film, costruita nel 1969 su progetto dell’archi-star Paolo Portoghesi in collaborazione con l’ingegner Vittorio Gigliotti, considerata negli anni uno dei simboli dell’architettura post-moderna attuale sede dell’Ambasciata del Regno Hascemita di Giordania.

La mostra, che riprenderà con nuove tappe in via di definizione a fine emergenza coronavirus, curata dal nipote del committente, Edmondo Papanice, che mette in risalto il boom economico del dopoguerra e il connubio tra Cinema e Architettura partendo dal genio artistico di Paolo Portoghesi fino a ricordare i grandi interpreti del film.

«Tutto ebbe inizio – racconta Edmondo Papanice - quando mio nonno aprì le porte a Ettore Scola per le riprese del film. Il regista era un ottimo osservatore delle città e delle sue architetture e a differenza di Federico Fellini, che inventa la sua Roma, Scola preferiva delle scenografie reali dando all’architettura una connotazione ben precisa, storica e sociale. Casa Papanice nel suo film ne è l’esempio. Tanti sono i ricordi – conclude Papanice - tramandati in famiglia, dalla gentilezza di Monica Vitti affascinata dalla bellezza dell’edificio e dall’arredo curato in ogni minimo particolare, le lunghe conversazioni tra mio nonno e Marcello Mastroianni con cui condivideva la passione per le auto’».




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