Dal Sexy thriller agli spaghetti western, la Casa del cinema dedica rassegna al regista cult Sergio Martino

Mercoledì 17 Gennaio 2018 di Paolo Travisi
Sergio Martino, regista

Prima che Quentin Tarantino trasformasse il cinema di genere, comprese le sue derive pop-trash, in un cinema di serie A, applaudito e premiato nei festival più blasonati, quel tipo di cinema era popolare, ma snobbato dalla critica. Film come «Spaghetti a mezzanotte», «Cornetti alla crema» e «Giovannona coscialunga» diretti da Sergio Martino, costavano poco ai produttori, ma riempivano le sale dei cinema. Oggi il fenomeno è tristemente inverso, come testimoniano gli incassi del 2017 (- 46,35% rispetto al 2016). Probabilmente all'epoca, nessuno immaginava che la filmografia di uno dei registi italiani di genere più prolifici, Sergio Martino, potesse divenire oggetto di una rassegna cinematografica curata niente di meno, che dalla Cineteca Nazionale ed ospitata dalla Casa del Cinema di Roma (fino al 29 gennaio). Il regista romano, che quest'anno compie 80 anni, di generi, ne ha praticati molti: il thriller, in chiave sexy, il poliziesco, la commedia, il western, persino l'erotico. Martino ha fatto sognare gli italiani con le curve di Edwige Fenech e Barbara Bouchet. E li ha fatti ridere con le battute, oggi di culto, recitate da Lino Banfi ne «L'allenatore nel pallone» o da Gigi e Andrea in «Acapulco prima spiaggia a sinistra» solo per fare due esempi.
 


 

La rivalutazione della sua filmografia, passata per le mani di Tarantino e di un altro regista americano Eli Roth, che nei confronti di Martino hanno una sorta di venerazione, oggi ci consente di comprendere, con un pizzico di nostalgia, gli usi e costumi dell'Italia anni Settanta e Ottanta. Ed è questo l'obiettivo della rassegna ospitata alla Casa del Cinema, che prevede la proiezione di una selezione delle sue pellicole più significative, oltre all'incontro con l'autore, (lunedì 29 gennaio), occasione per presentare la sua autobiografia Mille peccati...nessuna virtù?” in cui ha definito se stesso «un regista trash emerito».

 

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