CORONAVIRUS

Wim Wenders "entra" nei quadri di Edward Hopper. Video

Martedì 28 Aprile 2020

Sia pure solo per una mostra, il regista Wim Wenders entra nei quadri di Edward Hopper: in coincidenza di una grande rassegna in Svizzera sul maestro dell’isolamento urbano, il regista di "Alice nelle Città" e "Il Cielo Sopra Berlino" si è ispirato ad alcuni enigmatici dipinti dell’artista facendoli vivere in uno short in 3D.

Il film di 14 minuti doveva essere proiettato in un loop continuo nella mostra organizzata in collaborazione con il Whitney di New York dalla Fondazione Bayeler di Riehen a pochi chilometri da Basilea. La rassegna aperta da gennaio fino a metà maggio è però rimasta vittima del coronavirus.

LEGGI ANCHE >> “Il cielo sopra Berlino”, torna in sala per due giorni la versione restaurata

L’omaggio di Wenders, oltre che ai soggetti dei quadri di Hopper, è anche alla prospettiva cinematografica e all’influenza che i film hanno avuto sulla produzione dell’artista. Interprete della solitudine desolata dell’America urbana e quella sconfinata dell’America rurale, Hopper ha a sua volta ispirato molti registi, da Alfred Hitchcock (la villa di "Psycho" è stata scelta pensando alle bianche case vittoriane ritratte dal pittore) a Kevin Costner di "Balla coi Lupi", mentre lampioni, distributori di benzina e motel sono disseminati nei film di David Lynch e dello stesso Wenders. Per il nuovo short, il regista è tornato a Butte, la città fantasma del Montana, che aveva fatto da sfondo a "Don’t Come Knocking" scritto con Sam Shepard nel 2005 e interpretato dallo stesso Shepard e da Jessica Lange.

"Psycho", Guido Vitiello svela i segreti del capolavoro di Hitchcock
 

 

La mostra della Beyeler è sui paesaggi di Hopper, ma Wenders ha scelto di usare opere non incluse nella rassegna (con l’unica eccezione di "Gas" , l’iconica pompa di benzina dipinta nel 1940), come falsariga del film intitolato "Two or Three Things I Know about Edward Hopper". «Non sapevo neanche chi fosse Hopper prima di vedere i suoi quadri al Whitney all’inizio degli anni Settanta: fu una delle scoperte più sorprendenti che mai avessi fatto in materia di arti visive», ha spiegato il regista.

Lo short, accompagnato dalla musica del compositore francese Laurent Petitgand, è senza parole ma parla aggiungendo narrative inquietanti alle trame sospese di alcuni dei dipinti più famosi: «Il grande mistero è come Hopper ci faccia interrogare su cosa sta succedendo e cosa sta per succedere. I suoi personaggi sono eternamente in attesa», ha spiegato Wenders. Cosa succederà ad esempio alla donna bionda con la sottoveste rosa in "Morning Sun" del 1952? E chi è l’uomo accanto a lei, un fidanzato violento? Il proprietario di un bordello? L’uomo seduto sul bordo di un letto in "Philosophy" del 1959 potrebbe avere da poco gustato piaceri della carne o strangoolato la donna stesa accanto a lui. Tutte le possibilità sono aperte: «Hopper non ha mai spiegato il suo lavoro», afferma Wenders: «Ha lasciato a noi il compito di completare la scena».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Roma deserta, i controlli e la storia di Marta abbandonata in strada dai vigili (come in una favola)

di Pietro Piovani