Una nuova casa agli Uffizi per i capolavori di Leonardo

Lunedì 9 Luglio 2018 di Laura Larcan

dal nostro inviato

FIRENZE Signore e signori, Leonardo va in scena. L'azzurrino del cielo, il candore luminoso dei volti solcati da giochi di ombre a scolpire sentimenti, i colori terrosi rubati alla natura. L'imponente - l'effetto è quasi di soggezione emotiva - L'Adorazione dei Magi, il grande incompiuto, troneggia nella parete centrale. A sinistra, Il battesimo di Cristo del Verrocchio, dove è stata riconosciuta la mano di Leonardo nell'Angelo di profilo, e a destra L'Annunciazione («posizione perfetta perché è stata concepita per essere vista da destra»). Siamo nella nuova sala dedicata a Leonardo da Vinci allestita al secondo piano della galleria degli Uffizi, che sarà svelata al pubblico domani. Una notte di lavori, una squadra di trenta persone, che Il Messaggero racconta in anteprima, per allestire questa stanza da teoria del tutto (per dirla con il cosmologo Stephen Hawking).
 


Le operazioni avvengono nel silenzio degli Uffizi chiusi e vuoti, sotto gli occhi scrupolosi del direttore Eike Schmidt: si aprono le vecchie teche e i capolavori titanici conquistano una nuova ribalta. Le tavole sono a portata di mano, si possono scrutare venature, disegni abbozzati, i numeri di inventari. Emozione pura. «La sala è concepita per mettere le opere al centro di tutto - spiega Schmidt mentre segue il montaggio - Il colore delle pareti è un grigio leggero, steso con tecniche pittoriche tradizionali, omaggio all'artigianato, concepito per dare risalto a Leonardo». Le opere, per la prima volta insieme, sono ora perfettamente visibili. Un'ottica da specialista. Il vetro che viene montato è impercettibile.
 
 

Le teche anti-sismiche sono un perfetto gioco di moduli in prospettiva. «Il vetro ha una forma prismatica che favorisce la perfetta visione, ed evita l'effetto acquario dei riflessi», evidenzia Schmidt.

PURA MAGIA
La contemplazione delle opere è pura magia. Come scriveva Giorgio Vasari, L'Adorazione dei Magi (dipinta fra il 1481 e il 1482 - Leonardo aveva 29 anni) segna l'invenzione della maniera grande. Leonardo era l'avanguardia rispetto ai contemporanei. Con lei, sfilano L'Annunciazione e Il battesimo di Cristo. La sala offre davvero una coreografia di bellezza, un gioco armonico di confronti diretti che raccontano il Leonardo genio anche della pittura. Una vertigine. In questa sala c'è tutto: la classe nel destreggiare pigmenti, l'acume di suggellare ombre e riverberi, la perizia di riprodurre scorci paesaggistici che sembrano talmente vividi da anticipare i divertissement dei vedutisti ottocenteschi. E l'abilità di concepire volti pieni di grazia che seducono, gesti che sembrano un fuoco di sentimenti, in pose di pura eleganza. La sala echeggia l'essenza assoluta della bellezza classica.

D'altronde è Leonardo, artista sommo e attualissimo, che suggestiona e tiene banco ancora nei giochi mediatici e nel mercato dell'arte. Metti il duo super-star Beyoncé e Jay-Z che si fanno ritrarre con la Gioconda del Louvre sullo sfondo. Metti il Salvator Mundi comprato dal museo gemello ad Abu Dhabi, con fior di retroscena sugli acquirenti principeschi, degni di un romanzo thriller, battuto all'asta per 450 milioni di dollari. La star resta L'Adorazione dei Magi, commissionata dai monaci di San Donato a Scopeto, lasciata incompiuta da Leonardo nel 1482 per partire alla volta di Milano alla corte dei Visconti.

IL RESTAURATORE
Opera pregna di significato. Per il restauratore Marco Ciatti è stata la tavola preparatoria di elementi iconografici chiave contenuti in opere come la perdutaBattaglia di Anghiari (come la zuffa dei cavalieri sullo sfondo), per il San Girolamo dei Musei Vaticani (vedi la testa del vecchio vicino a Maria), per la Vergine delle Rocce del Louvre (gli effetti dei riflessi dell'acqua).

Il percorso cronologico della storia dell'arte è compiuto. Schmidt ha lavorato per aprire una porta settecentesca murata nell'800 che oggi mette in collegamento Leonardo con la sala di Michelangelo e Raffaello, coloro che che «regiscono a Leonardo, entrambi attivi a Firenze nella prima decade del 500», racconta Schmidt.

Ultimo aggiornamento: 12 Luglio, 14:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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