"Un'antichità moderna": a VIlla Medici 87 opere in collaborazione con il Louvre

Giovedì 7 Novembre 2019
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Villa 
Medici -Galata morente, 1673-1684 Gesso, forma buona o a tasselli Versailles, Petite écurie du Roi, Gipsoteca del Museo del Louvre
Un'importante testimonianza storica a cavallo tra i secoli, ma anche un innegabile trionfo di virtù e
bellezze del mondo classico che emoziona e sorprende: apre l'8 novembre la mostra "Un'Antichità moderna" allestita fino al 1 marzo negli ampi spazi dell'Accademia di Francia a Roma - Villa Medici e a cura di Jean-Luc Martinez ed Elisabeth Le Breton. Il progetto, che l'Accademia ha realizzato in collaborazione con il
Museo del Louvre, punta a valorizzare i calchi in gesso di opere d'arte della Grecia classica ed ellenistica, oggi scomparse e riesumate dalla Roma Imperiale e in seguito riscoperte a Roma nel Rinascimento, che la Francia decise di realizzare a partire dal XVII secolo (dal momento che le statue in marmo non si potevano spostare in ottemperanza alle leggi pontificie) per rievocare tutta l'armoniosa perfezione del mondo antico.

In una sorta di passeggiata storica, la mostra presenta al pubblico 87 opere in gesso, oggetto di approfonditi studi scientifici negli ultimi anni, provenienti per la maggior parte dalla collezione dell'Accademia di Francia a Roma e dal Louvre, ma anche dagli Ateliers d'Art della Réunion des Monuments Nationaux del Grand Palais, dalla Cité de la Céramique Sèvres et Limoges, dalla Biblioteca Nazionale di Francia, dal Museo
dell'Arte Classica del Polo Museale dell'Università La Sapienza di Roma. Prestiti dunque importanti, valorizzati da un allestimento pulito, rigoroso, ma di grande impatto, in cui accanto agli imponenti blocchi su cui le grandi statue sono adagiate si rincorrono anche nicchie più piccole che si illuminano quando ci si avvicina. Bellissimo il colpo d'occhio già all'inizio del percorso, con i due corpi distesi del "fils gisant", uno del XVI e l'altro del XVIII secolo, seguiti dal Galata morente, fino ad arrivare al gruppo dei Niobidi (commissionati direttamente da Luigi XIV, e datati secondo gli studi al 1686) nella galleria, la cui scalinata è invasa da splendidi modelli che celebrano la grandezza dell'arte antica.

Proprio dai Niobidi, scoperti nel novembre 2018 nei depositi dell'Accademia, è nata l'idea di realizzare (in 11 mesi di lavoro) questa mostra che, collegando Roma e Parigi, delinea un racconto che dal 1600 arriva alla modernità con qualche incursione nel mondo di oggi. Come spiega la curatrice Le Breton, «le due collezioni di Villa Medici e del Louvre sono state dimenticate a lungo, e ora sono finalmente riabilitate. Con la mostra diamo risalto alla volontà di appropriarsi della conoscenza dell'antichità romana espressa dalla monarchia
francese, ma dobbiamo ricordare che la tecnica dei gessi veniva usata anche dagli stessi romani, che a loro volta volevano appropriarsi dell'arte greca».

Accanto a diverse attività didattiche dedicate alle famiglie con bambini, a partire dal 20 novembre, nell'ambito della mostra sarà allestita per la prima volta una galleria tattile per il pubblico con disabilità: nell'Atelier Balthus saranno a disposizione 7 opere tattili, tra statue a figura intera, bassorilievi e teste. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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