Roma, torna alla luce la "domus aurea" di Caligola: marmi, pitture e ninfei dell'imperatore

Domenica 15 Novembre 2020 di Laura Larcan
Roma, torna alla luce la

Bruciato nel suo stesso Eden pur di evitare che il corpo venisse dilaniato. Le fonti storiche raccontano che Caligola, il controverso terzo imperatore di Roma, amasse talmente i suoi Horti sull’Esquilino che le sorelle vi trascinarono il suo corpo, dopo il brutale assassinio da parte dei pretoriani nel Foro Romano, per onorarlo. La bellezza di questo luogo era leggendaria. Gli archeologi la chiamano la domus aurea di Caligola. Giardini animati da terrazze collegate da scale, orti esotici, padiglioni rivestiti di marmi provenienti da tutto il Mediterraneo e pitture dai colori brillanti.

Questi erano gli Horti Lamiani, complesso residenziale incastonato sul colle al cospetto del Palatino, noto solo dalle fonti letterarie, ma che ora viene svelato attraverso una vasta area archeologica sotterranea presso piazza Vittorio. Un tesoro di Roma sconosciuto e riaffiorato sotto la sede della Fondazione Enpam (l’ente previdenziale dei medici) e che grazie alla campagna di scavo e al progetto di valorizzazione condotti dalla Soprintendenza speciale di Roma, è pronto a diventare museo e ad aprire al pubblico.

 

Ci son voluti tre anni di indagini su circa 30 mila metri cubi di stratificazione archeologica e ben cinque anni di laboratorio di restauro su centinaia di migliaia di reperti riaffiorati che raccontano una storia dall’età giulio-claudia a quella severiana. «Il Museo Ninfeo di Piazza Vittorio è uno straordinario risultato scientifico – commenta la soprintendente Daniela Porro – Riporta alla luce uno dei luoghi mitici dell’antica capitale dell’Impero, una delle residenze giardino amate dagli imperatori. Ma l’aspetto virtuoso è stata la collaborazione con Enpam che ha permesso anche l’apertura di un laboratorio dove le decine di migliaia di reperti sono stati selezionati, studiati e interpretati. Insomma uno scavo esemplare che ci restituisce un altro pezzo dell’antica Roma».

Il primo protagonista, artefice di questa meraviglia, fu Lucio Elio Lamia, esponente di una famiglia di cavalieri elevata da Augusto al rango senatorio. Sull’Esquilino crea una lussuosissima residenza lasciata, alla morte, al demanio imperiale. È Filone Alessandrino che racconta come Caligola divenuto imperatore nel 37 d.C. fosse un appassionato degli Horti Lamiani creando qui la sua domus aurea personale. «Dalle viscere di Piazza Vittorio - racconta l’archeologa Mirella Serlorenzi responsabile del progetto scientifico - è riemersa una scala monumentale che collegava il sistema di terrazzamenti, e qui è facile immaginare che passeggiasse Caligola godendosi lo spettacolo di una reggia costruita sul modello ellenistico e orientale, che combinava sfarzo architettonico e estro decorativo, con virtuosismi di ninfei, fontane e giochi d’acqua».

Il percorso di visita racconta tutto questo. Si passeggia tra strutture murarie, frammenti architettonici di padiglioni, e migliaia di reperti (anfore, ceramiche, sculture, marmi, utensili di uso comune, gioielli, gemme, vetri) dai quali echeggia la grandiosità del luogo. Basti pensare che il cuore degli Horti era una piazza forense incorniciata da pareti-recinto dipinte con vezzose scene marine su riquadri rosso cinabro impreziosite da fregi puntellati da maschere teatrali, intervallati da colonne.

Gli orti di Caligola sfoggiavano creatività artistica e natura. Lo dimostrano i reperti archeo-botanici che raccontano storie incredibili: «Ossa di leone, di orso e struzzo, ma anche cervi e cerbiatti - dice la Serlorenzi - Dobbiamo immaginare in questo luogo animali che correvano liberi come fosse un paesaggio incantato, ma anche animali feroci che venivano utilizzati, come nel Colosseo, per i giochi circensi privati». La grande varietà di semi testimonia, poi, che i giardini raccoglievano piante importate dall’Oriente e dall’Africa. «Ciò che la cultura romana ha prodotto di più straordinario lo troviamo in questo luogo - osserva Mirella Serlorenzi - Le pareti erano davvero dipinte con il marmo».

Lo evidenziano i marmi lavorati con la tecnica di “opera interassile”: le lastre marmoree erano scavate secondo un motivo decorativo che veniva riempito con altri marmi per dare il senso del colore. Tra gli oggetti più preziosi e le monete sono riaffiorati anche spille, gemme e bottoni in bronzo e pasta vitrea legati all’abbigliamento della guardia dell’imperatore. Il nuovo museo deve molto alla sinergia con l’Enpam: «Vogliamo dedicare questo luogo alla memoria di tutti i colleghi medici, per primo Roberto Stella, che si sono sacrificati nel corso dell’epidemia Covid», spiega Alberto Oliveti, presidente della Fondazione. Il Ninfeo che dà il nome allo spazio museale completa il viaggio. Dobbiamo immaginarlo come una grotta naturale rivestita di conchiglie, molluschi, ostriche, coralli. Qui sono riaffiorati anche tanti vetri che giocano ancora con la figura di Caligola. Le fonti storiche tramandano questo imperatore così vezzoso da voler cambiare i vetri delle finestre della sua residenza sull'Esquilino.

Ultimo aggiornamento: 17 Novembre, 18:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA