“Forty”, i superpoteri dei quarantenni in quarantena: i podcast ironici di Carla Fiorentino per Emons Record

Sabato 16 Maggio 2020 di Francesca Nunberg
Carla Fiorentino dall'armadio
C’è il divano, rifugio per ogni male, ma pure l’intensa attività di panificazione da lockdown, gli acquisti compulsivi online, i rimedi improbabili per dolori e doloretti. E anche se l’autrice ha ristretto il campo a una specifica fascia di età, i quarantenni, nelle sue analisi ironiche ci possiamo riconoscere tutti. Carla Fiorentino, scrittrice sarda ma romana d’adozione, ovviamente 40 anni, firma una serie di podcast che stanno uscendo in queste settimane per la Emons, casa editrice leader nel settore degli audiolibri che ha da poco creato Emons Record, una nuova sezione che produrrà podcast e audioserie tutti italiani. Questa si chiama “Forty”, è composta da 6 puntate da circa 6 minuti ciascuna e si può ascoltare su Spotify, sul sito della casa editrice e su tutte le piattaforme di podcast. Si va dal rapporto con la felicità e il suo risolutivo “me ne frego”, alla puntata “Toglietemi tutto ma non il divano”, sempre con molta ironia, leggerezza e disincanto. Carla Fiorentino che ha scritto per Fandango “Cosa fanno i cucù nelle mezz’ore” e ha dovuto rinviare l’uscita del suo secondo romanzo “I tonni non nuotano in scatola” («ma il 25 giugno ce la dovremmo fare»), spiega che le prime due puntate sono state registrate in studio, le altre 5 dentro l’armadio della sua camera da letto, perché è il posto più silenzioso della casa.

Parliamo dei superpoteri dei quarantenni, quali sono?
«Nella puntata sulla “quarantena dei quarantenni” ci sono un po’ tutti, dall’amore per il divano che è una mia caratteristica, a casa ne ho uno verde che si vede in tutti i post su Facebook ed è diventato quasi un personaggio dei miei libri, alla panificazione intensiva che è stata in questo periodo più un’attività maschile che femminile, tutti sulle chat a scambiarsi foto, perizie sul lievito madre, sulla lievitazione della pizza. Poi gli acquisti compulsivi su Internet: abbiamo comprato di tutto, dalla crema alla bava di lumaca alle pentole futuristiche che non tolgono ai cibi nessuna proprietà nutritiva, anzi ne aggiungono...».

Ha voluto prendere in giro di una mania diffusa o lo ha fatto anche lei?
«Devo dire che sono stata una vera talebana della quarantena, non sono praticamente mai uscita. Io e la mia compagna abbiamo acquistato tutto online, dalle casse di frutta e verdura al pesce, alle sdraio per il terrazzo, alle scarpe, a un ritmo forsennato».

Ma è stato duro raggiungere i 40 anni? Dicono che siano i nuovi 20...
«Cito Mafalda: se la vita comincia a 40 anni, perché ci mandano qui con tanto anticipo? Finchè non li avevo mi sembrava un peso doverli raggiungere. È una soglia che spaventa. Poi io sono andata a scuola un anno avanti, quindi ero sempre la più piccola. Ma a un certo punto mi sono resa conto che ero diventata grande. E il bello è stato appunto aver imparato a dire “me ne freego”, poter dire no all’amico che ti invita a una cena a cui non vuoi andare, alla madre che vuole fare le commissioni con te, il senso è liberarsi delle zavorre che non ti fanno stare bene. E questo ho voluto riportare nei podcast “Forty”, anche se le mie amiche 35enni mi dicono che non li ascoltano. Ma viviamo davvero in un’età liquida, vanno bene per tutti».

Le prossime puntate?
«Andremo avanti fino a fine giugno. Ogni volta con una citazione d’autore e un brano che canticchio io... Da Dalla a Diodato. Arriverà “Elisir” su tutti i rimedi spacciati dai guru del wellness, l’acqua con lo zenzero, il bicchiere di acqua calda da bere la mattina, tutte quelle cose che improvvisamente a 40 anni si cominciano a considerare “miracolose”. Poi farò “Camminare”: un bel giorno ti accorgi di avere un corpo che presenta il conto, con gli acciacchi, un po’ di emicrania, i doloretti, e camminare sembra essere la panacea per tutto, visto che correre fa male alle ginocchia. E si arriva a fare anche le riunioni nel verde. L’ultimo sarà “Viaggiare”, secondo un nuovo concetto, una fuga verso l’altrove, che ti permette di uscire dal tuo mondo, ricaricarti con energia, esperienza, crescita, per poi tornarci. Come il barattolo di spinaci».
E di buon auspicio per i mesi a venire.
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