Pompei, scoperta la stanza degli schiavi: riaffiorano brandine di bimbi e vasi da notte

La scoperta è avvenuta negli scavi della ormai famosa villa di Civita Giuliana. Una famiglia intera, probabilmente di stallieri, viveva in uno stanzino dormitorio di appena 16 metri quadrati.

foto PARCO ARCHEOLOGICO DI POMPEI
di Laura Larcan
4 Minuti di Lettura
Sabato 6 Novembre 2021, 09:54 - Ultimo aggiornamento: 7 Novembre, 12:56

Non affreschi sgargianti di ricche domus signorili, ma una istantanea di vita quotidiana ai margini della opulenta società. Anche questo sa restituire Pompei. Sorpresa nella sorpresa, dagli strati di ceneri millenarie del Vesuvio che hanno soffocato una civiltà nel 79 d.C. ma allo stesso tempo hanno preservato. Merito della tecnica sempre più accurata e raffinata della realizzazione di calchi in gesso, figlia della sperimentazione di fine Ottocento.

Così sono riemersi tre letti in legno e corda, con intatti ancora i segni delle stuoie che li ricoprivano (una brandina ha le dimensioni ridotte probabilmente per accogliere il riposo di qualche bambino dalla vita disgraziata di schiavo).

Non solo, ma anche oggetti di vita quotidiana perfettamente conservati come vasi da notte, anfore accatastate, attrezzi da lavoro, il timone da carro, persino i finimenti dei cavalli che, è facile intuire, dovevano accudire. Vita da schiavi, stallieri, una famiglia intera probabilmente, alle porte di Pompei, in uno stanzino dormitorio di appena 16 metri quadrati, angusto e cupo, con una sola finestrella a diffondere una fievole luce e aria. La scoperta è avvenuta dagli scavi della oramai famosa villa di Civita Giuliana, una imponente tenuta suburbana salvata dallo scempio dei tombaroli dalla Procura di Torre Annunziata. La stessa villa che ha restituito a gennaio scorso 2021 un carro cerimoniale finemente decorato attualmente in restauro, oltre alla stalla con i superbi cavalli sauri bardati per la parata.  Una tenuta paragonata, per estensione e per ricchezza alla Villa dei Misteri.

 

IL DIRETTORE DI POMPEI GABRIEL ZUCHTRIEGEL

«Quello che colpisce è l’angustia e la precarietà di cui parla questo ambiente, una via di mezzo tra dormitorio e ripostiglio di appena 16 metri quadrati, che possiamo ora ricostruire grazie alle condizioni eccezionali di conservazione create dall’eruzione del 79 d.C. È sicuramente una delle scoperte più emozionanti nella mia vita da archeologo, anche senza la presenza di grandi ‘tesori’: il tesoro vero è l’esperienza umana, in questo caso dei più deboli della società antica, di cui questo ambiente fornisce una testimonianza unica».

Un piccolo mondo antico che viene poco raccontato dalla storia ma che ora l'archeologia riesce a ricostruire. Grazie all’affinamento della tecnica dei calchi inventata da Giuseppe Fiorelli nell’Ottocento, sono stati portati alla luce letti e altri oggetti in materiali deperibili, che permettono di acquisire nuovi interessanti dati sulle condizioni abitative e di vita degli schiavi a Pompei e nel mondo romano. 

LA STANZA DEGLI SCHIAVI

L'emozione degli archeologi è tanta. Non siamo di fronte a lusso e giardini, tipici di Pompei, ma un ambiente angusto e buio, a pochi passi dalla stalla dei sauri. Squallore e povertà. L'altra lato della vita a Pompei, all'ombra dei padroni di casa ricchi. Qui la stanza è rimasta intatta. I lapilli e flussi piroclastici sembra si siano fermati sulla soglia della porta. Ricostruite con la tecnica del calco ecco tre brandine in legno disposte a ferro di cavallo, con misure diverse. Una infatti è destinata ad un bambino. Letti poveri, giacigli, cotruiti però con arguzia, per essere allungati all'occorrenza. Mentre due letti hanno una lunghezza pari a 1,70 m circa, il terzo misura appena 1,40 metri. Accanto, è stata rinvenuta una cassa lignea con oggetti in metallo e in tessuto che sembrano far parte dei finimenti dei cavalli. Inoltre, appoggiato su uno dei letti, è stato trovato un timone di carro, di cui è stato effettuato un calco. per cui potrebbe essere di un ragazzo o di un bambino. La rete dei letti è formata da corde, le cui impronte sono parzialmente leggibili nella cinerite, e al di sopra delle quali furono messe coperte in tessuto, anch’esse conservate come cavità nel terreno e restituite attraverso il metodo dei calchi. Al di sotto delle brandine si trovavano pochi oggetti personali, tra cui anfore poggiate per conservare oggetti, brocche in ceramica e il “vaso da notte”. Ancora, otto anfore stipate negli angoli lascati appositamente liberi per tal scopo. Le analisi di laboratorio sveleranno l'esatto contenuto di anfore e brocche. Ma l'obiettivo è quello di continuare gli scavi in questa villa, come annuncia il direttore generale dei Musei Massimo Osanna.

IL MINISTRO FRANCESCHINI

«Pompei è la prova che quando l’Italia crede in se stessa e lavora come una squadra raggiunge traguardi straordinari ammirati in tutto il mondo. Questa nuova incredibile scoperta a Pompei dimostra che oggi il sito archeologico è diventato non soltanto una meta tra le più ambite al mondo, ma anche un luogo dove si fa ricerca e si sperimentano nuove tecnologie», commenta il Ministro della Cultura, Dario Franceschini.

© RIPRODUZIONE RISERVATA