L'anno senza Nobel alla letteratura l'errore del #MeToo

Venerdì 5 Ottobre 2018 di Marina Valensise

Triste autunno per gli amanti della letteratura. Quest'anno niente Nobel. Non succedeva dal 1943, quando gli eventi bellici della Seconda guerra mondiale costrinsero l'Accademia svedese a sospendere per tre anni l'assegnazione del premio. Adesso è un'altra guerra a imporre la stessa decisione, la guerra dei sessi, la guerra di #MeToo, che miete vittime fra uomini e donne.

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La primavera scorsa l'Accademia ha annunciato di passare la mano per un anno. E la Fondazione Alfred Nobel, responsabile del lascito del celebre chimico inventore della dinamite, ha approvato la decisione frutto dello scandalo a sfondo sessuale che ha investito i giurati del premio sino a metterne in questione gli stessi criteri di scelta.
E' successo, infatti, che Jean-Claude Arnault, settantenne fotografo e regista marsigliese, marito della svedese Katarina Frostenson, la poetessa che fa parte dei 18 componenti dell'Accademia svedese che ogni anno decidono l'assegnazione del Nobel, e promotore di un famoso circolo letterario oggi sotto sequestro, sia stato accusato di aggressioni e violenze da parte di ben 18 donne per fatti che risalgono a svariati anni fa. Molte delle sue presunte vittime non hanno potuto sporgere denuncia, perché i fatti erano già caduti in prescrizione. Ma una donna che ha denunciato Arnault per due episodi di violenza commessi una notte di ottobre del 2011, è appena riuscita a ottenere giustizia per almeno uno dei due.

Il primo ottobre, il Weinstein svedese Jean-Claude Arnault, è stato infatti condannato dal tribunale di Stoccolma a due anni di carcere e a un risarcimento di 115 mila corone (pari circa 10 mila euro) destinato alla vittima. Pur ammettendo di aver avuto rapporti sessuali con la signora, Arnault si è detto innocente e ha annunciato ricorso. Ma intanto il danno è fatto.

Appena lo scandalo ha cominciato a tracimare, la moglie svedese, poetessa ermetica e molto premiata, ha deciso di dimettersi dalla Svenska Akademien seguita a ruota da altri cinque membri, fra i quali anche il segretario perpetuo, Sara Daunis. Solo che, nominati a vita, i membri dell'Accademia non possono dimettersi ed essere sostituiti, ma solo lasciare temporaneamente vuota la poltrona. Da qui il busillis: per designare il Nobel servono almeno 12 voti, e al momento restano in 11. E' per questo che in attesa di nuove regole, per difendere la causa delle donne vittime di abusi ed evitare ulteriori danno di immagine, l'Accademia svedese ha deciso quest'anno di sospendere il Premio Nobel per la letteratura, rinviando all'anno prossimo la designazione del vincitore per il 2018 e per il 2019.

Scelta comprensibile, ma siamo sicuri che sia la migliore per sostenere una giusta causa e rinverdire il prestigio di un'istituzione ormai nell'occhio del ciclone? In realtà, siamo di fronte a un atto di contrizione, sul piano soggettivo, nel caso della poetessa moglie del francese giudicato un predatore sessuale seriale, e sul piano collettivo, visto che altri sei giurati dell'Accademia l'hanno fatto proprio. Ma non si rischia in questo modo di punire una seconda e terza volta le donne vittime di molestie e di violenza, oltreché della mala electio di un francese come sposo legittimo? Non era meglio rilanciare il premio magari assegnandolo a una donna, dirà qualcuno, per risarcire la generalità delle vittime? Per carità. Celebrare l'errore commesso da un uomo in un campo che nulla ha a che fare con la letteratura, sarebbe stato persino peggio. Allora? Bisognva nominare subito il 12° giurato e assegnare come nulla fosse il Nobel per la letteratura 2018, restituendo con i fatti il prestigio dell'istituzione, senza farsi travolgere dalla protesta #Metoo.

E invece, niente Nobel quest'anno e chissà fino a quando Così, gli amanti della letteratura restano orfani di un premio che oltre un secolo consacra lo scrittore più importante del mondo. E il lutto si spiega solo perché una poetessa svedese si è presa come marito un francese tombeur, denunciato per il suo vizietto della mano morta, accusato di far trapelare indiscrezioni sulla scelta del Nobel, e condannato in primo grado per le sue prodezze sessuali non gradite. Che peccato!
 

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