Nuovo percorso sulla Magna Grecia al Mann di Napoli: si cammina sui mosaici e non si entra con i tacchi a spillo

Venerdì 12 Luglio 2019
Benvenuti nella Magna Grecia. Tra crateri monumentali, oreficerie e dipinti come le celebri lastre delle danzatrici di Ruvo, sono quattrocento i reperti esposti al Museo Archeologico nazionale di Napoli in 14 spettacolari sale pavimentate con i mosaici originali romani, uno su tutti quello circolare in opus sectile dal Belvedere della Villa dei Papiri di Ercolano. «Restituiamo oggi al Mann una parte fondamentale della sua identità grazie al riassetto dell'ala occidentale dell'edificio», spiega il direttore Paolo Giulierini aprendo al pubblico una collezione riallestita dopo 20 anni, tra le più ricche e celebri al mondo. Nelle sale del primo piano, che ospitano il percorso espositivo, un'esperienza unica attende il visitatore che potrà letteralmente «passeggiare nella storia», sottolinea Giulierini. Lo farà camminando, con le opportune precauzioni sui magnifici pavimenti a mosaico provenienti da Ercolano, da edifici di Pompei, Stabiae, dalla villa imperiale di Capri, recuperati e riportanti alla loro magnificenza.

Dedicato a Enzo Lippolis, prematuramente scomparso nel 2018, curato da Paolo Giulierini e Marialucia Giacco, il percorso espositivo firmato da Andrea Mandara e Francesca Pavese valorizza un unicum nel panorama museale internazionale. In un viaggio a ritroso dall'VIII sec. a. C. sino alla conquista romana, nelle sale del primo piano che si affacciano sul salone della Meridiana, si parte con alcune sepolture da Pithekoussai (Ischia) e Cuma per testimoniare le fasi più remote della colonizzazione greca. Viene scritto poi l'universo mitico e religioso delle città, con testimonianze come il fregio in terracotta con lotta tra Eracle e il mostro marino Nereo e le Tavole di Eraclea. Nella terza sala, si affronta il significato ideologico del banchetto con un convivio tra VI e V sec. a.C. per focalizzarsi subito dopo sulle popolazioni di origine italica,ovvero campani, sanniti, lucani e apuli. Significativo è il consistente nucleo di materiali provenienti da Ruvo, Canosa e Paestum. Per accedere alle sale, insieme alle obbligatorie coperture per le calzature, una raccomandazione: non si entra nella storia con i tacchi a spillo.


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