Intervista a Leo Ortolani: «Io e Rat-Man sulla Luna e nello spazio»

Martedì 26 Novembre 2019 di Nicolas Lozito

Si parte per un viaggio sulla Luna. O quasi. Leo Ortolani, tra i più celebri fumettisti italiani, nato a Pisa nel 1967, padre di Rat-Man, presenta il suo nuovo libro: Luna 2069 (Feltrinelli Comics, 240 pagine, 20 euro). Un volume tanto didattico quanto irriverente, creato dall’autore in collaborazione con l’agenzia spaziale italiana ed europea.

Protagonista del libro è Fortunato, un astronauta che assomiglia molto all’italiano Luca Parmitano, che viene assoldato dal multimiliardiario Mister Mask (parodia non velata del vero Elon Musk, ma con le sembianze proprio di Rat-Man) per viaggiare nello spazio-tempo e guardare da vicino come saranno le colonie lunari nel 2069, a cent’anni dal primo allunaggio.

Ma davvero c’è bisogno di tornare sulla Luna?
«Intanto: sarebbe molto divertente mettere l’umanità alla prova con questa nuova sfida. Ma sarebbe soprattutto utile: solo per la missione dell’Apollo 11 sono stati fatti più di 10.000 progetti, invenzioni, brevetti».

Come il velcro?
«È una falsa credenza: è stato inventato in Svizzera e persino gli astronauti russi lo usavano. Però hanno fatto un calcolo: per ogni dollaro investito nelle missioni Apollo, grazie a ciò che è stato sperimentato e scoperto, se ne sono generati 4. Ecco perché è sbagliato criticare le missioni spaziali come perdita di risorse: stiamo imparando a coltivare in zone aride, a sviluppare cibi sintetici, e così via».
 
Tu sulla Luna ci andresti?
«Sì, anche se preferirei aspettare quando sarà tutto ben organizzato: sono un tipo da treni ad alta velocità. Aspetto quelli diretti sul nostro satellite, o la navicella “Aquila” di Spazio:1999, insomma».


Una tavola da Luna 2069

E su Marte? Elon Musk, che con la sua Space X vuole renderci una razza interplanetaria, dice che vorrebbe morire lì, ma non all’impatto.
«Svelo un piccolo segreto: proprio su Marte sarà ambientato il terzo capitolo di questa trilogia spaziale, iniziata con il libro “C’è spazio per tutti” che aveva come protagonista Paolo Nespoli. Su Marte ci arriveremo: sono convinto che arriveremo a convivere su quel pianeta, i progetti che stanno sviluppando sono fantastici. Sarà come Star Wars, e i navigatori segnaleranno gli asteroidi».

Nel libro su Marte ci sarà sempre Rat-Man? La sua saga ufficiale è terminata, ora è diventato lo usi come un testimonial?
«È un modo di far tornare sul palco un personaggio a cui sia io sia il pubblico si è affezionato, ora che su di lui è calato il sipario. Ma anche in questo libro non è davvero lui: Mr. Mask ha lo stesso aspetto, ma non è Rat-Man. Diciamo che lo uso come fosse Robert De Niro, un attore feticcio; o come Matsumoto usa Captain Harlock». 

Lei è un autore ironico e dissacrante. Perché l’Agenzia spaziale europea e quella italiana si fidano a darle la missione di raccontare questi temi?
«Perché la comicità fa bene allo spirito, anche quello spaziale. Impari cose nuove divertendoti, la richiesta era proprio questa».

Cosa dice a chi diffonde teorie complottiste e a chi nega l’allunaggio?
«Studiate. Su questo voglio essere molto severo: bisogna studiare, e non farsi fregare da chi ci vuole più ignoranti». 


Paolo Nespoli con 16 pagine di "C'è spazio per tutti" nella Stazione spaziale internazionale

Paolo Nespoli ha portato il suo C’è spazio per tutti nella Stazione spaziale internazionale. La sera punta le dita al cielo e si vanta con gli amici di essere il primo fumettista cosmico? 
«Il vero punto di arrivo sarà quando, per questo motivo, verrò incluso nei “Lo sapevi che...” della Settimana Enigmistica. Scherzi a parte: quando è successo mi sono commosso».

Che tipi sono Nespoli e Parmitano?
«Son due persone straordinarie, di un’umiltà imbarazzante. Forse è perché hanno fatto cose straordinarie e da lassù hanno visto e vedono la Terra, così piccola, e mettono le cose in prospettiva. Sono dei supereroi. Ho chiesto a entrambi cosa gli manca di più quando stanno alla Stazione spaziale internazionale: a Nespoli il gusto, a Luca le sue figlie. Vivono un totale isolamento: a volte mi sento simile a loro, almeno per questo. Quando disegno devo dimenticarmi di tutto, anche della mia famiglia».


Leo Ortolani con Luca Parmitano

Sei laureato in geologia: ti porteresti a casa un pezzo di Luna, se potessi?
«Assolutamente sì. Ma poi è anche successo, in un certo senso: all’ultima missione dell’Apollo, nel ‘72, ha partecipato anche un geologo. Era la prima volta che un civile si univa alla spedizione: ha trasportato sulla terra 100 chili di materiale. Un sogno».

Che ricordi hai dell’allunaggio del 1969 e della corsa allo spazio?
«Sono nato pochi anni prima: ricordo che mio padre mi ha regalato degli astronauti giocattolo di plastica durissima e fosforescente. Mia sorella voleva fare l’ingegnere aerospaziale. Erano anni dove si sognava lo spazio: si stava cercando di «”arrivare dove non si è mai arrivati prima”». 

È una citazione colta? 
«È di Star Trek».

Torno sulla Terra. In un vecchissimo numero Rat-Man spaventa un bambino minacciandolo così: “Se non stai buono, ti porto a Udine”. Non hai mai spiegato perché proprio Udine. Cosa ti ha fatto?
«In realtà niente, ma suonava benissimo, o meglio, suona spaventoso, come un ululato: Uuudine. Senti? Il mio cervello crea prima la battuta, d’istinto, e poi ne trova un senso. Come la capra di Biella».

Altri temibili luoghi italiani?
«Da un po’ di tempo ho un enorme sospetto. Riguarda il Molise: tutta questa faccenda del Molisn't, del Molise che non esiste, credo sia partita da me. Ne ho scritto in Rat-Max, quello ispirato a Matrix. Poco tempo fa ho cercato citazioni dell’espressione precedenti al volume, ma non ne ho trovate. Però per il Molise ci sono passato in treno e posso confermare: lì c’è qualcosa».
 



Luna 2069
di Leo Ortolani
Feltrinelli Comics 
240 pp; b/n
20 euro

Il libro verrà presentato il 26 novembre alla Feltrinelli Appia di Roma. 

Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre, 20:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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