Mirenzi, "La settima luce obliqua", fanta-thriller tra Bene e Male

Mercoledì 19 Agosto 2020 di Leonardo Jattarelli
«Il sette è un numero magico, misterioso, simbolo di equilibrio assoluto, rappresenta il cosmo e la sua perfezione. Credo vi siano, per ogni individuo, sette luci all’orizzonte che indicano la strada da percorrere: ognuno ha le proprie, con specifici colori e caratteristiche da attribuire a ciascuna di esse. La settima tuttavia non ha un percorso lineare ma obliquo, ed è il cammino del male, che si può non intraprendere, percorrere per un tratto o per tutta la vita».

E’ l’autore stesso, lo scrittore Giovanni Ferrara Mirenzi a spiegare nella postfazione, il significato del titolo del suo romanzo, La settima luce obliqua (Zeta Edizioni, 156 pagine, 17 euro). E per l’intera narrazione le innumerevoli, possibili scelte dei protagonisti ma soprattutto ciò che sottende al loro stesso destino, sono ritmate da un suono sinistro, da una cupa atmosfera di “fine del tutto” che segna marcatamente il sapore da fanta-thriller del racconto.



Le tracce
Lo scrittore dissemina qua e là delle tracce, a volte concrete come una misteriosa fiala verde, a volte eteree ed è forse proprio in queste ultime che si trova il segreto affascinante del libro. In questi nostri giorni di eterna sospensione, La settima luce obliqua rende ancora di più il senso di una esistenza per la quale non c’è altra possibilità che scegliere tra Bene e Male. Al tranquillo, impassibile Sanders che ripone nella sua giacca una busta dal contenuto nefasto si contrappone l’affannosa ricerca di Caitlyn Kelly, giovane informatrice del farmaco che è alla ricerca di una soluzione. Il suo è un disperato bisogno di trovare una risposta all’enigma di comportamenti violenti, improvvisamente crudeli da parte di pazienti che hanno utilizzato una medicina, il Vinland. Il fatto che le fiale iniettate rendano anche insensibili al dolore, alla fatica è il sintomo di un possibile “nemico” indistruttibile che va stanato prima ancora che possa offendere.

Il quaderno
La prima vittima, uno studioso di genetica e biologia molecolare, aveva lasciato un quaderno sul quale aveva annotato le caratteristiche del misterioso luogo nel quale si trovava: «Le strutture sono circondate da alberi, i versi degli animali accompagnano le giornate non facendoti sentire solo, ovunque la natura dona armonia. Siamo solo parti infinitesimali di qualcosa non comprensibile, il sole ogni giorno ci rapisce ma dopo viene il buio, anche delle anime, e appare il verde, è la settima luce obliqua, quella che ti porta negli abissi del dolore, del male dell’anima, e ti perdi nelle tenebre in un caleidoscopio di suoni e immagini di sofferenza, allora cerchi tra i sentieri le stelle e di nuovo la luce, ma sai che ora sei cambiato per sempre e nulla tornerà come prima...».

E il thriller di Giovanni Ferrara Mirenzi diventa una sorta di vademecum dal sapore esoterico che vuole mettere in guardia chi lo legge perché i significati che nasconde in sé possono essere molto utili o irrimediabilmente vani. Ciò che l’autore spiega nelle note finali è proprio la gioia e allo stesso tempo la pena del nostro libero arbitrio: «...E’ un racconto di solitudine, sono soli i singoli personaggi per le esperienze passate e la vita che conducono, nelle loro decisioni di fronte a scelte difficili, segnati a volte da un’inquietudine che li spinge a cercare nuove strade per un diverso equilibrio e un’armonia interiore, e solitari sono i luoghi dove hanno inizio e termine gli avvenimenti». © RIPRODUZIONE RISERVATA