Il vignettista Carli: «Io clown triste, per le arrabbiature ci vuole l'arte»

Sabato 4 Luglio 2020 di Francesca Cicatelli
Il vignettista Emiliano Carli
Qualcuno intravede in lui il futuro della satira. Ne inventa una ogni mattina Emiliano Carli, vignettista e opinionista di La7, strappando un sorriso finanche ai musoni, ma a volte scatenando qualche reazione iraconda.

Il diritto di satira oggi è il diritto/coraggio della strafottenza? 
«Certamente, ma bisogna sempre ricordarsi che la satira viaggia su due gambe, una ironica e una seria. Una satira che non è seria è solo comicità, se invece non è ironica è un comizio o peggio un insulto».

Lei ha scelto un mestiere difficile, una sorta di giornalismo grafico, perché?
«La vena ironica l'ho sempre avuta fin dalla prima infanzia, lavorando poi in un quotidiano come semplice impaginatore ho iniziato a fondere le due cose: attualità e umorismo».

Il giorno in cui ha messo piede su quest’idea cosa aveva in mente? Non ha temuto di inciampare? 
«Per me era solo un gioco che facevo per me, per il mio vicino di scrivania dell'epoca e per qualche amico. Non esistevano ancora i social. Ci ha pensato il mio direttore dell'epoca a farlo diventare un lavoro».

Emiliano, impegnativa la romanità con un nome nordista? 
«Credo di essere quanto di più lontano dalla romanità per quanto riguarda la mia produzione, però è comunque un tratto distintivo che non nascondo, specialmente quando devo iniziare a parlare di me dico “Romano, classe 1980, illustratore satirico per gioco, quasi per caso...”

Se fosse una vignetta quale figura mitologica produrrebbe? 
«Sarei un satiro».

Il suo lavoro richiede un po’ l’ ossessione da nerd. Quali miti a cui si ispira la ossessionano o l’ hanno ossessionata? 
«Uno dei miei miti fin da quando sono bambino è Frassica. La capacità di giocare con le parole che ha è meravigliosa (una canzone che comincia per S: "Esse domani")».

Il suo estro è scapigliato e produce in modo indisciplinato o sa dettargli i tempi? E se sì quando e come? 
«Un'idea può venire in qualsiasi momento. Può essere partorita a tavolino in una sorta di complessa ingegneria lessicale o anche per caso, mentre si stanno lavando i piatti. L'importante è che funzioni».

L’arte della satira richiede tanta tristezza? 
«Io mi considero come Pierrot, il clown triste».

La vignetta più riuscita? 
«Ce ne sono diverse. Mi piace molto quando faccio incazzare i politici. E' successo con Gasparri e anni fa ho ricevuto una querela dal Comune di Rignano Flaminio».

Quanto si conquista con una vignetta ? E a lei è andata bene? 
«Per ora rimango molto di nicchia, non mi ritengo una star. Mi riterrò soddisfatto quando facebook mi darà il bollino blu».

L'aspetto del suo lavoro che la intriga di più? 
«Il non fermarsi mai. Pensare che ogni giorno c'è una sfida da porsi, un limite da superare, un territorio da conquistare».

Anche lei si autocensura? O si sente libero di spingersi oltre? 
«Ogni tanto ho dubbi se forse un'opera possa risultare di cattivo gusto o troppo forte. Di solito faccio un giro di consultazioni con gli amici stretti, dopodiché quasi sempre pubblico. E contrariamente alle mie previsioni, risccuoto anche successo».

Un aneddoto irrinunciabile...
«Quando Gasparri mi ha minacciato via twitter per una vignetta secondo lui offensiva. Ma anche quando Zangrillo, il medico di Berlusconi, telefonò in redazione del mio giornale per fare i complimenti». Ultimo aggiornamento: 17:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA