Il nuovo libro di Francesco Paolo Oreste: il poliziotto scrittore, racconta di molti delitti e di poche pene

Sabato 21 Settembre 2019 di Valentina Venturi
Francesco Paolo Oreste e
“Non so se esiste un Romeo Giulietti nella Polizia di Stato. Da cittadino sento che la sua figura dovrebbe essere materia di studio per chi si prepara a indossare la divisa per occuparsi di sicurezza pubblica”. Le parole di Erri De Luca sono impresse nell’introduzione al nuovo romanzo di Francesco Paolo Oreste “L’ignoranza dei numeri. Storia di molti delitti e di poche pene” (Baldini + Castoldi 2019) e ben inquadrano il valore dell’ispettore Giulietti, protagonista del giallo ambientato a Napoli, quella stessa Napoli dove l’autore Oreste vive e lavora come poliziotto.

Nato a Torre del Greco 45 anni fa, Oreste è sì un poliziotto, laureato in Scienze Politiche con specializzazione in Criminologia e diploma di liceo classico conseguito presso la Scuola Militare Nunziatella, ma è anche tra i fondatori delle associazioni culturali Eureka e In-Oltre, con cui promuove la cultura della legalità e la difesa dell’ambiente, nelle scuole primarie e secondarie. E proprio con Oreste diventa necessario avviare un riscontro su questa nuova fatica letteraria, che combacia in modo inequivocabile con il mondo oltre le pagine scritte.
 
“L’ignoranza dei numeri”: un titolo enigmatico. A cosa si riferisce?
«All’utilizzo sbagliato che viene fatto dei numeri, quando si vuole mistificare la realtà. L’ispettore indaga sul rischio di malattie tumorali legate all’eventuale apertura di una discarica in una zona con presenza di falda acquifera. Spostare una virgola implica ridurre o aumentare l’incidenza di vittime. Ecco perché Giulietti non crede nei numeri, perché i numeri sono ignoranti, nascondono le facce, gli occhi...».

Nel suo precedente romanzo “Il cortile delle statue silenti” (Edizioni Pensa Multimedia - 2015) Giulietti seguiva una pista di pedofilia; qui il filone investigativo è legato allo sversamento di rifiuti. Esistono collegamenti tra i due libri?
«La trama è diventata più complessa, sebbene sia sempre il protagonista i libri possono essere letti in maniera slegata. Questa volta da carnefice Giulietti rischia di diventare vittima».
 
Per quale ragione?

«Si ritrova incastrato nella terra di mezzo, dove un uomo di legge che cerca di essere giusto, suo malgrado rimane immerso nella dicotomia tra legge e giustizia».
 
Un dilemma esistenziale. Ci si rispecchia?

«Spesso. Se vado a casa di uno spacciatore per arrestare il capofamiglia, io, noi e quindi lo Stato nella sua interezza di rado si domanda cosa accade dopo il nostro passaggio in quella casa, in quel nucleo familiare stravolto. Non siamo preparati, ci troviamo tutti nella zona grigia, proprio come Giulietti».
 
Le capita mai di pensare cosa farebbe al suo posto?

«Spessissimo! Giulietti è un giusto, equilibrato che dà il giusto peso alle parole e si schiera dalla parte di un’umanità piccola che lotta per sopravvivere».
 
Se potesse scegliere, a chi farebbe interpretare Giulietti?

«A Giorgio Pasotti, ha una faccia che mi piace, che esprime la stessa empatia e umanità».

Ha pensato al "prossimo caso"?
«È già nella mia testa, proprio per le tante storie forti in cui mi imbatto. Il nuovo libro tratterà di sesso e amore, della vergogna e le molestie che le donne vivono». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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