Gigi Proietti, in edicola con Il Messaggero il libro «Volevo solo una cosa: la luna»: tutta la magia e quell'amore per Roma

Gigi Proietti, domani in edicola con Il Messaggero il libro «Volevo solo una cosa: la luna»
di Ilaria Ravarino
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Venerdì 22 Ottobre 2021, 00:53 - Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre, 08:16

A quasi un anno dalla scomparsa del grande attore, regista, scrittore e direttore artistico, Gigi Proietti, in edicola con Il Messaggero ecco “Volevo solo una cosa: la luna”, i mille volti di Gigi Proietti, a cura di Valeria Arnaldi, edizione Ultra (prezzo 6 euro e 90). Un viaggio alla scoperta del grande attore e regista teatrale e della sua romanità.

Tutto Gigi Proietti in diciotto capitoli e 140 pagine, dense di citazioni e aneddoti, ricordi e curiosità, canzoni, sonetti e interviste: in edicola con Il Messaggero (a 6,90 euro, più il prezzo del quotidiano) arriva il libro monografia Volevo solo una cosa: la luna, di Valeria Arnaldi, racconto cronologico ed emotivo del percorso teatrale, cinematografico, televisivo e musicale di Gigi Proietti, tra cult (Brancaleone alle Crociate, Meo Patacca, La Tosca, Febbre da cavallo) e “chicche” (gli esordi, la Canzonissima del 1971, la collaborazione con Renato Rascel e quella con Ennio Flaiano, quando musicò in pochi minuti il suo testo «Oh come è bello sentirsi profondamente intelligenti, per il sesso sdilinquirsi, per la donna restare indifferenti»), film e serie tv (su tutte, Il Maresciallo Rocca) l’amore per la città e quello per il “suo” giornale, Il Messaggero, cui Proietti è stato sempre, profondamente, legato. 

I PRIMI CAPITOLI
Sono dedicati alla sua infanzia, permeata da un senso di romanità come sentimento più che come narrazione: il ricordo della madre che andava a cena fuori con lui portandosi il pasto da consumare, la Roma scomparsa dei “fagottari”, che tante volte ha incarnato nei suoi personaggi, incapace di dimenticare volti e situazioni che hanno plasmato il suo immaginario. Costruito con un certosino lavoro sul repertorio, il libro raccoglie interviste a Proietti (la maggior parte delle quali concesse proprio a Il Messaggero), materiale d’archivio, parole e testimonianze di amici e parenti, raccolte anche a ridosso degli oceanici funerali: memorie di allievi eccellenti e di amici come Renato Zero, ma anche i tributi “dal basso” della città, con le tante opere di street art fiorite nei diversi angoli della Capitale. Centrale nel libro la sua filosofia della scena, la generosità come qualità fondativa della persona, la voglia di mettere in gioco un talento scoperto da giovane (basti pensare al film L’urlo, girato con Tinto Brass, o alla sua esperienza con il doppiaggio). 

LA ROMANITÀ
Filo rosso la passione per Roma, manifestata attraverso i tanti progetti con le scuole e il teatro, le attività del Globe Theatre ma anche la fiction “Un cuore matto”, girata nei locali della storica redazione de Il Messaggero in via del Tritone, con Proietti nei panni di un giornalista d’inchiesta. E tutto nonostante, negli ultimi tempi, il malumore dell’attore fosse diventato forte nei confronti di una città che non riconosceva più, «diventata metropoli senza accorgersene», per cui sognava di dare vita a un’emittente radiofonica (Radio Raccordo Anulare) che la raccontasse tutta, dal centro alle più sperdute periferie. Ampia la parte dedicata alla musica, con i 15 dischi, i singoli, le colonne sonore, le sigle tv, ma anche la partecipazione al Festival di Sanremo del 1995, quando Proietti salì sul palco insieme a Peppino Di Capri e Stefano Palatresi, con il nome Trio Melody e il brano “Ma che ne sai.. se non hai fatto il piano bar”. 

Un libro che arriva durante la Festa del Cinema di Roma in cui l’artista viene ricordato con il docufilm Luigi Proietti detto Gigi, di Edoardo Leo: «Ringraziamo Iddio, noi attori, che abbiamo il privilegio di poter continuare i nostri giochi d’infanzia fino alla morte - recita la dedica iniziale del libro - che nel teatro si replica tutte le sere».
 

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