Geraldine Brooks, il premio Pulitzer a Roma per la presentazione di "Come il vento": «Vi racconto il lato oscuro dell'America»

Il suo romanzo narra la storia di un cavallo da record durante la Guerra Civile. Di Elon Musk dice che farebbe bene ad occuparsi solo di costruire automobili

Geraldine Brooks, il premio Pulitzer oggi a Roma per la presentazione di "Come il vento": «Vi racconto il lato oscuro dell'America»
di Francesco Musolino
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Mercoledì 16 Novembre 2022, 21:32 - Ultimo aggiornamento: 21:36

«La prosperità degli Stati Uniti d’America è legata alla schiavitù e alle sue brutalità. Una parte della società di questo paese ha paura della verità ma noi non possiamo permetterci di abbassare la guardia». Vincitrice del Premio Pulitzer nel 2006, la scrittrice statunitense Geraldine Brooks sarà a Roma per parlare del suo nuovo romanzo, Come il vento (in dialogo con Lara Crinò presso Casa delle Letterature). La storia dello stallone purosangue Lexington, un cavallo da corsa che ha infranto ogni record, ci riporta indietro al tempo della Guerra Civile americana, narrando il legame con il suo stalliere, Jarret. E il premio Pulitzer volge l’attenzione al passato per farci comprendere i pericoli del presente: «le elezioni di MidTerm sono andate bene ma la democrazia è ancora in pericolo. E Musk farebbe bene ad occuparsi solo di costruire automobili!».


“Come il vento” trae spunto dalla vera storia del celebre cavallo purosangue Lexington. Come l’ha scoperto?
«Per puro caso. Partecipavo ad un pranzo con dei donatori e c’era anche un funzionario del museo Smithsonian che stava raccontando la scoperta dello scheletro del cavallo da corsa più famoso del 19° secolo, rinvenuto in una soffitta nel Museo di Storia Naturale di Washington. E così, ho scoperto della carriera trionfale dello stallone e del legame con la sanguinosa Guerra Civile americana. È stato un colpo di fulmine».


Lexington e Jarret, lo stalliere di colore, lo schiavo che lo addestra nelle corse. Quanto conta questa relazione?
«È fondamentale. Attraverso la mia ricerca ho scoperto che il business delle corse dei purosangue - il passatempo nazionale predominante nell’America anteguerra - era costruito sull’abilità e l’esperienza saccheggiate degli uomini di colore, ridotti in schiavitù. Posseggo anche io dei cavalli, so quanto possa essere forte e intenso questo legame uomo-cavallo e l’ho usato per costruirci attorno una storia che parla di amore e dei lati oscuri società americana». 


Ha detto, “scrivendo, ho capito che questo romanzo non poteva riguardare solo un cavallo da corsa; doveva anche riguardare la razza”. Ovvero?
«Credo sia fondamentale strapparci la benda sugli occhi e raccontare le storie degli schiavi americani, poiché la prosperità del paese è costruita su quella sofferenza, come dimostra la storia di Jarret, sepolto dall’oblio mentre tutti ricordano le prodezze di Lexington. Soprattutto, è fondamentale comprendere che l’ingiustizia razziale non è finita in America e per questo motivo risuona nelle parti contemporanee del mio romanzo».


L’America, oggi, è un paese razzista?
«Non dico questo. Ma sicuramente, ci sono americani, con la pelle bianca, che hanno paura della propria storia. E non vogliono che la verità sulla schiavitù, o sulla segregazione, venga insegnata nelle scuole». 

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E questo cosa significa?
«Sulla fatica e sul sudore di uomini e donne in catene è stata costruita larga parte della ricchezza americana. Questo è un dato di fatto. E finché non riconosceremo il debito verso le persone ridotte in schiavitù, la macchia di questo passato non andrà mai via».


A proposito, la comunità afroamericana si è battuta per la morte di George Floyd ma Kanye West, invece, l’ha accusato di essere un drogato. Come se lo spiega?
«Penso che sia malato di mente. E ha bisogno di aiuto».


A proposito del saper difendere e raccontare la libertà, cosa ne pensa di Twitter nelle mani di Elon Musk?
«Musk dovrebbe attenersi alla produzione di belle auto che aiutano la transizione verso l’energia pulita. Il suo cosiddetto “libertarismo” è ridicolo, dal momento che ha recentemente trasferito il suo piano di produzione in Texas, uno stato che priva le donne della libertà più elementare di controllare la propria riproduzione, ponendo limiti sulla questione dell’aborto». 


Le elezioni di MidTerm hanno visto trionfare fra i repubblicani il Governato DeSantis che, recentemente, ha spedito dei migranti a Martha’s Vineyard. Lei era fra coloro che li hanno accolti. Cos’è successo?
«Decine di persone, comprese donne e bambini, che avevano già attraversato l’inferno per poter richiedere asilo negli Stati Uniti, sono state usate in una crudele trovata politica da un uomo che non sa nulla di Martha’s Vineyard. Quando i ricchi vacanzieri estivi se ne vanno, questa è una comunità affiatata e laboriosa di lavoratori edili, pescatori, agricoltori e proprietari di piccole imprese. Questa è la comunità che si è mobilitata per aiutare: e l’hanno fatto tutti, dagli studenti di lingua spagnola al liceo agli chef dei ristoranti locali».

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Che fine hanno fatto questi migranti?
«Sono stati tutti accolti in varie comunità sul territorio mentre aspettano che i loro casi di asilo vengano ascoltati. Alcuni hanno scelto di stabilirsi proprio qui, a Martha’s Vineyard, il posto in cui mi trovo adesso, e sono i benvenuti».


La preoccupa il fatto che dopo l’attacco a Paul Pelosi (il marito di Nancy, la portavoce della Camera,ndr) si siano sviluppate nuove teorie complottiste?
«Sono molto sollevata per i risultati delle elezioni di MidTerm, del resto la maggior parte dei bugiardi scelti da Trump sono stati sconfitti».


La verità è ancora un valore, al tempo delle fake-news?
«Sì, sembra che la verità sia ancora importante per la maggioranza degli americani. Ma non basta. Siamo arrivati pericolosamente vicini all’abbandono della democrazia sotto l’influenza di un aspirante autocrate profondamente crudele. Dobbiamo restare con la guardia alzata, facendo attenzione al futuro che ci attende».
 

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