Fabio Ferrone Viola, l’arte del riciclo, il sogno americano e le opere contro la violenza

Lunedì 11 Gennaio 2021 di Gustavo Marco Cipolla
Vittorio Sgarbi e Fabio Ferrone Viola_credits Courtesy of Press Office

La regina Elisabetta II come la bella addormentata ad occhi chiusi sullo sfondo della bandiera britannica in “The Sleeping Queen”. L’icona Marilyn Monroe forata al laser nella serie limitata di acrilici gold su metallo, il tributo in bianco e nero al compositore Giuseppe Verdi. E ancora, i dieci dipinti firmati dal capitano Francesco Totti messi all’asta per beneficenza e il cui ricavato sarà interamente devoluto in favore della Ong internazionale Anidan, fondata nel 2002 da Rafael Selas Colorado, per regalare un sorriso e assistenza medica gratuita agli oltre 280 bambini orfani e vittime di violenza ospitati dalla casa di accoglienza e dall’ospedale pediatrico sull’isola di Lamu, in Kenya. “Sensibilità” è la parola chiave che racchiude l’universo creativo ed estetico del pittore romano Fabio Ferrone Viola. Classe 1966, seguendo l’esempio del padre collezionista di arte moderna e imprenditore del settore tessile, dopo aver lavorato nell’azienda di famiglia l’artista decide di abbandonare il ruolo di designer e responsabile della produzione nei primi anni del 2000 per dedicarsi completamente alla propria passione.

 

Recycling, materiali in disuso e inutilizzati si trasformano in capolavori green che espone nelle sue personali o all'interno di mostre collettive in Italia e all’estero. Il recupero di oggetti destinati al macero è l’espressione della profonda insofferenza in merito al tema dell’inquinamento globale. Tant’è che si è aggiudicato il prestigioso riconoscimento “Riscarti 2020”, realizzato con vecchi vinili e plastica riciclata, grazie all’installazione “Make Art not War” in occasione dell’ottava edizione del percorso espositivo organizzato e curato da Marlene Scalise alla Galleria Alberto Sordi di Roma. In una vetrina affacciata su piazza Colonna, un antico cannone targato Usa Army, adoperato dai militari statunitensi contro i panzer della Germania nazista durante il secondo conflitto mondiale, è diventato un monito contro la guerra. Il reperto bellico del peso di 200 chili, colorato d’oro e ricoperto da turaccioli che altrimenti sarebbero stati gettati a terra, ha lanciato simbolicamente una “rivoluzione culturale dal basso”. Il suo estro ha la capacità di dare una seconda vita alle cose che appartengono alla quotidianità o al passato per denunciarne gli errori e le fake news. Poi, l’impegno charity dal 2017 nel villaggio africano aiutando i più piccoli e bisognosi, l’attenta osservazione dei limiti umani oltre l’individualismo guardando verso orizzonti sempre più lontani. Tramite obiettivi che durano nel tempo. Il concetto di ciclicità temporale è alla base dell'opera “Golden Age”, il teschio “pensante” impreziosito da bottoni già in esposizione presso lo spazio “Restelliartco.” della Capitale in via Vittoria Colonna. L'intento? Ridisegnare i confini geografici del mondo attraverso “Working Heads”, che si affiancano alle opere dei colleghi Irem Incedayi, Gabriele Donnini e Stefano Agostini alias Stasi. Il mito del ritorno e gli attimi che si ripresentano nel turbinio dell’eternità appartengono alla visione onirica di Ferrone Viola. Accanto al sogno americano a tinte pop, l’amore per New York e l’ammirazione per il presidente John Fitzgerald Kennedy assassinato nel 1963, il creativo non dimentica l’"Età dorata" alla quale, necessariamente, seguiranno e si alterneranno momenti privi di intimismo spirituale, armonia e bellezza. Ricominciando, di nuovo, dall’origine del tutto. Fabio Ferrone Viola, apprezzato dal critico Vittorio Sgarbi, si fa interprete di singolari ed inediti progetti che lanciano un messaggio positivo e di speranza, rivolto soprattutto alla sostenibilità ambientale. Fra collage di jeans, pennellate fluo e vernice, nonché tappi delle bottiglie di birra, che ritraggono anche il ciclope giallo Carl, simpatico personaggio pensato da Sergio Pablos e protagonista del film d’animazione “Minions” del 2015 - prequel del celebre “Cattivissimo me”- diretto da Pierre Coffin con Kyle Balda.

 

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