Il direttore degli Uffizi: «Leonardo, al Louvre daremo solo i disegni»

Lunedì 24 Dicembre 2018 di Laura Larcan

La stanza segreta della Sindrome di Stendhal e i kolossal di Netflix, i disegni di Leonardo in prestito al Louvre e la festa dell'amore in omaggio a Michelangelo. Dietro le grandi manovre degli Uffizi c'è sempre lui, Eike Schmidt, il teutonico direttore da tre anni a questa parte, stimato fra i dieci migliori direttori di musei del mondo. Chiude il 2018 con 4 milioni di visitatori e da buon stacanovista lavora anche undici ore al giorno per mettere a punto i suoi progetti per il nuovo anno.

Il 2019 sarà l'anno di fine mandato. In molti sperano nel suo rinnovo, dall'ex ministro Antonio Paolucci al sindaco Dario Nardella. Allora, resterà a Firenze, nonostante l'offerta di Vienna?
«Io sono affezionato a Firenze, è casa mia. Ma c'è così tanto da fare ora che mi devo concentrare sul lavoro. Se mi perdessi in speculazioni sul futuro non riuscirei a fare niente. Anche perché decide molto la politica. L'importante è continuare con i progetti in cantieri e magari a lanciarne di nuovi. Siamo una squadra fantastica: abbiamo cambiato la struttura amministrativa e si va spediti».
 

La burocrazia italiana non la spaventa più allora?
«Senza questa organizzazione non saremmo stati in grado di aprire così tante nuove sale, da Caravaggio a Michelangelo e Raffaello, fino a Leonardo, e avere nel 2018 più di venti mostre».
 

 

Parliamo di Leonardo. Le celebrazioni nel 2019 e la polemica sui prestiti alla Francia per la mostra del Louvre. Il Mibac chiude la frontiera dei quadri dai musei italiani. Una questione molto politica.
«C'era stato un tentativo di accordo politico con la Francia col precedente governo, mai siglato e mai comunicato ai musei e ai direttori. Il nostro parere tecnico sarebbe stato comunque negativo sui prestiti dei nostri tre quadri di Leonardo. Altra questione riguarda i disegni. Ne abbiamo diversi. E stiamo concordando con il Louvre il prestito di 4 o 5 disegni proprio sulla base dell'importanza scientifica della mostra parigina».

Il 2019 sarà il gran finale di stagione. Ha presentato un calendario di 15 mostre, da Cosimo de' Medici a Pietro Aretino. Ma ci saranno eventi speciali?
«Apriremo a luglio la grande sala delle Carte Geografiche. Chiusa da così tanti anni che nessuno sapeva più che esistesse».

Una sala quasi leggendaria: qui Dario Argento vi girò La sindrome di Stendhal, e Dan Brown ha ambientato scene del suo Inferno.
«Si trova tra la sala di Botticelli e la Tribuna, due dei massimi luoghi degli Uffizi. Tre pareti sono affrescate da carte geografiche, la quarta si affaccia sul dominio immediato dei Medici a Firenze. C'è un'integrazione tra la visione autentica del paesaggio all'esterno, e quella astratta del territorio dipinto. E svela i quadri sul soffitto voluti dal granduca Ferdinando. Il restauro sta per iniziare».

A proposito della sindrome di Stendhal: succede spesso agli Uffizi?
«Nel 2018 abbiamo avuto due casi: un uomo si è accasciato davanti alla Medusa di Caravaggio, un altro è svenuto davanti alla Venere di Botticelli. Succede solo davanti ai grandi capolavori».

Si parla molto di gratuità nei musei. A quale formula sta lavorando?
«In omaggio alla storica famiglia di banchieri Doni, mecenati di Raffaello e di Michelangelo, pensiamo di celebrare la memoria del matrimonio tra Agnolo Doni e Maddalena Strozzi istituendo il
Doni day. Una sorta di San Valentino degli Uffizi, il Giorno dell'amore che sarà il 31 gennaio. L'idea è di avere sconti per le coppie, con eventi e spettacoli sul tema dell'amore durante la giornata. E poi ci sono le donne».

Una gratuità per le donne?
«Mi piacerebbe dedicare giornate di gratuità alla memoria delle due grandi donne che hanno fatto grandi gli Uffizi: Vittoria Della Rovere che ha portato in città da Urbino e Pesaro le sue collezioni negli anni 30 del Seicento. Potrebbe essere il giorno del compleanno o di arrivo a Firenze. E Anna Maria Luisa de' Medici, di cui vorrei festeggiare il compleanno ad agosto, ma anche il giorno del Patto di Famiglia in cui lei assicurava tutti i beni artistici a Firenze».

Con lei gli Uffizi sono diventati più hi-tech e social: dopo i 218 mila follower su Instagram e Twitter, aprirete a breve la nuova pagina Facebook con il team digitale.
«Lanciamo anche una ipervisione degli Uffizi per Natale. Una mostra on line sul sito dedicata alla Natività con immagini ad alta risoluzione dei nostri capolavori. L'idea è di arricchire il sito di esperienze che riescono a intercettare un pubblico di generazioni diverse».

La moda è profondamente legata agli Uffizi. Si era parlato di un evento a sorpresa per il prossimo Pitti Uomo d'estate.
«Sarà una mostra dedicata alla moda maschile negli ultimi trent'anni, curata da Olivier Saillard».

Il lunedì resterà giorno di chiusura settimanale, o pensa di aprire sette giorni su sette, come aveva ipotizzato il ministro Bonisoli?
«Per noi il lunedì è il giorno più attivo. Sono chiusi i battenti, ma abbiamo riprese di film, lavori di restauro, manutenzione, visite private a pagamento. A livello internazionale il tema è dibattuto: il Metropolitan, per esempio, ha abolito il giorno di chiusura settimanale, però ha orari ridotti. Noi apriamo in occasioni speciali. Come per il 24 e il 31 dicembre».

Cinema e fiction sono di casa agli Uffizi?
«Sì, ma sempre con la massima cautela. Abbiamo finito le riprese di Six Underground di Michael Bay, film di Netflix con Ryan Reynolds: sono stati coinvolti soprattutto i corridoi. Il film è basato su inseguimenti. Ma da noi è stato fatto tutto al rallentatore».

Ha visto il documentario di Renzi sui tesori di Firenze?
«Ogni sera ho cene istituzionali, a dicembre, prima di Natale, ho sempre tanti impegni».
 

Ultimo aggiornamento: 10:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA