Viaggio illustrato tra le sinagoghe italiane, un libro tra storia e curiosità

Lunedì 1 Febbraio 2021 di Francesca Nunberg
La sinagoga di Trieste nel disegno di Pierfranco Fabris

“Molte donne si sono comportate valorosamente, ma tu le superi tutte”. La lapide con il passo biblico in memoria di Rita Rosani, nata Rosenzweig, partigiana ebrea morta in combattimento, si trova sulla facciata della sinagoga di Verona. All’interno del Tempio piccolo di Torino (che mai ebbe quello grande, la Mole Antonelliana progettata come sinagoga e oggi sede del Museo del cinema) si vedono i segni del lutto per la morte del re Carlo Alberto che nel 1848 con il suo Statuto “liberò” gli ebrei. «Su questi edifici sono incisi i segni della storia: il caso più incredibile è quello di Trani, sinagoga trasformata in chiesa e poi di nuovo in sinagoga 13 anni fa, che sul tetto ha sia una campana che una stella di Davide». A mettere insieme tutte queste vicende è stato Adam Smulevich, 35 anni, scrittore e giornalista autore del libro “Sinagoghe italiane. Raccontate e disegnate” (Ed. Biblioteca dell’Immagine, pp.330, 15 euro), illustrato da Pierfranco Fabris.

 

«Un viaggio disegnato», lo definisce l’autore e il percorso è lungo: le sinagoghe accompagnano, nel bene e nel male, le vicende degli ebrei italiani da oltre duemila anni, passando per la diaspora, i ghetti e l’emancipazione. Il libro propone con aneddoti e curiosità un itinerario da Trieste a Palermo alla scoperta (o riscoperta) di questi spazi di culto e aggregazione centrali nel panorama urbano ma spesso poco conosciuti dal grande pubblico. «A parte il Tempio Maggiore di Roma, edificio riconoscibile che ospita incontri istituzionali, molti altri come quelli di Urbino o Alessandria sono poco noti, pur trovandosi nel centro della città, dove un tempo sorgevano i ghetti - continua Smulevich - Solo con l’emancipazione diventano svettanti, come la sinagoga di Firenze, seconda cupola della città dopo il Duomo. Il nostro obiettivo è anche quello di smentire il fatto che le sinagoghe siano luoghi invalicabili, si può sempre entrare per una visita, e non solo nelle Giornate della memoria. E poi rappresentano una sfida, perché il divieto di raffigurare immagini fa sì che non ci siano quadri né abbellimenti, ma solo forme architettoniche e richiami stilistici, moreschi nel caso di Firenze».

Da vedere dunque appena si potrà, ma intanto da gustare attraverso gli splendidi acquerelli di Fabris, i resti della sinagoga più antica d’Europa a Ostia Antica e la più recente, in cemento armato, inaugurata nel 1962 a Livorno sulla stessa area di quella bombardata durante la guerra, lo splendido complesso veneziano nei campi di Ghetto Novo e Vecchio dove si trovano ancora 5 delle 9 sinagoghe cinquecentesche. «In tutto abbiamo inserito nel libro le sinagoghe di 42 città, la maggior parte nella Capitale, dove ce n'è una addirittura in un ex-cinema. Ma per “fare sinagoga” bastano 10 ebrei e un libro della Torah». 

Ultimo aggiornamento: 21:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA