Coppa di Nestore, svelato il mistero della tomba: sepolti tre adulti e un cane

Nella foto la Coppa di Nestore dell'VIII secolo a.C. (MUSEO DELLE CIVILTA')
di Laura Larcan
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Mercoledì 6 Ottobre 2021, 14:07 - Ultimo aggiornamento: 22:35

Chi fu sepolto con la Coppa di Nestore? Notizie non dagli scavi, ma dai laboratori di bioarcheologia: di quelle che gli archeologi aspettano da tanto tempo sulla tomba di Ischia, tanto famosa quanto avvolta dall’aura del mistero. Siamo di fronte ad uno dei reperti più suggestivi dell’archeologia del Mediterraneo, risalente all’VIII secolo a.C., che ha restituito la preziosa iscrizione tratta dall’Iliade considerata ancora oggi tra le più antiche attestazioni scritte della tradizione omerica. Il rebus degli ultimi settant’anni (dalla sua scoperta nel 1955) si avvia alla rivoluzionaria soluzione grazie ad un nuovo studio interdisciplinare che sembra davvero riscrivere una delle pagine più affascinanti dell’archeologia pre-classica. Non un ragazzo tra i 10 e i 14 anni, come si è pensato fino ad oggi, ma tre individui adulti di diversa età (al momento della morte), associati e mescolati a resti di vari animali (ovicaprini, volatili e probabilmente un cane).

Roma, svelato il mistero della tomba della Coppa di Nestore: sepolti tre adulti e un cane

IL MUSEO DELLE CIVILTA' DI ROMA

I risultati del riesame dei resti scheletrici cremati rinvenuti nella tomba sono stati pubblicati, infatti, sulla prestigiosa rivista Plos One e rimettono in gioco l’interpretazione della sepoltura. Sono stati i laboratori del Servizio di Bioarcheologia del Museo delle Civiltà di Roma ad ospitare lo studio interdisciplinare, sotto la direzione della Soprintendente per l’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli, Teresa Elena Cinquantaquattro, coordinatrice e direttore scientifico del progetto che ha coinvolto anche ricercatori delle Università di Padova, l’Orientale di Napoli, del Kent e della Sapienza, gettando nuova luce su una delle pagine più importanti dell’archeologia della Magna Grecia. Protagonista è la famosa (se non leggendaria) Coppa di Nestore che diede il nome alla preziosa Tomba della fine dell’VIII secolo a.C. della Necropoli di Pithekoussai, nome dell’antica colonia greca sull’isola di Ischia, scavata (in zona San Montano a Lacco Ameno) nel 1955 dall’archeologo Giorgio Buchner.

 

La Coppa (una kotyle) reca incisa la celebre iscrizione: «Sono la coppa di Nestore, buona a bersi. Chiunque berrà da questa coppa sarà preso da Afrodite dalla bella corona», versi che alludono alla famosa coppa descritta nell’Iliade di Omero. «Questa indagine ha gettato nuova luce sull’identità biologica di chi venne sepolto con la Coppa di Nestore», spiega Melania Gigante, bioarcheologa e oggi ricercatrice al DBC dell’Università di Padova, dal cui dottorato di ricerca è partita l’indagine. «Le analisi istologiche sui reperti umani - continua Gigante - hanno identificato la presenza nella tomba di almeno tre individui adulti di diversa età alla morte. Contrariamente a quanto riportato in precedenza non è stato possibile individuare la presenza di un individuo in accrescimento». L’analisi istologica ha seguito il primo creening morfologico, che aveva permesso di identificare la presenza di ovicaprini, volatili e probabilmente un cane: «Nella sua architettura interna, l’osso differisce tra le diverse specie - aggiunge la ricercatrice - L’esame della microstruttura ossea ha dunque consentito il riconoscimento di altri frammenti animali frammisti al materiale combusto umano».

Uno degli elementi di novità introdotti dallo studio è proprio che i frammenti ossei cremati recuperati dalla tomba includevano sia resti umani sia resti faunistici, evidenza che aggiunge un nuovo elemento utile alla ricostruzione del rituale funerario. Strategico è stato il contributo dello staff del Museo delle Civiltà, con Alessandra Sperduti per le analisi antropologiche e Francesca Alhaique per quelle archeozoologiche. «Lo studio ha avuto una duplice valenza- conclude Luca Bondioli, docente di paleontologia umana all’Università di Padova - da un lato, ha evidenziato la validità e la necessità di tecniche avanzate per lo studio dei resti cremati, dall’altro ha aperto a nuovi scenari di re-interpretazione degli assetti culturali e sociali dei più antichi migranti greci in Italia». 

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