Cina, stretta su talent show e artisti effeminati: «Stop a cultura immorale, pesa sui giovani»

Cina, stretta su talent show e artisti effeminati: «Stop a cultura immorale, pesa sui giovani»
di Leonardo Jattarelli
6 Minuti di Lettura
Giovedì 2 Settembre 2021, 16:00

La dittatura cinese decide per un giro di vite, se mai ce ne fosse stato bisogno nel Paese comunista, e prende di mira il mondo dello spettacolo e della tv in particolare. Quando la censura vuole mandare messaggi di assoggettamento e di repressione, lo fa sempre attraverso i canali della comunicazione, non solo quelli specifici dell’informazione. Ecco allora che l’ennesima stretta ora prende di mira i talent show e sollecita lo stop alla cultura «immorale» sulla creazione di «idoli» che influenzano negativamente i giovani, con un riferimento specifico agli artisti dai comportamenti «effeminati». 
L’Amministrazione Statale per la Radio, il Cinema e la Televisione, in una nota rilanciata dai media ufficiali, ha infatti rimarcato la necessità di «correggere con forza i problemi legati alla violazione delle leggi e della morale degli artisti» e di instaurare un’atmosfera di «amore per il Partito comunista e il Paese». 
La nota ha rimarcato anche il divieto di ricorrere ad artisti che hanno «posizioni politiche scorrette» e che «hanno perso la moralità». Le emittenti radio e tv e le piattaforme audiovisive online, in questo nuovo scenario, «non sono autorizzate a trasmettere programmi che sviluppino idoli e spettacoli di varietà e reality show». Le direttive prendono di mira individui con «comportamenti illegali o immorali» e gli stili «volgari», inclusi quelli che «stili effeminati e ad altre estetiche anormali». I media, al contrario, devono promuovere i valori tradizionali della cultura cinese, i valori rivoluzionari e del socialismo avanzato, e programmi capaci e in grado di trasmettere una «energia positiva». L’Authority della Cina ha ribadito inoltre la sua posizione di condanna dei contratti non trasparenti che vengono firmati dalle star e che hanno dato vita a fenomeni di evasione fiscale a fronte dell’accumulo di grandi ricchezze. Si tratta dei contratti yin-yang, ovvero di quelle pratiche illegali di solito usate nel mondo dello spettacolo per occultare i reali compensi. La scorsa settimana all’attrice Zheng Shuang, ad esempio, è stata comminata una multa da 46 milioni di dollari per evasione fiscale. 

Cina, un cambiamento radicale della tv

Si tratta di una revisione a 360 gradi dell’apparato comunicativo direttamente collegato all’influenza politica e sociale sulle masse che però, ogni tanto, mostra della falle. A dimostrarlo, quello che è stato definito il “programma anticoncezionale” della tv cinese che, fino a poco tempo fa, rispondeva alle direttive del governo sulla famiglia e sull’invito, neanche troppo tra le righe, di contenere la natalità. È per questo che alla tv cinese otteneva grande successo, almeni finora, il serial “Un piccolo dilemma” (Xiao She De): chi lo vede, infatti,  perde la voglia di fare figli. Ma la Cina di Xi Jinping ha abbandonato nel 2013 la politica del figlio unico che però, essendo durata più di tre decenni, ha modificato in profondità il modo di pensare della gente. Oggi il problema diventa l’opposto rispetto agli Anni ’80: anche il paese del Drago si trova a fronteggiare l’incubo delle società avanzate: la denatalità. E le élites politiche e culturali scoprono che persino un innocuo sceneggiato può avere effetti distruttivi. 
“Un piccolo dilemma”, in onda da aprile ma già entrato fra i tre programmi più seguiti in Cina, è un serial tv sulle difficoltà che incontrano i ragazzi a scuola – un tema tipico della civiltà cinese dove i giovani da sempre si sono trovati alle prese con l’”inferno degli esami”, a scuola e nella pubblica amministrazione. Ma la descrizione realistica dei rapporti genitori-figli e dell’alternativa fra successo scolastico e felicità personale ha avuto l’effetto paradossale di scoraggiare i giovani spettatori dal mettere su famiglia. Alice Yan, del “South China Morning Post”, quotidiano in lingua inglese di Hong Kong, ha rilevato sulle reti sociali come Weibo una pioggia di commenti negativi sulla famiglia e soprattutto sull’avere bambini. Adesso, è tempo di fare marcia indietro anche su questo tema.


I rapporti politici della Cina

Colpisce non poco questa stretta del governo cinese, soprattutto dopo ciò che sta accadendo in Afghanistan, dove il protavoce dei talebani gli scorsi giorni ha affermato: «Spero che l’Italia riconosca il nostro governo islamico e che riapra presto la sua ambasciata». Zabiullah Mujahid, che ha spiegato come nel nuovo Afghanistan «non ci saranno donne ministro, ma potranno lavorare nei ministeri oppure come poliziotte o infermiere. Potranno anche studiare all’università» ha anche sottolineato come, per contrastare la crisi economica, i talebani puntano guarda caso sulla Cina: «Pechino ci aiuterà a ricostruire il Paese, sarà il nostro partner principale». «Tutti i soldi sono stati spesi per la guerra, ora è tempo di ricostruire. Per questo abbiamo bisogno di migliorare le nostre relazioni internazionali e accreditarci davanti ai governi di tutto il mondo. Siamo consapevoli che abbiamo davanti un lavoro enorme, ma stiamo ponendo le basi per una profonda trasformazione del Paese», dice Mujahid. «La Cina è il nostro partner principale e rappresenta per noi una fondamentale e straordinaria opportunità poiché è disponibile a investire e ricostruire il nostro Paese», dice ancora il portavoce dei talebani. 

Ed ecco che in Cina, i presidente Xi Jinping ha chiesto «lealtà e adesione» ai quadri della Scuola centrale del Partito comunista cinese perché diventino la «spina dorsale» della società. In un intervento per l’apertura del semestre autunnale di formazione per funzionari giovani e di mezza età, Xi ha sottolineato che «non ci devono essere ambiguità o concessioni sulle questioni di principio, altrimenti sarebbe irresponsabile verso il partito e il popolo, o addirittura un delitto». I funzionari «devono avere lo spirito di agire sempre imparzialmente, ponendo l’accento su principi e spirito del partito e non sul favoritismo», ha aggiunto, nel resoconto dell’agenzia Xinhua. Con rischi e sfide in aumento, gli iscritti al partito devono «abbandonare le illusioni, combattere con coraggio, rifiutare di cedere il passo su questioni di principio e salvaguardare sovranità nazionale, sicurezza e interessi di sviluppo con una volontà e una qualità senza precedenti». Solo con «gli ideali e la convinzione» alla fede nel marxismo e nel socialismo con caratteristiche cinesi, iscritti e funzionari del Pcc «possono resistere a tutti i test, restare saldi e arrivare lontano». Rimanere «leali al partito è la migliore prova di ideali e convinzione», sostenendo la leadership del partito e salvaguardando autorità e leadership centralizzata e unificata del Comitato centrale. Lo scenario è inquietante e l’Occidente sta alla finestra. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA